Oppure copia e incolla questo link dove vuoi!

Intervista Nuovo Maschile

1425646_699560436730554_988645411_n

Questo mese ho avuto occasione di conoscere Nuovo Maschile, un’associazione che esplora la tematica dell’antiviolenza da un punto di vista inedito: quello maschile. Nuovo Maschile così facendo si propone di minare alle radici le pratiche di violenza. Domenica al Teatro Rossi Aperto ho avuto la possibilità di conoscere i 6 uomini che hanno deciso di intraprendere un percorso di riflessione in questa associazione per combattere la violenza subita\ attuata da o su le donne,essi hanno letto dei pensieri da loro estrapolati,  pensieri in cui si sono raccontati in quanto mariti, compagni, padri. Mi hanno colpito e commosso moltissimo, probabilmente perché mi è venuto da pensare: ecco questi sono uomini autentici, sensibili, consapevoli e soprattutto coraggiosi. Il coraggio a loro non manca perché non hanno timore di mostrarsi profondi e appassionati,in un mondo che gli ha imposto lo stereotipo di “uomo sensibile”=”uomo debole”. Io credo invece che nei loro grandi valori di eguaglianza, consapevolezza di sé e rispetto per la donna stia proprio ciò che li distingue da semplici “maschi” rendendoli  “Uomini”.

Ho colto l’occasione per intervistare Riccardo Guercio e  Desiree Olianas,rispettivamente presidente e vice presidente di Nuovo Maschile.


Cos’ è e quando nasce  Nuovo Maschile?

“Nuovo maschile. Uomini liberi dalla violenza” associazione di promozione sociale nata a Pisa nell’ottobre 2012, è rivolta a uomini che agiscono violenze e maltrattamenti nelle relazioni affettive in età adulta (verso partner e/o figli/e) e desiderano cambiare il loro comportamento, oppure a uomini che in età infantile o adolescenziale hanno subito abusi in ambito familiare o istituzionale (collegi, istituzioni religiose, associazioni sportive) e desiderano superare le ferite emotive e i problemi relazionali derivanti da queste. Ciò significa che ci rivolgiamo a uomini con disagio emotivo e relazionale che può manifestarsi in vario modo, e in vario modo affrontato.


Proponete una visione dell’uomo che esula da qualsiasi stereotipo,  una riflessione dell uomo sull’intimo significato di essere “maschio” nella società odierna. Come può,  egli stesso,  affermare una visione diversa da quella che la società sembra quasi avergli imposto?

