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Il tennis che va di corsa

Quando pensiamo al tennis in automatico vengono in mente i dittatori dell’ultimo decennio. I fantomatici Federer, Nadal, Djokovic e, in un secondo momento, Andy Murray, oppure la prorompente fisicità di Serena Williams e gli urli di Maria Sharapova. Ogni appassionato attende con curiosità ed un po’ di impazienza quel cambio generazionale che dia una ventata di novità e che sparga in maniera più “democratica” la leadership della ATP e della WTA. Ci hanno provato i vari Wawrinka, Del Potro e Na Li ad intaccare tale dominio, senza riuscirci o almeno senza incidere più di tanto, considerando che l’argentino e lo svizzero hanno vinto un solo Slam e non sono mai andati oltre alla posizione numero 3 e 4, mentre la cinese si è arenata al massimo al numero 2 della Wta con 2 Slam in bacheca. Insomma non possiamo dire che abbiano reso la vita così tanto difficile ai regnanti del circuito. Alla fine la stragrande maggioranza dei tornei vengono portati a casa dai soliti noti.

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C’era un tempo nel quale il tennis veniva preso in mano fin da teenager. Sampras, Agassi, Becker, Seles, Graf e la Navratilova ecc. I campioni si notavano subito e da subito vincevano e primeggiavano. Adesso i giovani faticano ad imporsi, forse per una generazione più in ritardo con l’esplosione o forse perché il tennis è invecchiato, rendendo chi primeggia capace di farlo per anni (vedi Williams e Federer). Può essere. Tutto vero anche se forse la prima è più fondata della seconda. Basti pensare a Dimitrov (1991) oppure alla Radwanska (1989) ed a Camila Giorgi (1991), 24enni e 25enni talentuosi che ancora stentano a farsi largo tra i big. Ma potrei elencare pure Kvitova (1990), che nonostante si suoi 2 slam non eccelle in continuità. Per Halep (1991) e Nishikori (1989) e Raonic (1990) la pigrizia di arrivare sta cessando, lasciando spazio finalmente a quel talento che comunque tarda ad esprimersi con regolarità. Il rischio è che questa generazione “pigra” venga travolta da quella che sembra essere una generazione che ha voglia di correre. Quella del 93-97. Coric, Kyrgios, Bencic, Svitolina, Muguruza, Thiem, Bouchard, Zverev ed ultimo in ordine di tempo Kokkinakis, hanno dimostrato di avere quel carattere che forse manca ai sopracitati colleghi, una più precoce sfrontatezza. Tutti insieme sembra che stiano dicendo “stiamo arrivando e pure in fretta”

kyrgios

Coric (1996) ha già infilato Nadal e Murray scalando posizioni in maniera costante cosi come Kokkinakis (1996) che sembra aver trovato la strada giusta infilando un ottimo inizio 2015 che lo sta portando velocemente nella top100. Aspettarlo in top50 entro la fine dell’anno non è utopico. Zverev (1997) ad Amburgo l’anno scorso ci ha già inviato un primo biglietto da visita con la semifinale del 500 tedesco. Per Thiem il discorso è leggermente diverso in quando è l’unico attualmente ad avere una flessione dopo l’ottimo 2014 anche se rimane il più elegante del lotto oltre che l’unico ad aver giocato una finale Atp. Si riprenderà. Il ragazzo che però tira le redini del movimento teenager è senz’altro quel meraviglioso “ribelle” di Nick Kyrgios (1995). Due quarti slam prima dei 20 anni, ha battuto Nadal a Wimbledon e top40 stabile. Entro la fine dell’anno non mi sorprenderei di vederlo in top20. Una generazione che purtroppo però ha assorbito quel mutamento anti-estetico del tennis moderno che preferisce la fisicità al tocco, il fondo campo alla rete. A parte Thiem (che comunque non è un habitué della rete) tutto gli altri giocano con rovescio bimane legato ad un’immobilità da fondo campo snervante. Avventurarsi a rete sembra essere come un salto nel vuoto.

TENNIS-AUS-OPEN

Stesso discorso vale per le future regine della Wta. Tutto fondo campo, rovescio bimane e volèe quasi assente oltre che stilisticamente discutibile. Della serie “quando mi tocca, incrociamo le dita”. Qui il movimento new age è capeggiato principalmente da Eugenie Bouchard. Canadese, 20 anni, top10 e una finale slam alle spalle. Ormai globalmente conosciuta anche per via delle sue “conquiste” commerciali oltre che per la sua entrata nell’élite della Wta nella passata stagione. Presente e futuro. Oltre a Genie, abbiamo però anche Svitolina (1994), Muguruza (1993) e Madison Keys (1995) che stanno inanellando prestazioni su prestazioni scalando la classifica. Loro il battesimo del fuoco col primo titolo l’hanno già eseguito. Primo titolo che sta cercando invece quella che forse è il gioiello più lucente del circuito femminile. Come Federer viene dalla svizzera e di nome fa Belinda Bencic. Classe 1997 e già top40 nel ranking da un anno con prima finale annessa. Datele un altro anno e questa ve la ritrovate stabile in top10.

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Insomma ci sono tutte le premesse per riuscire a sopravvivere a quel trauma inevitabile che rappresenterà l’abbandono dei fenomeni che ammiriamo oggi nei circuiti maschili e femminili. Anche perché all’orizzonte si comincia già ad intravedere il tennis del nuovo millennio, in senso anagrafico. Felix Auger Aliassime è canadese come Bouchard e Raonic ed è diventato il più giovane della storia ad arrivare al tabellone principale di un Challenger. È un classe 2000 e spesso il buongiorno si vede dal mattino. L’unico peccato a prima vista? Be’ è facile intuirlo.

Giacomo Corsetti per RadioEco.

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