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Il calcio e la perdita dell’ambizione sportiva

FC Zenit St. Petersburg v FC Alania Vladikavkaz - Russian Premier League

La valanga di milioni che i cinesi stanno riversando nel mondo del calcio non ha reso solo più evidente quel processo di indecenza che ha preso a correre da almeno un decennio. Ha messo in luce la perdita di una cosa ancora più grave e triste. L’ambizione.

Oscar (25enne talento del Chelsea, classe 1991) vicinissimo allo Shanghai SIPG. Al Chelsea andrebbero una cifra tra i 60 ed i 70 milioni. Se fosse un racconto di Stefano Benni non ci sarebbe niente di male. Anzi ci strapperebbe anche un sorriso. Ed invece la vicenda “pare” (non è ancora ufficiale) reale e desta incredulità considerando l’età del talento brasiliano. La valanga di milioni che i cinesi stanno riversando nel calcio non ha soltanto reso più evidente quel processo di indecenza calcio-economica che da almeno due decenni fa parte dell’universo calcistico. Ha fatto molto di più (ed in peggio). Ha messo in luce come si stia perdendo quella caratteristica fondante di ogni sport, ovvero l’ambizione personale. Anche quella comprata dai milioni.

C’era una volta un calcio che metteva la propria ambizione davanti ad ogni cosa. Uno sport attraverso cui sognare una Champions League, un Mondiale o uno scudetto vinto contro le migliori quadre del mondo. Era il calcio dei Maradona, dei Cruijff e dei Van Basten. Un calcio che malinconicamente non esiste più e che mai più tornerà. Soffocato da questa coltre economica che sembra non avere una fine. Un’involuzione sportiva e logica del gioco che affonda le sue radici nelle ondate miliardarie di Silvio Berlusconi e della famiglia Agnelli fino ad arrivare ai magnati russi ed arabi di inizio millennio. Prima di loro il calcio era uno sport dove la decenza economica aveva un peso discreto ma moderato. Ma se un filo di logicità nel prendere milioni da Milan, Juve o Chelsea può esserci in quanto squadre con storia gloriosa e protagoniste in campionati di livello eccelso, risulta più difficile scovare l’ambizione sportiva in un trasferimento a Toronto a 26 anni per prendere milioni come è successo con Sebastian Giovinco. Non certo Pelè chiaramente ma nemmeno il primo Gheddafi di passaggio. Quel territorio che un tempo era esclusiva dei giocatori a fine carriera (ancora oggi è così) adesso sta cominciando a richiamare anche i giocatori in piena attività agonistica. E non certo per interessi sportivi.

Un panorama che prima era prevalentemente americano e che ora si sta estendendo anche in territorio asiatico. E come se non bastasse con una volontà molto più dilagante ed imperiosa. Gervinho, Guarin, Hulk e Lavezzi sono soltanto alcuni dei nomi che hanno deciso di andare a primeggiare (solo economicamente) in Cina piuttosto che continuare a sentirsi importanti in un calcio dai reali obiettivi come la loro età anagrafica avrebbe suggerito. Giocatori che hanno deciso di vendere la loro ambizione in nome di cifra da denuncia morale. Sospinti dai veri padroni occulti del calcio contemporaneo, ovvero i procuratori. I veri vincitori di tutte queste operazioni che rendono il calcio ancora più povero. Come sport e come creatore di personalità da tramandare. In sostanza stiamo uccidendo l’anima stessa del calcio e, consapevoli senza volerlo ammettere, ne siamo godendo.

Giacomo Corsetti

@giacomocorsetti

 

 

 

 

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