Oppure copia e incolla questo link dove vuoi!

[Intervista] Un Afternoon Tea con Gabriele Salvatores

GABRIELE SALVATORESVincitore del premio Oscar al miglior film straniero con Mediterraneo nel 1991, fondatore, insieme a Maurizio Totti e Diego Abatantuono, della casa cinematografica “Colorado Film” e Regista di “Educazione Siberiana” e “Italy in a Day” (giusto per citare qualche titolo!), è lui, Gabriele Salvatores, ad attenderci per un’insolita intervista.

Vi starete chiedendo dove? Nella lussuosissima location del Mayfair Hotel, a Londra, in occasione della presentazione del suo ultimo film “Il ragazzo invisibile” (The invisible boy) per l’edizione 2015 del BFI London Film Festival. Un insolito fantasy italiano (qui il trailer) girato a Trieste, che racconta la storia di Michele (Ludovico Girardello) che improvvisamente indossando un vestito per una festa di Halloween scopre il suo superpotere e diventa invisibile. Alle prese con questa scoperta decide subito di vendicarsi di vari atti di bullismo subiti per poi arrivare a scoprire segreti legati al passato della sua famiglia e si troverà infine ad affrontare vicissitudini ben più complesse.

Tanti giornalisti internazionali, i sorrisi cortesi dello staff del festival e tanti filmmakers pronti a fare due chiacchiere. L’atmosfera è proprio quella di un classico afternoon tea inglese con tanto di tramezzini, latte e biscotti, anche proprio per l’intimità con la quale si svolgono le interviste: come ad un tavolo di un bar, tête-à-tête. Tu e il regista, senza folla o rumori di sorta, come se incontrassi un vecchio amico dopo tanto tempo. Poi arriva il nostro turno: ‘Alessio for RadioEco’ (english accent compreso, ovviamente) ‘Gabriele Salvatores is waiting for you’

Presentazione de “Il Ragazzo Invisibile” al LFF 2015

Mi piacerebbe andare subito andare al dunque, e partire dall’ultimo film: “Il ragazzo Invisibile”, che ricordiamo essere uscito in Italia lo scorso dicembre e presentato in questi giorni al LFF. Ecco, ho trovato molto affascinante il paradosso che scaturisce dalla vicenda: Michele, il protagonista, sembra esistere e avere una propria identità proprio quando è invisibile, mentre quando è visibile è spesso deriso e oggetto di scherno, quasi come non esistesse. La sua è quindi una sorta di provocazione a una società sempre più concentrata sulla visibilità? In un certo senso ci sta sfuggendo la massima di Saint-Exupéry che “l’essenziale è invisibile agli occhi”?

Non è la prima cosa a cui abbiamo pensato, ma sicuramente mentre lavoravamo al film questa riflessione è venuta fuori. Sì, è vero che per un adolescente, ma ancora adesso, avremmo tutti desiderato, almeno una volta, di essere invisibili, di scomparire. Oppure il contrario: abbiamo avuto paura di esser diventati invisibili perché nessuno ci calcolava. Questo è stato il primo pensiero, quello di un superpotere “passivo” che non ti permette di volare, di distruggere i palazzi o salvare il mondo, ma solo di scomparire. Sono molto contento di questa cosa che dici perché è un sotto-testo importante, visto che oggi, soprattutto attraverso selfie e social network, sembra quasi che se le persone non sono visibili, non esistano. C’è quel concetto del “se non c’è una mia immagine non esisto”, ecco: non è così.

the invisible boyIl ragazzo invisibile non è né la classica commedia italiana, né un film d’autore, ma potremmo definirlo un vero e proprio film fantastico o fantasy. Perché proprio la scelta di questo genere?

Beh… dopo il super potere dell’Oscar con “Mediterraneo” arrivato come il ragno di Spiderman, non l’ho cercato io: mi ha punto lui! (ride). Certo un bel morso, ma come tutti i superpoteri hanno anche il loro lato oscuro. Una delle cose che mi chiedevano allora era di fare sempre lo stesso film… avrei sicuramente potuto avere un conto in banca migliore di quello che ho adesso, ma la vita è importante soprattutto se si provano delle cose che non hai mai fatto prima; questo credo sia fondamentale per sentirti vivo. Dopo Mediterraneo dicevo, ho cercato sempre di fare delle cose che invece ad altri non avrebbero permesso di fare. E in particolare i generi: i gialli, i film di guerra, i fantasy… in Italia non li usiamo, perché li consideriamo Cinema di serie B, ma non è così.

Collegandomi a questa sua poliedricità, faccio un passo indietro con il docu-film “Italy in a day”, e quindi con questa sua volontà di cambiare in continuazione registro e di innovare, e quindi una forte curiosità nell’esplorare. Di questo documentario mi ha colpito molto il tema della quotidianità, se vuole semplicità, che emerge raccontando l’Italia attraverso gli italiani. Dunque, che ruolo hanno la curiosità e la semplicità nel processo creativo e quindi nella realtà di un regista?

