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Il mistero della casa nel tempo: la recensione

Presentato in anteprima alla Festa del cinema di Roma, arriva giusto giusto per Halloween Il mistero della casa nel tempo, film fantasy diretto da Eli Roth e con protagonisti Jack Black e Cate Blanchett. Qui la nostra recensione.

il mistero della casa nel tempo

In sedici anni di carriera Eli Roth (oltre a dar vita a uno dei personaggi èiù iconici della cinematografia di Quentin Tarantino, l’Orso Ebreo di Bastardi senza Gloria) è riuscito a portarsi a casa un piccolo record personale: dirigere sei film tutti vietati alla visione. La sua è una violenza viscerale, inenarrabile e, molto spesso, quasi inguardabile. C’è chi è arrivato perfino a etichettare la sua produzione come “torture porn”. Ma le lancette girano, il tempo scorre e anche l’auotrialità registica subisce gli effetti di una inevitabile evoluzione – anche se in questo caso dovremmo parlare di “rivoluzione”. Nessun thriller, horror splatter, jump scare o atti d i cannibalismo vivono i novanta minuti del suo nuovo film, Il mistero della casa del tempo.

A infondere linfa vitale a un progetto costato ben 40 milioni di dollari c’è una giusta dose di umorismo, avventura e azione; un cocktail ben shakerato e impreziosito dalla caratura interpretativa di due attori come Jack Black e Cate Blanchett. A fare da decorazione, una fotografia in cui le tonalità accese fanno a gara con quelle più ombrose, perfettamente in linea con lo spirito di Halloween che si respira il giorno di uscita del film. Eppure qualcosa nell’opera di Roth non convince del tutto. È come se il regista non riuscisse a trovare una via di mezzo tra la crudezza e l’aspetto cruente delle sue opere precedenti e quello più infantile di questa sua ultima fatica. I movimenti di macchina sono interessanti, ma del tutto prevedibili se analizzati sotto la lente indagatoria del genere fantasy. La sceneggiatura non porta mai a un vero e proprio climax, e la stessa lotta finale tra il piccolo Lewis e la sua nemesi – proiezione metaforica del bene contro il male – è trattata in maniera fin troppo celere e sbrigativa, non lasciando spazio alla fantasia di Roth di compiersi nel pieno del suo potenziale. A fare da contraltare sono le performance degli attori protagonisti. Se la magia, come viene ripetuto a Lewis durante le sue divertenti lezioni, è tutta una questione di stile, non c’è dubbio che Clate Blanchett e Jack Black di stile ne abbiano a dismisura. L’interprete di zio Jonathan, con quella mimica facciale dalle mille sfumature espressive, si conferma degno erede della comicità di attori slapstick del calibro di Stan & Ollio, o Charlie Chaplin. Seppur marcata la sua espressività non risulta mai macchiettistica, perché perfettamente rientrante nell’esuberanza di un personaggio dalle mille idiosincrasie. Al contempo l’eleganza innata e la pacatezza della Blanchett si sposano perfettamente con la regalità e un sarcasmo celante un dolore insuperabile della vicina di casa, Mrs Zimmerman. Un plauso a parte merita il piccolo Omar Vaccaro, perfetto nel dar vita all’apprendista stregone Lewis. Nei suoi grandi occhi si riesce a scrutare tutto il dolore e la solitudine che un bimbo di 10 anni rimasto orfano e sempre preso di mira dai compagni di scuola può provare. Non è un caso se Roth dedica a lui il maggior numero di primi piani all’interno del film.

Il mistero della casa del tempo propone in maniera fedele e pedissequa non solo le tipologie attanziali previste dalle fiabe, ma anche e soprattutto i passaggi narrativi intervallanti lo scorrere della storia. La disobbedienza del piccolo Jonathan sarà dunque la causa scatenante del plot-twist finale, e il combattimento giocato più sull’astuzia che sulla magia, porterà i personaggi non solo ad affrontare il male personificato nel villain di turno, ma anche le paure e timori nascosti in loro stessi. Di per sé questi non dovrebbero essere interpretabili come punti deboli alla resa finale dell’opera, ma se sprovvisti di un occhio autoriale come in questo caso, essi risultano depotenziati nella loro portata magica e fantastica, risultando ordinari e anonimi. Il risultato che ne consegue è quello di un tipico film per ragazzi, capace di intrattenere e far sorridere (anche se la qualità di certe battute lascia un po’ a desiderare) ma il cui paragone con un’opera simile come Piccoli Brividi, o Charlie e la fabbrica di cioccolato, o la produzione di registi del calibro di Chris Columbus, è inevitabile. La stessa poltrona animata non può che richiamare alla mente l’analogo personaggio de La Bella e la Bestia. Insomma, se solo Roth avesse osato di più, infarcendo la narrazione di quel tocco di suspense in più a lui così ben congeniale, Il mistero della casa del tempo sarebbe comunque rimasto un buon prodotto destinato a un pubblico di famiglie, ma al contempo avrebbe entusiasmato anche gli spettatori più esigenti. Nel suo mix tra magia, fantasia e azione Roth ha mescolato anche ricordi di film, o influenze non volute da altre opere, senza ricordarsi di districare i vari nodi e personalizzare questo nuovo mondo creatosi.

Voto: 6

Elisa Torsiello per Radioeco

 

 

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