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Me, myself and I – Intervista a Emma Morton

Archiviata l’esperienza ad X Factor Italia, la cantante ed autrice Emma Morton ha intrapreso la propria strada fatta di blues, swing e di sane melodie pop. L’abbiamo intervistata in occasione del live presso l’Exwide.

emma morton

Caschetto corto alla Valentina di Crepax, sguardo un po’ timido e incline alla malinconia e vestito lungo e nero che nasconde un corpo che sul palco ha voglia di esprimersi ma senza imporsi: a prima vista è questo ciò che colpisce di Emma Morton. Una volta che si mette a cantare però tutto ciò viene esaltato e circondato da un velo affascinante fatto di blues, swing anni ’30 e melodie pop anni ’80 e ’90, un po’ Cyndi Lauper e un po’ Beth Gibbons nei momenti più dilatati ed intensi delle sue performance. Un’attitudine che si rivela essere lontana mille miglia dai lustrini e dalle luci accecanti dell’ottava edizione italiana di X Factor alla quale Emma partecipò due anni fa, conquistando la giuria all’unanimità. Sabato 23 le luci invece sono state quelle soffuse da jazz club dell’Exwide di Pisa, dove Emma Morton si è esibita per più di un’ora insieme agli altri musicisti che la stanno accompagnando in giro per l’Italia: Piero Perelli alla batteria, Pee Wee Durante alle tastiere e synth e Luca Giovacchini alla chitarra, quest’ultimo compagno nella vita privata oltre che in quella artistica, compositore di musica per documentari e film come l’ultimo di Salvatores in cui è presente insieme ad altri autori. Hunter è il nome del progetto che è stato portato sul palco, indice di come la cantante e compositrice di origine scozzese si senta in questo momento e di ciò che vuole trasmettere dal vivo e su disco.

EMORTON-8 Fra inediti originali, un paio di cover e il pezzo che l’ha portata agli onori della cronaca, Daddy Blues, posto fra l’altro come ultima canzone in scaletta quasi a voler dire che il passato rimane ma che ora non è così fondamentale, il quartetto suona in maniera assolutamente impeccabile, coinvolgendo il nutrito pubblico (principalmente femminile bisogna dire) che risponde ascoltando con attenzione nei momenti più emotivi o lasciandosi scatenare su ritmi funky e swing. Nonostante sia dotata di grande talento e di un’ottima vocalità, la caratteristica più apprezzabile del concerto è che la voce di Emma non tenta mai di mettere in secondo piano gli altri strumenti: anzi, cerca continuamente un dialogo, soprattutto con la chitarra di Giovacchini che riesce a dare coi suoi arrangiamenti spessore ai brani e a regalare delle ottime parentesi strumentali con assoli fatti di poche note e sporchi al punto giusto.

EMORTON-7 Alla fine del concerto sia i musicisti che il pubblico si sono divertiti moltissimo, grazie anche ad Emma che nonostante fosse visibilmente emozionata (come dirà in sede d’intervista) è riuscita a creare un ponte continuo verso il pubblico; l’impressione che rimane a fine concerto è che proprio questa sia la dimensione ottimale per Emma Morton, più che le telecamere dei talent. Una dimensione dove può esprimersi senza filtri, giovando così anche a quel minimal pop soundscapes (come descritto dagli addetti ai lavori) che Emma sta cercando man mano di creare.

Per maggiori informazioni cliccate sulla pagina dell’artista.

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