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[intervista] Red Fang, o del suonare senza fronzoli

I Red Fang sono ormai un gruppo che non ha bisogno di presentazioni, dai video esilaranti all’ospitata al David Letterman, sappiamo tutti bene con chi abbiamo a che fare,  quindi saltiamo i preamboli ed entriamo nel vivo.

Non era la prima volta che vedevamo i Red Fang, e ovviamente ci erano subito piaciuti,  per cui, quando sono tornati dalle nostre parti in occasione del MusicaW Festival di Castellina Marittima  (14 agosto 2014), abbiamo deciso di far loro qualche domanda.

Quella che segue è l’amabile chiacchierata che ne è venuta fuori.

(sì, lo sappiamo che c’è voluto del tempo…che impazienti che siete!)


L’ultima volta che siete stati qui (31 gennaio al The Cage) avete davvero lasciato il segno. Sono tutti rimasti entusiasti dalla vostra performance e hanno continuato a parlarne estasiati per un bel po’. Eravamo davvero tutti sopraffatti. Come gestite  delle aspettative così alte?

Wow! E’ davvero una cosa carina da dire, grazie! Il modo più facile di gestire le aspettative quando sono alte, è di non esserne consapevoli e cercare di concentrarsi sul fare quello che noi riteniamo il miglior show possibile. E’ tutto quello che possiamo fare!

Dal vivo suonate senza fronzoli. Sembra una semplicità raggiunta col tempo e con l’esperienza. Come suonavate la prima volta che avete provato insieme?

Beh, abbiamo tutti suonato insieme a un certo punto prima di formare i Red Fang, quindi le prima volte che abbiamo provato insieme è venuto tutto piuttosto naturale. Siamo una band da ormai parecchio tempo, abbiamo iniziato a suonare insieme nel 2005, ci stiamo avvicinando al decimo anno di attività. Giunti a questo punto speriamo di essere diventati bravi a fare quello che facciamo, dato il numero di concerti fatti!

Il vostro è uno stoner rock particolare, Portland sembra aver avuto un ruolo non secondario nel definire il vostro suono.

Credo che sia difficile suonare in una band senza riflettere anche in minima parte il posto da cui provieni, anche in quest’epoca di immediato accesso a qualsiasi media proveniente da ogni parte del mondo. Sentiamo continuamente nuova musica di Portland che ci piace e non c’è modo di scappare al fatto che influenzi il nostro modo di scrivere. Anche il tempo e lo stato d’animo in generale penso che ci influenzino.

Probabilmente  uno dei punti di svolta della vostra carriera è stato il tour coi Mastodon. Che tipo di esperienza è stata?

E’ stato in assoluto il miglior tour di supporto che abbiamo fatto, per una marea di ragioni diverse, sia personali che professionali. Musicalmente amo il gruppo e il disco che stavano portando in tour in quel periodo, The Hunter, era il disco perfetto per avere noi come band di supporto, perché tendeva più verso il rock e meno verso un progressive metal molto tecnico. Il tour che abbiamo fatto con loro in Europa è stato il nostro secondo in assoluto nel Vecchio Continente,  e penso che abbia fatto un’enorme differenza nell’esporci a un pubblico molto maggiore rispetto a quanto avremmo potuto se avessimo fatto un tour da soli. In più, i Mastodon sono un grande esempio di una band che ha il massimo del successo che può avere nel genere che fa e comunque i ragazzi che ne fanno parte continuano a essere ragazzi completamente con i piedi per terra, amichevoli e generosi. Molto genuini.

E poi il suonare come headliner e andare in tour costantemente. Molti musicisti si deprimono con i tempi morti che ci sono in tour. Come ammazzate il tempo prima di montare sul palco?

Cerco di tenermi in esercizio il più possibile. A volte significa mettersi sul pavimento sudicio di un club sporco, ma lo devo fare per mantenere la mia salute fisica e mentale. Inoltre mi forzo a fare delle camminate ogni volta che è possibile. Mi piace guardare la mappa del posto in cui siamo diretti e trovare un castello e camminare fino a lì dal club. I castelli sono quasi sempre in collina, quindi di solito è abbastanza rinvigorente. Provo anche a non mangiare troppo male. Quanta più insalata possibile. E poi è molto importante rimanere in contatto con i cari a casa. Skype e Viber sono molto d’aiuto. Devi solo pregare per un’ottima WiFi!

John, il batterista è spesso quello che si deve adattare ai gusti degli altri componenti del gruppo. E’ così anche per te?

NO.

Aaron, è vero che all’ inizio non ti piaceva suonare il basso?

