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IL TRONO DI SOTTOCULTURE #1: TOPY

TOPY

TOPY

Avreste mai pensato a legami fra musica ed esoterismo? Ebbene, nel secolo scorso questa connessione è stata possibile, per l’esattezza grazie all’operato del Temple Ov Psychick Youth, associazione di amici creata nel 1981. Le sue caratteristiche principali erano lo studio dei lati magici e psichici del cervello umano, quello di una sessualità senza colpe ed infine l’approfondimento dell’occulto. Conosciuto con l’acronimo TOPY, non fu solo diffuso in America (Temple Ov Psychick Youth North America) ma anche in Italia -ad esempio a Pistoia.

Disponeva perfino di un manifesto che fu anche tradotto in italiano: scritto in un inglese volutamente arcaizzante, cominciava con la celebre frase orwelliana “Chi non ricorda il passato è condannato a ripeterlo”.

Alcune band musicali ne diffondevano sovente il messaggio tramite le loro canzoni e le atmosfere da esse evocate (anche se, come vedremo, non si sono occupate solo di quello: ciò vuol dire che i loro testi potevano essere ascoltati e compresi anche da chi non era fra gli “addetti ai lavori”).

topy 2

Sarebbe impossibile elencare tutti gli esempi: ecco perciò una brevissima selezione in ordine cronologico.

1984: fu pubblicato A Pagan Day degli Psychick TV. Una traccia molto particolare è We Kiss, che cattura l’ascoltatore tramite la sua melodia lenta ma non troppo. Si potrebbe definire incisiva al punto giusto, se non come un malinconico giro di giostra. Segue Opium, che a dispetto del nome ha un ritmo più veloce della precedente traccia.

 

1991: uscì Love’s Secret Domain dei Coil. L’ultima traccia, omonima di suddetto album in studio, già fa capire all’ascoltatore con chi abbiamo a che fare. Si tratta di una sorta di dichiarazione d’amore tanto decisa quanto strana -in inglese si direbbe weird- con influenze acid house e trance.

 

1998: vede la nascita di A Gothic Love Song, contenuto nell’album Soft Black Stars dei Current 93, fondati da David Tibet dopo l’uscita dai Psychick TV. Si notano le peculiarità del cosiddetto minimalismo sonoro, e cioè un grande uso del pianoforte e la creazione di atmosfere eteree (tra l’altro, questo è l’album che si distacca maggiormente dalle sonorità più “tradizionali” di Tibet e soci).

 

Maria Sofia Rebessi per Radio Eco

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