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Il vento di Maggio

La nave affonda. Mentre dalla zattera della Medusa s’alzano già le grida dei regolamenti di conti tra i colonnelli del centrodestra sopravvissuti al disastro, il capitano della nave -miseramente affondata tra i flutti delle amministrative – ha preso preventivamente il volo per Bucarest. Il premier prende dunque le distanze, anche geograficamente, dal dato elettorale emerso in queste ultime ore in Italia.

Un dato univoco. Un grande slam per il centrosinistra, forse anche inatteso per la rilevanza delle piazze conquistate e l’eloquenza delle percentuali da valanga a Napoli. Dunque una sconfitta non solo per le candidature locali ma anche, e soprattutto, per la leadership berlusconiana e tutto il centrodestra. E’ emersa via via una chiara insofferenza degli elettori verso la strategia di personalizzazione dell’agone elettorale, di portata locale, ma dal sapore quasi referendario sulla figura del premier. Un effetto che gli si è ritorto contro già al primo turno, e proprio in queste ore i portavoce di PD e IDV chiedono a gran voce le dimissioni del governo.

L’accesa personalizzazione ha portato con sé toni accesi, scorrettezze, calunnie, che per un mese sono state pane quotidiano per le tribune politiche. Anche qui l’elettorato, in mezzo a un clima irrespirabile, ha scorto scarsa attenzione per le problematiche concrete nella gestione delle città. Sull’emergenza di edilizia popolare a Milano e sull’emergenza rifiuti di Napoli i cittadini chiedevano proposte serie, e dunque è stato premiato “il programma”, non tanto il carisma di questo o quel candidato.

Poi sicuramente tanto ha fatto il valore simbolico attribuito ad alcune piazze-forti, come Milano, culla del berlusconismo, oppure Novara, città del governatore leghista Cota, oppure lo stesso comune di Arcore, conquistato altrettanto simbolicamente da una donna. Si è dato per scontato che queste realtà convogliassero sic et simpliciter le loro preferenze verso i “padrini”. Invece sin dal primo turno è emerso il fastidio per questa tutela simbolica e in quindici giorni il centrodestra non ha fatto il minimo sforzo per “riconquistare” i suoi luoghi. Anzi è stata adoperata la linea masochista. Abbiamo letto e ascoltato promesse ridicole, dallo spostamento dei ministeri al Nord, taglio delle tasse, sanatorie speciali per abusi edilizi, prestidigitazioni per far sparire i rifiuti da Napoli. Una litania che ha agitato le acque già torbide tra gli alleati della coalizione di centrodestra e ha ulteriormente allontanato altri potenziali elettori.

Ora le aspettative per tutti i sindaci eletti in quota centrosinistra sono molto alte. Per questo faranno bene a collaborare con le competenze e le professionalità che emergono dalla società civile, superando quindi le logiche lottizzatrici dei partiti di appartenenza. In questo Pisapia e De Magistris potranno dare ampia prova di capacità di promozione del merito.

Bisogna comunque stare attenti ad attribuire tout court a queste elezioni un valore politico, perchè questioni economiche nazionali o equilibri internazionali poco c’entrano con le scelte che l’elettore imbuca nell’urna locale. Le stesse alleanze che reggeranno i municipi non è detto che funzionino anche a livello nazionale. Figure di leadership chiare in questo momento languono dal panorama italiano, mentre emergono con facilità nelle realtà locali. Quindi andare per via ipotetica alle elezioni tra qualche mese sicuramente coglierebbe il centro sinistra molto impreparato. Sarebbe poi incosciente vivacchiare per mesi su questo risultato, senza proporre alternative pratiche, credibili e univoche. Sarebbe altrettanto incosciente mettere sotto silenzio le istanze “radical” che sono emerse in questo voto, una radicalità educata e assennata che però dice cose chiare e vuole scelte di parte.

Dall’altro lato è ormai saltato il giocattolo che teneva in piedi il consenso berlusconiano, cioè il fascino esercitato dal leader, il suo appeal verso il “popolo”. La sua faccia non è più un valore aggiunto per i candidati del centrodestra, anzi, è diventata una iattura. Le barzellette non convincono più, i risultati latitano, mentre sempre più eloquenti diventano i silenzi gelidi (o le invettive di Radio Padania) tra la base della Lega e la propria dirigenza. La Lega ha pagato caro l’appoggio a Berlusconi, per questo probabilmente nei prossimi giorni si consumerà qualche redde rationem al riparo dai reporter. Anche qui il dato è univoco, il berlusconismo è in fase declinante. Sarà interessante capire adesso se il premier punterà su se stesso e la tutela della sua figura in ambito giudiziario, oppure se invece punterà a salvare la maggioranza.

Restano i rumori di fondo di queste ore, rumori che sanno di minaccia e arroganza: “napoletani ve ne pentirete, milanesi pregate”. Oltre i rumori di chi ingoia già acqua mentre affonda e non accetta il risultato elettorale, rimane l’aria pulita di chi respira il cambiamento. Mai come ora vige il “vae victis!”, cioè “guai ai vinti!”. Il cambiamento vero esige che non si venga a patti con il “vecchio”, e soprattutto esige dinamicità. Alla deriva statica della zattera della Medusa si oppone il vento delle riforme, dell’avanzamento sociale, dell’effervescenza culturale. Forse questo vento di Maggio ci indica la direzione giusta da seguire.

Giuseppe F. Pagano

per la Redazione News di Radioeco.it

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