Vero! Suonavo la chitarra all’ inizio, e non ero per niente felice di dover cambiare per il basso, ma adesso sono COSI’ FELICE di suonare il basso nei Red Fang. E’ uno strumento molto più violento e sensuale. Il modo in cui puoi percuotere il basso farebbe “appassire e morire” una chitarra, ma con il basso è semplicemente “fatti sotto, stronzo”.

In parallelo ai Red Fang avete anche un altro progetto chiamato Red Kunz, e il vostro primo disco Teeth, Hair & Skin , nato dopo una session veramente fruttuosa, è uscito il 15 di Agosto per Hummus Records e Division Records. Cosa potete dirci a riguardo?

Red Kunz è una collaborazione a due batterie, due basso/voce tra i Red Fang di Portland, Oregon, e i Kunz, di Le-Chaux-de-Fonds, Svizzera. Il progetto è parte di una serie di collaborazioni tra musicisti di Losanna, Svizzera, e musicisti di altri parti del mondo. La serie si chiama “The Lausanne Sessions” e ha luogo in una venue chiamata Le Romandie. Ci siamo presi una settimana per scrivere e registrare un EP di materiale completamente nuovo. Alla fine della settimana, abbiamo fatto una performance del materiale, più un paio di canzoni dei Kunz che abbiamo imparato. L’idea originale era di farlo solo una volta, ma è stato così divertente che siamo finiti ad avere i Kunz sul palco con noi per alcuni show del nostro ultimo tour europeo e abbiamo suonato come Red Kunz in un paio dei loro.

Come è nato e quali sono le caratteristiche del progetto?

Il primo tour che abbiamo mai fatto in Europa è stato nel Giugno del 2011 come supporto ai The Ocean. Il batterista e il bassista del tempo erano questi due ragazzi super fighi della Svizzera francese, Luc Hess e Louis Jucker. Loro avevano questo progetto a due chiamato Kunz. Non ricordo se è stato in quel tour o quando li abbiamo visti a Boston nel novembre del 2011 che ci hanno suggerito l’idea di una collaborazione due bassi/due batterie. Ci sono voluti più di due anni per riuscire trovare un momento che si conciliasse bene con gli impegni di ognuno di noi.

Di chi è stata l’idea di mettere due bassi e due batterie iniseme?

E’ stata un’idea dei Kunz. Loro avevano già registrato una canzone per conto loro che prevedeva quel tipo di strumentazione, ma era tutto suonato da loro due ed esisteva solo in formato multitraccia. Oh, e anche in un video davvero figo dove  in uno schermo splittato si possono vedere loro che mettono insieme i pezzi. Penso che forse parte dell’ idea fosse che volessero trovare un modo di suonare quella canzone live e quindi ci hanno reclutato per aiutarli. Ha! No, forse no…

Avete fatto alcune date come Red Kunz. Avete in progetto di farne altre?

Dopo questo tour, non saprei dirlo. Mi piacerebbe moltissimo, ma non so se si ripresenterà ancora l’occasione.

Cosa c’è nel futuro dei Red Kunz?

Solo il tempo potrà dirlo! Mi piacerebbe moltissimo scrivere ancora altra musica con Luc e Louis! Sono dei musicisti pieni di talento, molto naturali, ed è stato di ispirazione lavorare con loro. Mi è molto piaciuto anche il fatto di avere poco tempo per produrre il materiale, perché ti obbliga a fare scelte definitive e non puoi esitare ed essere indeciso su ogni singolo dettaglio. Ti devi fidare di te stesso e del tuo istinto.

—–

Se siete curiosi di sentire il disco per intero qui il link:

https://soundcloud.com/hummus-records-1/sets/red-kunz-teeth-hair-skin

Se volete dare un ascolto ai lavori della Hummus Redords, al link qui sotto trovate l’intero catalogo:

