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Il MEP e il piacere di scrivere

Fuori dalla finestra, la notte. Dentro la stanza, brulicano le voci dei poeti. Le parole si sprecano nell’aere e su carta, le risate riecheggiano. C’è chi timbra, rigorosamente di rosso, quei fogli bianchi e neri, rigorosamente anonimi. C’è chi inizia la preparazione della colla: farina, soda caustica e acqua. C’è chi, come me, ascolta e osserva le dinamiche di un gruppo eclettico e creativo, quello del Movimento dell’Emancipazione della Poesia di Pisa, intento al rito dell’”attacchinaggio”.

13148268_10153824716562912_1896511419_oChi ha detto che i poeti sono inevitabilmente isolati dal mondo? Quelli di oggi, sono invece dei viveur, antitetici allo stereotipo leopardiano, sorseggiano qualche birra e leggono qualche verso di un collega, magari anche distante chilometri. Infatti, il MEP non ha luogo, ma esiste sparpagliato nella Penisola (e, a volte, oltrepassa anche il confine!). Ecco che, se, passeggiando per Pisa, i vostri occhi sono stati attirati da qualche stralcio di foglio, potreste aver letto la penna di un poeta di Roma, Trieste o Bologna o di una qualsiasi altra città dove esiste un nucleo MEP. Così come è vero l’inverso: passeggiando a Catania potreste leggere i versi di un pisano. Una fitta rete in contatto in tutto il nostro paese che cresce e agisce per far riguadagnare alla poesia un ruolo di spicco nel postmodernismo della società, spesso menefreghista, di oggi, come lo leggiamo nel Manifesto ufficiale: 

Gli atti coi quali intendiamo fare ciò sono molteplici, e non disdegniamo la prepotenza di alcuni di essi, poiché contrariamente a una lenta e pacifica opera di sensibilizzazione, azioni di forte impatto sono in grado di sortire immediatamente il proprio effetto. Cerchiamo, laddove possibile, di far perno su quella proprietà intrinseca della parola scritta per la quale risulta impossibile per chiunque getti su di essa lo sguardo non leggerla, in quanto la parola si fa leggere e decodificare nel momento stesso in cui viene vista.

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Cos’è il piacere della scrittura? Cos’è il bello di scrivere? Con il MEP si potrebbe parlare di una vera e propria poesia urbana, condivisa e viva che svolge la sua funzione primaria. A vederli all’opera – non dello scrivere s’intende, ma dell’attività dell’attacchinaggio – la passione è evidente, tanto che la risposta si ritrova nel loro lavoro, così personale, così appannaggio di tutti. Perché in fondo il piacere dello scrivere trova compiutezza nell’ignoto apprezzamento di un passante che si ferma davanti ad un muro a leggere una poesia. La doppia vita dei poeti, verrebbe da dire, tra l’animo dei maledetti e l’efficacia della street art.

A.25 è intento a far la colla, R06 arriva in ritardo. Mi mischio fra tutti loro, sentendomi perfettamente a mio agio, c’è anche F.15, C.15, M.44, R.16, E.15, L.33, M.50, S.23. Non sto dando i numeri, né giocando a battaglia navale, ma – hypocrite lecteurs, mon semblable, mon frère – devi sapere che i poeti del MEP fanno dell’anonimato un valore portante. Non sapendo chi è l’autore di un’opera, non si hanno condizionamenti, la si apprezza o meno senza nessun influenza. La poesia recupera così il suo valore, indipendentemente da chi l’ha scritta. Ecco che se per caso vi imbattete in un foglio del MEP, quella lettera e quel numero sotto, non sono altro che l’autore e la sua storia.

13184840_10153824230037912_194038752_oMi sento privilegiato a poter maneggiare quelle poesie. Lo chiedo a A.25 che mi consegna un una scatola con più di mille poesie stampate. Inizio a scartafogliare, gongolando nell’idea che leggo quei fogli prima che siano illuminati dalle prime luci del mattino seguente quando, nei luoghi in cui saranno state attaccati, qualsiasi pendolare, impiegato, studente potrà fermarsi un attimo e trovare rifugio dalla fretta del quotidiano. Tutti potranno leggerne i versi, come un regalo inaspettato nel cammino, che da conforto o regala un sorriso. Fra le tante mi colpisce un verso di R.12 (forse neanche un pisano): “ormai da troppo tempo siamo fantasmi schiacciati nella fotocopiatrice dei giorni”. E penso che questo movimento sia proprio un antidoto a questa “fotocopiatrice”, sia una poesia nella poesia in cui il partecipare è bellissimo.

La notte prosegue, la colla è pronta, le poesie tutte timbrate. Una cartina di Pisa penzola dalla parete, si riflette su dove fare il “grande atto” (fogli di versi che richiameranno per grandezza lo spettatore). Tutti si divertono, si sparpagliano a gruppi per la città e le loro poesie per il mondo, passando dall’inedito a patrimonio urbano e umano.

Il MEP è stato ospite anche ad @Associazioni D’Idee, riascolta il podcast cliccando qui!

Alessio Foderi per RadioEco

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