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#IJF18: Mosul eye racconta l’atrocità dell’Isis

Mosul Eye è il titolo del blog del coraggioso iracheno Omar Mohammed che per anni ha raccontato al mondo la realtà vissuta a Mosul, seconda città più grande dell’Iraq, durante la dittatura del califfato.

Sabato 14/04 all’ #ijf18 si è svolto nella Sala Notari il panel “Mosul Eye: chi è il blogger anonimo che per anni ha raccontato al mondo le atrocità dell’Isis” moderatore Corrado Formigli, Piazzapulita LA7, che ha documentato sul campo la battaglia per liberare la cittadina di Mosul.

Omar Mohammed ha scritto in forma anonima per quasi due anni riguardo la vita nella sua città sotto l’oppressione dello Stato Islamico parlando con le persone per strada, fingendosi qualcun altro con entusiastico fanatismo, testimoniando direttamente il disegno propagandistico dell’Isis, le esecuzioni pubbliche e le violenze quotidiane. I messaggi erano quasi tutti in arabo, alcuni in inglese. Neppure sua madre sapeva che cosa stesse facendo, così oltre all’anonimato, per comunicare con l’esterno, utilizzava più canali. Mosul Eye è infatti nato come account di Facebook e successivamente è stato replicato su Twitter e WordPress.

"Mosul Eye: chi è il blogger anonimo che per anni ha raccontato al mondo le atrocità dell'Isis" ha moderato l'evento Corrado Formigli

“Mosul Eye: chi è il blogger anonimo che per anni ha raccontato al mondo le atrocità dell’Isis” ha moderato l’evento Corrado Formigli

Omar Mohammed nel 2015 ha lasciato l’Iraq e, attraverso la Turchia, è fuggito in Europa. Continua da qui il suo lavoro anche in seguito alla liberazione di Mosul. Nel Novembre dello scorso anni ha deciso di rivelare la sua identità in un’intervista per Associated Press.

Con l’eccezionale mediazione di Corrado Formigli Omar Mohammed insiste sulle atrocità vissute rifiutandosi però di entrare nel dettaglio dei fatti per non dover riesumare la tragedia che per anni lo ha afflitto: racconta della volta in cui si è finto tassista, venditore, estremista. Della paura che ha avuto per la sua famiglia, della morte di suo fratello. Dell’odore del sangue che tutt’ora sente e delle grida che lo accompagnano ogni notte. Di Mosul, una città ormai quasi completamente distrutta sia dentro che fuori. Di un mondo in cui la morte è vista come unica liberazione. Del suo coraggio e della sua determinazione nel voler cambiare le cose rinnovando il suo impegno nella ricostruzione di quella che una volta è stata la sua città.

Rebecca Del Carlo per Radioeco

 

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