Beh la curiosità è fondamentale, ma in generale nella vita: nel momento in cui smetti di essere curioso significa che sei arrivato alla fine. Per uno che vuole comunicare che sia un pittore, un romanziere, un musicista, un regista, la curiosità è essenziale. Dall’altro lato il discorso della quotidianità, e cioè della realtà delle cose: vedi, anche in un film fantasy come quello di cui parliamo, il tentativo è stato quello di estrapolare le cose dal reale. La realtà non è solo reale e non è solo fantastica: è un insieme delle due cose. Antonio Gramsci che non era certo un sognatore, ma una persona molto legata alla concretezza della vita, diceva che “non bastava la ragione a spiegare la realtà”. Ecco, io lo penso davvero: ci sono degli elementi che superano il realismo quotidiano che ti aiutano a raccontare meglio la nostra condizione di esseri umani. Ho sempre amato Shakespeare, visto che siamo qua in terra inglese, che per primo ha fatto questa cosa, ma anche tutta la letteratura sud-americana, la letteratura russa che ha mischiato le due cose. Però no la fantasia lasciata a piede libero, perché allora tutto è facile… invece bisogna provare a filmare nella realtà l’invisibile.

Quali sono le reazioni che si aspetta qui in Inghilterra con “The Invisible Boy” rispetto all’Italia?

Ieri c’è stato il primo screening. Sai, quando vengo qui sono molto contento perché le reazioni del pubblico sono più evidenti, non che in Italia non ci siano. Il film è andato bene, ha vinto l’European Award per la sezione Young Audience, infatti faremo il secondo…. Ma la cosa bella che succede qua ogni volta è che il pubblico partecipa: ieri, per la prima proiezione, la gente rideva, si commuoveva, partecipava in maniera molto diretta. Paradossalmente, noi siamo un tantino più diffidenti.

 the invisible boy

 

Quindi, qualche anticipazione in anteprima su questo sequel?

Diciamo che se fai un sequel, e quindi un numero due di un film di supereroi o potenzi gli effetti speciali oppure cerchi un’altra strada. Noi, un po’ per scelta e un po’ per obbligo, perché i mezzi produttivi sono meno di quelli americani, abbiamo scelto la seconda strada, perché l’altra la fanno già loro molto bene. Noi invece possiamo vincere sull’aspetto che dicevi tu e cioè nel legare la quotidianità alla realtà con una dimensione fantastica. Nel nuovo film i ragazzi protagonisti avranno 16-17 anni, e quindi diventa molto interessante la scoperta dell’amore, del sesso, della morte, della fine, dell’abbandono: tutti i temi importanti delle nostre vite, in quel periodo di passaggio dall’adolescenza alla fase adulta.

Un’ultima domanda: quali consigli si sentirebbe di dare un giovane che oggi ha come sogno nel cassetto quello di diventare regista?

L’unico consiglio che riesco a dare è quello che ho fatto io. Anche negli anni ’70 non era facile fare cinema e neanche teatro. Io cominciato col teatro, con un gruppo di amici senza una lira… però insomma ci abbiamo provato. Io credo che bisogna essere come diceva Nanni Moretti “autarchici”, e cioè provare a farlo. Vedi, oggi c’è qualsiasi cosa: un telefonino, una fotocamera, cioè puoi girare con qualsiasi mezzo, basta trovare magari delle altre persone che hanno la tua stessa passione. Provare a farlo perché se aspetti che qualcuno te lo faccia fare, uhm…puoi aspettare tutta la vita! I sogni bisogna provare a metterli giù su carta o su pellicola.

foto


Ringraziamo il regista Gabriele Salvatores per averci concesso questa intervista
Alessio Foderi
per Radioeco

 

 

post di questa categoria

ATP (8)

eventi della settimana...

eventi della settimana – atp #85: Arno Vivo, Pistoia blues e Firenze rocks

Copy of Copy of ON POINT (5)

Radiohead, Populous &#...

Radiohead, Populous & More | Demography #210

pantesca

Insalata Pantesca

Insalata Pantesca

radiohead oknotok

Radiohead, “OKNO...

Radiohead, “OKNOTOK” – Artwork della Domenica

ultimi post caricati

erew

Kinzica Fantasy prima ...

Kinzica Fantasy prima edizione

Presentazione "Da Cassino ad Hollywood" - Promovie (foto @Promovie)

Cos’è Promovie?...

Cos’è Promovie? – “Da Cassino ad Hollywood” @LaFeltrinelli

Pixel 45 giri

45 giri in Gipsoteca &...

45 giri in Gipsoteca – serata conclusiva

20170611_131909

Star Event 2.0 nel cuo...

Star Event 2.0 nel cuore di Pisa

Commenti