L’uomo può avvicinarsi ad una visione di sè diversa da quella dalla società ascoltando profondamente e il più possibile autenticamnete se stesso , i propri bisogni, desideri, emozioni, pensieri, e attraverso il dialogo, il confronto con le persone, gli uomini, e le donne. Certo non è semplice, la nostra vita è stata segnata fin da prima della nostra nascita da certe aspettative nei modi di essere, nei ruoli, aspettative millenarie, costruite e sedimentate di generazione in generazione. Oltretutto come uomini abbiamo la difficoltà legata al fatto che l’uscita dagli stereotipi, se da una parte ci può arricchire profondamente, dall’altra comporta una perdita di privilegi legate al nostro essere maschi. Mi spiego meglio. L’aspetto positivo di un percorso di consapevolezza e libertà in riferimento agli stereotipi di genere è che a livello emotivo e relazionale ci permette di vivere un’affettività e relazioni più piene, paritarie, autentiche, senza le prigioni causate dalle aspettative legate al genere . Ciò può significare che un uomo può finalmente manifestare la gamma delle proprie emozioni( paure, sofferenze, vergogna, ) senza timore di essere considerato “debole”, condividerle, non essere rinchiuso nel ruolo di “uomo forte”, pilastro della compagna che senza di lui non saprebbe provvedere a sè stessa (visione assolutamente ingiusta e svalutante anche per la donna), così come libero dall’idea di uomo che ha come fulcro della propria vita il sesso, le prestazioni sessuali. Oltre a ciò  poter scoprire interessi , gusti, che non corrispondono a quelli del cosiddetto “uomo medio” ..chi l’ha detto che mi deve piacere il calcio? o il pugilato ? magari lo sport non mi interessa affatto… Questa è la parte bella…anche se è comunque complesso poterselo “permettere”…poi c’è la parte più faticosa, che consiste nell’abbandonare il potere e i privilegi che la società, in quanto uomini, ci attribuisce fin da prima della nascita. Il privilegio di potermi dedicare maggiormente ai miei interessi senza nessun senso di colpa,rispetto alla mia compagna, verso cui c’è l’aspettativa che sia una brava compagna e madre, e metta in secondo piano se stessa per i bisogni della famiglia, anche allargata (sono spesso le nuore ad occuparsi dei genitori anziani del marito, al posto del figlio maschio ad esempio). Il privilegio di poter avere una vita sessuale libera, ed essere addirittura considerato “un grande” per questo, mentre la donna subisce il fatto di essere vista , o poco seria , “disponibile sessualmente “, una prostituta che si merita tutti i mali possibili se vive la sessualità in modo sereno , oppure una che “se la tira”, acida, che si crede chi sa chi se non sottosta alle richieste /pretese sessuali di un uomo. Anzi la donna dovrebbe apprezzare, ringraziare, se un uomo la degna di uno sguardo! E poi, noi abbiamo il grandissimo privilegio che se usiamo violenza contro una donna , e questa ci denuncia, immediatamente abbiamo una schiera di difensori! anche gli amici e le amiche di lei, persino i genitori, si schierano con noi, così bravi e simpatici, non solo, se anche viene valutata questa possibilità, noi sicuramente abbiamo reagito alle sue provocazioni! veniamo assolti in partenza! la verità non conta, noi partiamo già inattaccabili. Direi che questo è gravissimo! Ma sono proprio i privilegi a rendere difficile e lento il percorso maschile.


Sicuramente vi ponete un obiettivo coraggioso e che in molti considereranno utopico. Fin dalla società patriarcale il mondo ci ha continuato a proporre un modello ben distante dall affermazione della parità di genere. Si sono fatti grandi passi in avanti in certe parti del mondo,  ma alla prova dei fatti le violenze nelle relazioni di coppia continuano a essere all’ ordine del giorno. Gli stessi media continuano ad usare linguaggi in cui la donna è’ rappresentata come debole agnellino,  vinto dalla furia violenta di qualche grande piccolo uomo, oppure come donna puramente legata a particolari interessi estetici ( basti pensare a pubblicità e programmi TV). Come la società secondo voi e’ prima responsabile di queste discriminazioni e in cosa dovrebbe cambiare?

Sicuramente la società ha grandi responsabilità nella diffusione e nel perpetuarsi nei modelli, ma ciò che desidero dire, è che la società e la cultura SIAMO NOI, la facciamo noi, nel nostro quotidiano, nelle nostre scelte e relazioni. Sempre più spesso assisto a questa deresponsabilizzazione delle persone, in troppi campi che ci riguardano, a tanti livelli…e così ci facciamo trascinare da ciò che accade, relegandoci all’impotenza con le nostre mani. La storia è fatta dalle persone, dalle loro scelte! Non solo dalle parole, che sono sì importanti, ma dall’azione. Cerchiamo di vivere relazioni rispettose dell’altra/o, paritarie, non usiamo il potere, gestiamo la diversità e il conflitto, segnaliamo le ingiustizie, il sessismo, anche attraverso azioni formali, stiamo dentro ad un’associazione, portiamo avanti progetti. Lavoriamo nel piccolo, con chi è accanto a noi tutti i giorni: la nostra compagna/o, figli/ie, amici/che…e nel fuori. Troppo spesso viviamo incongruenze…belle parole nel sociale e violenze nella quotidianità. Riprendiamoci la responsabilità e il potere di cambiare le cose. Senza essere onnipotenti, certo, ma si può fare così tanto, è come un sasso gettato in uno stagno, in cui i cerchi dell’acqua si propagano e vanno lontano.Per vivere, vivere bene, abbiamo bisogno di un progetto, di qualcosa che dia senso alla nostra vita, al di là della quotidianità. Questo è un bel progetto! gratificante, faticoso, ma dipende anche da quanto lo facciamo nostro e lo viviamo, ci sono tanti gradi.


