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Il coraggio del giornalista – Incontro con Enrico Mentana a Pisa

 

Si è svolta venerdì 18 novembre la conferenza con Enrico Mentana sulla professione del giornalista e il ruolo dell’informazione, organizzata dalla scuola Normale di Pisa. Ben tre le antiche sale del palazzo della Carovana coinvolte in un saggio, a ruota libera, sul giornalismo, che ha ripercorso attraverso i mome

nti salienti della vita professionale di Mentana, il quadro evolutivo generale del mondo dell’informazione degli ultimi trent’anni.

Il dibattito è iniziato con una constatazione: oggi assistiamo ad una “guerra di parole”, ha affermato, “nella quale le diverse testate fiancheggiano l’una o l’altra parte politica, mentre i telegiornali sono occupati a raccontarci l’ultimo episodio di cronaca nera”. Mentana si è sempre occupato di cronaca, dal matrimonio tra Carlo d’Inghilterra e Lady Diana all’intervista alla madre di Ali Ağca in seguito all’attentato in piazza San Pietro, allo speciale sul maremoto dell’oceano indiano del 2004.

La cronaca è stata infatti il mezzo di rivoluzione di massa, quando i telegiornali parlavano in modo pomposo e articolato: “Non ci si poneva il problema di spiegare alla gente cosa succedeva” afferma e aggiunge “Nel telegiornale togato ci si illumina d’immenso se si può raccontare di grandi eventi, che riguardano personaggi importanti”. Serviva allora “un telegiornale che parlasse il linguaggio delle persone comuni, attraverso storie straordinarie vissute da individui ordinari”.

Quando negli anni novanta Silvio Berlusconi propose una televisione più semplice ed accessibile, meno seria e più informale, Mentana era pronto a cavalcare l’innovazione. Ci racconta di un Berlusconi, che inizialmente “si dimostrò aperto e non invadente. Poi scese in campo”, ma non aggiunge alcun dettaglio e prosegue “Mi sono trovato, venti anni dopo, in una situazione completamente cambiata, nella quale ormai la cronaca era ovunque mentre mancavano le inchieste e la politica, soprattutto per quanto riguarda le vicende giudiziarie dell’ex-Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi”.

Nel 2008, quando il caso Englaro è stato surclassato dal Grande Fratello in prima serata, Mentana si è deciso a lasciare Mediaset, compiendo il primo passo verso la realizzazione di un telegiornale diverso e più idoneo a soddisfare le nuove esigenze informative. Con il telegiornale su La7 ha cercato di ridare maggiore spazio alle notizie rilevanti, ribaltando il concetto sul quale aveva fondato tutto il suo lavoro precedente.

La rivoluzione, o devoluzione, della televisione pubblica in televisione commerciale, di cui Mentana si è reso protagonista, ha progressivamente condotto al caos informativo attuale, dove è ammissibile tutto e il contrario di tutto.Una costante presenza della cronaca e contemporaneamente l’assenza di notizie rilevanti ha ormai convinto molti a sostenere un concetto di informazione, che vada oltre il “racconto” di fatti straordinari riguardanti persone comuni e si estenda a un più vasto interesse generale.

L’informazione ha delle priorità, troppo a lungo dimenticate in nome di una falsa libertà, che ammucchia e generalizza. L’eccesso di notizie e le tribune mass-mediatiche, hanno l’unico effetto di creare rumor e disinformare per mantenere o nascondere le magagne del potere; e, da tempo, la politica ha invaso il giornalismo, grazie ai compromessi e alla mancanza di coraggio di molti addetti al settore.

“Il giornalismo è una materia per persone intransigenti” afferma; ma poi aggiunge “non c’è solo il coraggio, ci vuole anche la ragione. Ci sono notizie per le quali non vale la pena rischiare il posto di lavoro”. E’ forse con quest’ultima frase, che spiega il motivo per il quale ha lavorato circa diciotto anni in Mediaset, quando Freedom-House dichiarava l’Italia parzialmente libera, mentre Berlusconi eseguiva il suo editto bulgaro e persone come Enzo Biagi, venivano cancellate dagli schermi televisivi.

Nadia Cioni

Redazione News

Le nostre foto: Enrico Mentana in vari momenti della conferenza, e alla fine con alcune fans.

 

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