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Intervista a Aris Messinis, il fotografo di Lesbo e della Siria. IJF16

Venerdi’ 8 Aprile si è tenuta la conferenza Frontiere: giornalisti, fotografi e scrittori raccontano la tragedia dei migranti al Festival del giornalismo.

Alla stessa era presente Aris Messinis.

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© Aris Messinis

Aris Messinis nasce nel 1977 in Grecia. Si appassiona di fotografia e comincia a collaborare ben presto con The Associated Press nel 1997 come fotografo, subito dopo aver finito il liceo e aver completato il sevizio militare. Nel 2003 comincia la sua collaborazione con the Agence France Presse e dal 2006 diviene “the Chief Photographer” del reparto fotografico dell’AFP di Atene.Riceve numerosi premi prestigiosi tra cui il Deadline Club of America Awards nel 2002 e il NPPA Best of Photojournalism Contest third place nel 2005.Le sue foto vengono pubblicate  in numerosi magazines e giornali  tra cui The New York Times, TIME Magazine, The Guardian.

Subito si contraddistingue come fotografo di guerra, svolgendo reportage in Siria e Libia e negli ultimi anni si concentra su Lesbo, fotografando il dramma dei migranti.

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© Aris Messinis

Riporto qui le parole di Aris Messinis, riguardo a ciò che ha visto e continua a vedere a Lesbo:

The most shocking thing for me about covering this story is that you constantly realize that you’re not in a warzone. That you’re working in a place where there is peace. But the emotions that you’re capturing with your lens are the same.I’ve worked in Syria and Libya. I know what a warzone looks like. You expect to see things like this there.You don’t expect to see them on Lesbos.The human pain is the same as in a war, but just knowing that you are not in a warzone makes it much more emotional. And much more painful.”

Aris è dunque stato dove c’è la guerra, l’ha raccontata attraverso le foto, ma ciò che più l’ha scioccato è stato vedere lo stesso dramma a Lesbo, dove non c’è la guerra, ma il dramma e la tragedia si consumano alla stessa maniera, sebbene con una nota negativa in più : nell’indifferenza.Aris ha fotografato la sofferenza e l’affanno dei migranti appena sbarcati, dopo viaggi estenuanti al confine tra la vita e la morte. Ha visto e documentato, attraverso il suo occhio, il loro dramma, fornendoci le immagini della sofferenza. Dietro a parole e parole, c’è cosa più potente di un’immagine? Di fronte al dolore siamo tutti uguali, rimanere indifferenti è impossibile, ciò che sta avvenendo è una vera e propria catacombe.

Per fornire solo alcuni dati basta pensare che sono circa cinque mila i migranti che ogni settimana arrivano sulla piccola isola greca di Lesbo. Si riesce miracolosamente a far sbarcare in condizioni di sicurezza 50, 60, 70 persone stipate su un gommone che ne potrebbe trasportare al massimo una decina, dopo un viaggio in balia di trafficanti senza scrupoli.


 

Segue l’intervista a Aris Messinis, tradotta dall’inglese.

Che emozioni provi quando vedi i migranti di fronte a te? Immagino che tu li abbia visti piangere, soffrire, morire..

Emozioni difficili perché devi essere oggettivo nel tuo lavoro , è molto difficile vedere le persone in pericolo e allo stesso tempo dover fare il tuo lavoro, documentando la loro disgrazia. Ci sono emozioni che non puoi spiegare, oltre alla tristezza, è scioccante. 

Come riesci a separare la tua professione da ciò che vedi? 

E’ proprio questa la sofferenza più grande e difficile: a volte è necessario spegnere la fotocamera ed iniziare ad essere un semplice uomo che aiuta le persone.

Puoi raccontarci di una scena che ti ha colpito particolarmente e hai viva nella memoria ?

C’è una cosa che non scorderò mai per il resto della mia vita. Ho visto alcuni bambini che cercavano di raggiungere la terra, impediti dalla violenze del mare, affogare. 

Perché è cosi’ importante documentare la tragedia dei migranti?

Perché abbiamo bisogno di verità. La vita non è semplice, né bella come pensiamo. La vita è difficile, ci sono persone buone e cattive e abbiamo bisogno di mostrarlo. Per ora viviamo in una situazione di pace in Europa ma dobbiamo documentare ciò che avviene nel resto del mondo.

Quando sei andato in Siria, hai mai avuto paura che ti accadesse qualcosa?

La paura era profonda in Siria, non sapevi dove eri. Ho documentato la guerra, gli stessi motivi che portano i migranti a scappare. Abbiamo la necessità di dire la verità.

C’è un consiglio che vuoi dare ad aspiranti futuri fotografi?

Non smettete di fare foto e informare le persone, avere coraggio. Le immagini sono uno strumento potentissimo.

 

Aris Messinis

 

© Aris Messinis

Segue l’intervista audio a Aris Messinis

 

 Elena Alei per RadioEco

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