È’ pur vero che se continuano ad esserci violenze ci sono tantissimi uomini che rispettano le donne e i membri di questo gruppo ne sono un esempio che ci riempie di fiducia. La differenza può stare nel tipo di educazione forse? quanto dunque può essere importante avviare particolari pratiche educative volte ad affermare uguaglianza e antiviolenza( ad esempio nel gioco) nei più piccoli?

L’educazione è fondamentale, perchè lì si trasmettono valori, stereotipi…infatti collaboriamo con scuole e associazioni per fare progetti nelle scuole, organizzare corsi di formazione. Prima si comincia e meglio è. Grande dovrebbe essere l’investimento, perchè questa è la prevenzione.


In cosa consiste la collaborazione con la casa della donna?

la collaborazione con la Casa ha radici antiche, in essa sta la causa della nostra nascita. Alcune/i di noi, nel proprio percorso di vita vi sono entrati/e in contatto. E alcune/i di noi si sono formate/i lì. Io (Desiree), ad esempio sono arrivata lì a vent’anni, per caso, grazie ad una persona del consultorio che ad una mia generica richiesta di aiuto “per problemi familiari” mi ha indirizzata lì. Venivo da una famiglia in cui gli uomini hanno abusato delle figlie, da generazioni;  anche io ne ero stata vittima, e di fronte al dolore, alla sensazione che non ce l’avrei fatta a vivere, sono arrivata lì. Mi hanno salvata. Sono stati anni duri, ma la professionalità, l’umanità che ho trovato, unita ad un percorso per elaborare le violenze che avevo subìto, mi ha fatta tornare a vivere. Quel luogo è un luogo del cuore, tante ragazze e donne ci sono passate, ci passeranno, alcune non ce l’hanno fatta a restare per farsi aiutare. Non è semplice. Dopo anni passati, in modo diversi a seconda del nostro lavoro, ad occuparci di persone in difficoltà con un passato di violenza subìta, abbiamo capito che occuparsi di chi subisce la violenza è un aspetto, fondamentale, ma non l’unico. Perchè la violenza è responsabilità maschile, non possiamo “limitarci” ad aiutare le donne, ma dobbiamo occuparci del maschile, perchè non metta più in atto la violenza. La collaborazione con la Casa è nata da questo. Dal desiderio , fin dalla nostra costituzione, di unire le forze, lavorando in modo complementare verso l’obiettivo comune del contrasto alla violenza. I centri antiviolenza come la Casa della Donna hanno un bagaglio di esperienza ventennale, che non può essere ignorato, ma anzi da cui attingere. Un bagaglio unico. Con loro abbiamo inizato ad organizzate eventi in modo congiunto, abbiamo organizzato due corsi di formazione, con loro ci confrontiamo nelle prassi di presa in carico laddove ci siano invii istituzionali. Senza le Case delle donne non potrebbero esserci i centri per uomini. Dalle donne sono state sollevate le questioni relative alle relazioni e alle violenza, che poi sono state raccolti da molti uomini sensibili a questi temi e desiderosi di costruire una società equa, “libera dalla violenza” e dalla sopraffazione.


Chi fa parte di Nuovo Maschile e a chi si rivolge?