http://hummusrecords.bandcamp.com/

se te la vuoi leggere tutta in inglese la trovi qui sotto

Hi Aaron, hi John!
First of all let me thank for taking the time to answer these few questions, second let me tell you that we can’t wait to see you live on the 14th.
But let’s get to the questions:
Last time you were around here (31st of  January , at The Cage) you really left your mark. Everybody was enthusiastic about your performance, and people kept talking amazed about it for a while. We were all overwhelmed. How do you deal with such high expectations?
Oh man! That is such a nice thing to say, thank you! The easiest way to deal with high expectations is to be unaware of them, and just try to focus on putting on the best show we can for ourselves. That’s all we can do!
  Live you play without frills. It sounds like a neatness you achieved with time and experience. How did you play the first times you rehearsed together?
Well, we had all played together at some time or another before forming Red Fang, so the first times we rehearsed together it came pretty naturally. And we have also been a band for a pretty dang long time now. We first started playing together in 2005, so we are approaching 10 years now. I would hope with the number of shows we have played we would have gotten pretty good at it by now!
Yours it’s a peculiar Stoner rock: I guess that Portland had a not secondary role in shaping your sound.
I think it is pretty hard to be a band without reflecting some part of your locality, even in this age of immediate access to any media from around the world. We are constantly hearing new exciting music in Portland and there is no escape from it influencing our writing. The weather and general mood here are also influential, I think.
  Probably one of the turning point of your carrier has been the tour with Mastodon. What kind of experience has been?
Well, it was about the best support tour we ever went on, for a variety of reasons both personal and professional. I love that band musically, and the record they were touring on at the time, The Hunter, was sort of the perfect album I think for us to support, because it leaned a little more towards rock and less towards very technical progressive metal. The tour we did with them in Europe was only our 2nd tour over there, and I think it made a huge difference for exposing us to a much bigger audience than just touring on our own would have. Plus, Mastodon were a great example of a band that is about as successful as you can get in this genre, and yet they are still completely down to earth, friendly, generous guys. Very genuine.
Then playing as headliner and constant touring. Many musicians get depressed because of the downtimes you get on tour. How do you kill time before going on stage?
I try to exercise as much as possible. Sometimes it means getting down on a filthy floor of a filthy club but I have to do it to maintain my physical and mental health. I also try to make a point of going for walks whenever possible. I like to look on a map of whatever town we are going to and find a castle and walk to it from the club. Castles are almost always on hills, so it is usually pretty invigorating. I also try not to eat too shitty. As much salad and vegetables as possible. Lastly, it is very important to stay in touch with your loved ones at home. Skype and Viber are very helpful. You just have to pray for raging WiFi!
 John- The drummer it is often the one how has to adapt to other band mates tastes. Is it like that for you?
Nope. 
Aaron – Is it true that, at first, you didn’t enjoy playing the bass?
True! I was playing guitar at first, and was pretty bummed to have to switch over to bass, but now I am SO HAPPY that I play bass in Red Fang. It is a much more violent and sensual instrument. You can thrash on a bass in a way that would make a guitar wither and die, but the bass is just like, “bring it on, fucker.”
  In Parallel to Red Fang you also have another project called Red Kunz, and your first record, born after a very successful session, is called Teeth, Hair & Skin  and  it will be out the 15th of August for Hummus Records and Division Records.
 Can you tell what the project is about?
 It is a two drum, two bass/vocals collaboration between Red Fang of Portland, Oregon, and Kunz, of Le-Chaux-de-Fonds, Switzerland. The collaboration was part of a series of collaborations between musicians from Lausanne, Switzerland, and musicians from elsewhere. The series is called “The Lausanne Sessions” and takes place at a venue called Le Romandie. We took one week to write and record an EP of brand new material. At the end of the week, made one performance of the material, plus a couple Kunz songs we learned. The original idea was to only do it once, but it was so fun, we ended up having Kunz play with us on a few shows of our last European tour, and we did Red Kunz at a couple of them.
  How is born and what are the features of it?
 The first tour we ever did in Europe was June of 2011 in support of a band called The Ocean. The drummer and bassist at the time were these two super rad Swiss French guys, Luc Hess and Louis Jucker. They had a two piece project called Kunz. I can’t remember if it was on this tour or when we saw them in Boston in November of 2011 that they first suggested this idea of doing a two bass two drum collaboration. It took over two years of back and forth to finally work out a time that worked for everyone’s schedule.
Whose was the idea of putting two basses and two drums together?
 It was Kunz’s idea. They had already recorded a song on their own that featured that instrumentation, but all played by the two of them and existing only in multitrack format. Oh and also in a really cool split screen video where you see them putting the pieces together. I think maybe part of the idea was that they wanted to be able to play that song live, so they recruited us to help them? Ha! No, probably not…
You are playing a few more dates as Red Kunz just now, do you plan to play more as Red Kunz?
 After this tour, I can’t say. I would lvoe to, but I don’t know if the opportunity will present itself!
What’s in store for the future as Red Kunz?
 Only time will tell!! I would love to write more music with Luc and Louis! They are very talented, very natural musicians, and it was inspiring to work with them. I also really enjoyed the very short time frame for producing the material, because it forces you to make definitive decisions and you can’t hem and haw about every little detail. You have to trust yourself and your instincts.
 Thanks again!
See you on the 14th .

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