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Il Grande Gatsby

Nella primavera del 1922, con il sogno di diventare scrittore, Nick (Tobey Maguire) si trasferisce in una modesta ma graziosa villetta a Long Island (New York). Quest’ultimo è il quartiere dei nuovi ricchi, dove vive anche sua cugina Daisy (Carey Mulligan) con suo marito Tom (Joel Edgerton), ex campione di polo. Tra queste villette sfarzose e scintillanti, ne spicca una in particolare: è la villa del misterioso ed enigmatico Gatsby (Leonardo di Caprio) che ogni fine settimana è solito allestire incredibili feste nella sua dimora, dove partecipano le più importanti personalità di New York.

Ma chi è Gatsby? Nessuno sembra averlo mai visto, nessuno sembra sapere bene chi sia in realtà e da dove provenga tutta la sua ricchezza.

Il regista, avvalendosi di scenografie e costumi da Oscar, compone un film che ha tutta l’aria di voler attualizzare concetti e polemiche che dagli anni ’20 s’affacciano senza rughe nella nostra società moderna. La New York che vediamo attraverso gli occhi di Nick ci appare come una stridente commistione tra il ricco e facoltoso divertimento all’insegna di alcool e stupefacenti e il miserabile servilismo piegato alla logica razzista.

Baz Luhrman, fedele alla sua poetica, organizza nel film delle feste dove il kitsch e la ricerca dell’ eccesso si accompagnano ad una colonna sonora che esalta l’alternarsi vorticoso dei colori sorpassando il charleston e tuffandosi di petto nel pop ed hip pop. La pellicola snocciolando elegantemente le tematiche del romanzo da cui è tratto (The Great Gatsby, di Francis Scott Fitzgerald), descrive il simbolico sogno di Gatsby, visionario costruttore del proprio destino, il cui slancio “divino” si interrompe tra le braccia di una donna.

Per dare un giusto rilievo alle immagini è necessario amare la tela entro la quale sono tessute e, infatti, il regista ci dice: «Io sono rimasto folgorato dal libro dieci anni fa, ho capito che era uno specchio capace di riflettere la nostra intimità e ho sentito la necessità di darne una mia versione. E’ stato allora che è iniziato il viaggio».

Leonardo di Caprio si conferma il protagonista incontrastato della scena. L’attore parla così del suo personaggio: «Questa idea di un uomo che tenta disperatamente di creare un’immagine di sé che alla fine si rivela falsa è profondamente triste perché la sua vita e la donna che ama sono solo miraggi. Nella mia interpretazione ho cercato di riprodurre questa complessità».

Federica Bello per Cinerubric

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