Dal punto di vista operativo l’associazione è formata da: uno psicologo, un educatore, un esperto in conduzione di gruppi grazie all’esperienza ventennale nei gruppi di condivisione maschile, due psicologhe psicoterapeute, una musicoterapista, un’analista junghiana con funzione di referente scientifica, una dottoressa in giurisprudenza.L’associazione si occupa sia di prevenzione della violenza che di intervento quando la violenza è già stata messa in atto.


Che progetti proponete?

Noi crediamo che la violenza, avendo origini cultuali, affondanndo le proprie radici nel patriarcato, debba essere contrastata a livello appunto culturale. In questo senso ci rivolgiamo a tutta la popolazione, con interventi diversi.

- Attraverso progetti di sensibilizzazione nelle scuole: abbiamo fato interventi nelle scuole medie e superiori, anche in collaborazione con associazioni impegnate da anni sul tema della violenza (Casa della Donna di Pisa) o dell’educazione all’affettività e sessualità (Aied) o al tema dell’orientamento e genere sessuale (Arcilesbica e Pinkriot arcigay Pisa)

- attraverso corsi di formazione a professionisti/e impegnate nel benessere delle persone: medici/che delle varie branche, psicologhe/gi, psicoterapeute/i, psichiatre/i, counselor, assistenti sociali. Figure che, anche se non decisdono di occupersi di violenza, vi si imbattono necessariamente, spesso senza avere gli strumenti per riconoscerla e gestirla, vista la complessità del fenomeno..e il fatto che manca una formazione capillare a livello istituzionale. A gennaio, in questo senso, partità il corso di formazione da noi organizzato “Percorsi di cambiamento di uomini autori di violenza”. Un corso unico nel suo genere, il primo in Italia che integra le competenze e le esperienze di chi lavora con gli autori di violenza, con quelle delle professioniste del Centro Antiviolenza di Pisa, che vanta un’esperienza ventennale. Un corso, accreditato con ECM , che fornisce una comprensione del fenomeno a livello culturale, sociale, psicologico, mettendo insieme figure professionali diverse.
- attraverso incontri con la cittadinanza, seminari, dibattiti, tavole rotonde
-attraverso il gruppo di condivisione maschile

Alla prevenzione si unisce l’intervento nei casi in cui la violenza è stata già messa in atto(visto che sappiamo che la violenza , il sessismo è così diffuso e misconosciuto, che anche uomini “normali” senza volerlo la mettono in atto..ad esempio aspettandosi che il ruolo di cura sia compito della donna, che questa debba mettere da parte i propri bisogni per la famiglia o per dimostrare di tenere al rapporto).
Abbiamo una linea di ascolto telefonico cui gli uomini possono rivolgersi per poter fare dei colloqui di orientamento con il nostro psicologo, per capire un po’ cosa sta accedendo e come farvi fronte. In seguito, l’uomo potrà intraprendere un percorso individuale o di gruppo in cui cercare di affrontare il problema della violenza messa in atto.


Gli incontri quando si tengono e in cosa consistono?

ll gruppo di condivisione maschile è formato da uomini, al momento sei, che desiderano confrontarsi su cosa significa per loro essere uomini, essere uomini nelle relazioni, nella società. In un clima di non giudizio e ascolto reciproco parlano di sè. Domenica hanno tenuto un incontro presso il Teatro Rossi Aperto, un incontro che vorremmo riproporre, con altri temi, nella primavera. Gli uomini si incontrano con cadenza quindicinale. Viene deciso un tema di cui parlare, e a turno ogni membro parla di sè. Gli altri ascoltano e accolgono, non c’è una cosa giusta o una sbagliata. Eventualmente qualcuno può poi raccontare se l’esperienza dell’altro gli ricorda qualcosa di sè. Gli ultimi mesi sono stati densi, grazie all’approfondimento del tema delle relazioni e della violenza, come qualcosa che comunque riuarda tutti gli uomini che spesso non si rendono conto di agirla, a causa dell’assuefazione data dalla cultura patriarcale in cui siamo immersi/e tutti/e.


