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Il ritorno di Mary Poppins: la recensione

L’universo supercalifragilistichespiralidoso di Mary Poppins è pronto a stregarci di nuovo. Diretto da Rob Marshall e con Emily Blunt, Manuel-Lin Miranda, Ben Whishaw e Meryl Streep, ecco la nostra recensione di Il ritorno di Mary Poppins.

Mary Poppins

Il vento dell’est torna a soffiare più forte che mai; soffia per scacciare le nubi che rivestono una Londra inginocchiata dalla crisi; soffia per far volare in alto gli aquiloni e con essi far viaggiare la fantasia; soffia per trascinare il mondo verso un’infanzia perduta e per ripristinare quel filtro d’ingenuità e immaginazione che i grandi hanno imparato a togliere fin troppo presto; soffia per riportare sulla Terra lei, Mary Poppins.

La bellezza del ritorno di Mary Poppins sta tutta nella sua entrata in scena. Il personaggio scende dal cielo con quell’aquilone che aveva chiuso il classico di Walt Disney. Un dejà-vu che sa di omaggio, ma anche di infinita ciclicità, perché alla fine Mary Poppins non se ne è mai veramente andata, ma è rimasta sempre con noi, custodita in quel cassetto della memoria idicato con il nome di infanzia. Ed è proprio rifacendosi a questa struttura ciclicia e ipertestuale, fatta di rimandi e continui riferimenti (senza per questo scadere nella facile citazione, o copiatura) all’opera originale che lo sceneggiatore David Magee imposta l’intreccio di questo sequel, senza per questo scalfire il ricordo, o snaturare l’essenza del primo Mary Poppins. A non far rimpiangere i protagonisti storici del primo film (una comunque ineguagliabile Julie Andrews e Dick Van Dycke nei panni dello spazzacamini Bert) ci pensano Emily Blunt e Lin-Manuel Miranda. Se al creatore e protagonista dell’acclamato musical Hamilton è stato affidato un personaggio del tutto nuovo, la Blunt si è ritrovata tra le mani un gioiello prezioso e fragile: il nostro personale ricordo di Mary Poppins incarnato nella figura di Julie Andrews. Dinnanzi a una tale sfida erano due le possibili strade da percorrere: ricalcare pedissequamente quanto fatto dalla Andrews nel film precedente, limitandosi pertanto a una semplice imitazione, oppure restare fedele alla natura del personaggio creato da P.L. Travers, accennando a smorfie ed espressioni portate in scena dall’interprete originale aggiungendovi una propria – e per questo nuova – visione del personaggio. Emily Blunt propende nettamente per questa seconda opzione, ridandoci indietro una Mary Poppins nuova e allo stesso tempo classica. Il doppiaggio del cantato, seppur intonato e ben eseguito da Serena Rossi, limita il raggio di giudizio, ma conoscendo le doti canore della Blunt (già ampiamente dimostrate in un altro film diretto da Rob Marshall, Into the Woods) non possiamo far altro che tessere le lodi di un’interprete tra le più complete e poliedriche della sua generazione. Elegante, fresca, severa a volte, ma gentile e ironica, Mary Poppins torna dunque a vivere in tutta la sua bellezza grazie a Emily Blunt.

Inutile sottolineare quanto la regia abbia saputo valorizzare le doti attoriali degli interpreti (oltre a quelle della coppia Blunt-Miranda, anche e soprattutto quelle di Ben Whishaw ed Emily Mortimer), senza tralasciare quelle coreografiche. Rob Marshall si conferma a tutti gli effetti il re dei musical, dimostrandosi capace, ancora una volta, di liberare la propria creatività per poi metterla al servizio dei propri attori e del comparto d’animazione. Il regista mescola così l’aspetto reale a quello animato, in una giostra continua e colorata fatta di fantasia e onirismo. Il grigio di Londra viene ben presto da uno strato di colori sgargianti, proprio nel momento in cui le lacrime lasciano posto ai sorrisi e alla speranza. Già perché quella che ospita il primo quarto d’ora del film è una Londra lugubre, fredda, triste. Una città messa in ginocchio dalla Grande Depressione e il cui animo vinto, sommesso, impoverito, viene perfettamente tradotto visivamente da una fotografia cinerea e spenta. Il dramma che investe la capitale si estende fino a reduplicarsi in casa Banks, dove un’altra tragedia sta per prendere atto: la moglie di Michael è morta, e la casa di famiglia sta per essere pignorata, lasciando così senza dimora l’uomo e i tre figli. Basta l’apertura di un ombrello, il rotamento di un vaso prezioso, o un passo di danza per le strade di Londra, che l’ottimismo tornerà e la pillola della felicità andrà di nuovo giù.

Se Il ritorno di Mary Poppins è una trottola che gira vorticosamente, fino a capovolgere tutti a testa in giù (e il risultato è una delle sequenze più divertenti del film, grazie soprattutto al talento di Meryl Streep) non tutti i brani risultano accattivanti e completamente riusciti. Ciononostante il film è da vedere e rivedere, per volare di nuovo nel cielo della fantasia e accendere, come fanno gli “acciarini”, la luce della nostra infanzia.

Voto: 7 +

Elisa Torsiello per Radioeco

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