Quali obiettivi vi ponete, cosa auspicate per il futuro?

Fornire un luogo in cui gli uomini che lo desiderano possano intraprendere un percorso che li conduca ad un “nuovo maschile” che pur mantenendo la propria forte connotazione di genere, possa entrare in contatto con le proprie naturali fragilità, sviluppare sensibilità e la capacità di rapportarsi agli altri/e in modo paritetico senza sentirsi debole o inadeguato, e senza perciò ricorrere alla violenza, in tutte le sue forma. Questo con l’obiettivo di diffondere una cultura di pari dignità e di concorrere alla diminuzione degli abusi di genere supportando gli uomini in un cammino di presa di coscienza non solo degli abusi quotidianamente agiti sotto una luce di “normalità”, ma anche di riappropriazione di parti più gratificanti dell’essere compagni e padri che sono state loro castrate da logiche di potere che , proprio per l’evolvere dei tempi e delle acquisizioni di diritto, minano anche la loro stessa vita depauperandoli di sentimenti e modalità espressive più vere e liberatorie. I centri che si occupano di uomini agenti maltrattamenti, sono nati in alcune parti del mondo da circa trent’anni: Stati Uniti,Canada, Australia, Austria, Svizzera, Spagna, Gran Bretagna, Norvegia; hanno quindi un lunga tradizione in questo tipo di lavoro, supportati da un sistema giudiziario che tutela maggiormente le vittime di violenza, e continue collaborazioni con le Istituzioni. Centri e associazioni di questo tipo, sono nate in Italia a partire dal 2009, per effetto della maggior consapevolezza sviluppatasi grazie ai dati relativi delle violenze e i maltrattamenti su donne e minori ad opera degli uomini, dati emersi nella loro drammaticità ed endemicità grazie al lavoro dei centri antiviolenza. Si sono inoltre, negli ultimi vent’anni, formati spontaneamente gruppi di uomini che non si riconoscono più in una cultura patriarcale che perpetua una modello di relazione fra uomini e donne basato sul dominio di questi su quelle, uomini che desiderano confrontarsi fra di loro e con l’universo femminile, cercando linguaggi e relazioni paritetiche e non sopraffattori e.  L’associazione, supportata da professionisti/e di varie discipline (scrittori/ci, musicisti/e, filosofi/e storici/che, sociologi/ghe musicoterapeuti/e, pedagogisti/e psicologi/ghe, psicoterapeuti/e) e da uomini che hanno già effettuato percorsi di consapevolezza , interviene sia a livello culturale sia a livello di intervento più specifico di cura, aspetto quest’ultimo che sarà affrontato da psicologi/he e psicoterapeuti/e formati da anni sullo specifico della violenza e sui percorsi di differenza di genere.


Vi lascio con le parole di Alda Merini.

“La sensibilità non è donna, la sensibilità è umana. Quando la trovi in un uomo diventa poesia”

Elena Alei 

post di questa categoria

ATP (8)

eventi della settimana...

eventi della settimana – atp #85: Arno Vivo, Pistoia blues e Firenze rocks

Copy of Copy of ON POINT (5)

Radiohead, Populous &#...

Radiohead, Populous & More | Demography #210

pantesca

Insalata Pantesca

Insalata Pantesca

radiohead oknotok

Radiohead, “OKNO...

Radiohead, “OKNOTOK” – Artwork della Domenica

ultimi post caricati

erew

Kinzica Fantasy prima ...

Kinzica Fantasy prima edizione

Presentazione "Da Cassino ad Hollywood" - Promovie (foto @Promovie)

Cos’è Promovie?...

Cos’è Promovie? – “Da Cassino ad Hollywood” @LaFeltrinelli

Pixel 45 giri

45 giri in Gipsoteca &...

45 giri in Gipsoteca – serata conclusiva

20170611_131909

Star Event 2.0 nel cuo...

Star Event 2.0 nel cuore di Pisa

Commenti