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Intrappolata – Serata noir al Teatro Nuovo

Venerdì 21 settembre, al Cinema Teatro Nuovo, è andato in scena Intrappolata, uno spettacolo curato da Teatranti quanto basta. La compagnia, nata quattro anni fa a Calci, fonde le esperienze di diverse realtà pisane e si pone come compito principale quello di dare vita a opere contemporanee, curandone, se necessario, la traduzione.

In questo caso, la scelta è caduta su una drammaturgia (nominata al prestigioso Edgar Award come miglior opera teatrale) di Steve Braunstein, regista -finora inedito in Italia- che ha avuto modo di collaborare anche con il mondo del cinema (Universal Pictures, Miramax, Tribeca Productions). Proprio per questo, forse, Intrappolata risulta così intrinsecamente legato all’immaginario cinematografico dal rendere praticamente impossibile fruirne senza pensare di essere stati catapultati in un film di Hitchcock o tra i pini di Twin Peaks. L’atmosfera, infatti, è quella di un noir, come reso inequivocabile dalla locandina, che richiama quelle delle pellicole degli anni ’40 – ’50.

Intrappolata

foto Gaia Barillà

A reggere la scena, con un crescendo di botta e risposta irriverenti, ci sono due attori: Fabio Cei e Valentina Mucci (che ha anche curato la regia). All’inizio della pièce sembra di trovarsi di fronte a una marea di stereotipi (lo scrittore, la dark lady, una stazione solitaria, un misterioso omicidio, la notte che fa da cornice al tutto), ma si tratta di pura apparenza. Dopo una fase iniziale di conoscenza dei personaggi, i colpi di scena, che arrivano a volte a capovolgere completamente la situazione, vengono sviscerati a un ritmo incalzante che permette di mantenere l’attenzione per novanta minuti filati.

Denaro, amore, seduzione si incrociano in una storia che ha come principale filo conduttore l’opposizione, non sempre evidente, tra intrappolare ed essere intrappolati, tra quello che viene vissuto e quello che viene solo raccontato. Mentre aspettano un autobus come se fosse Godot, i due protagonisti si confrontano su cosa voglia dire essere uomini e donne e su cosa significhi custodire un oscuro segreto. “Tu sei l’unica sconosciuta che conosco” esclama Bailey Bryce a Rhonda Claire, descrivendo alla perfezione l’ineffabilità del loro rapporto, che tiene il pubblico con il fiato sospeso fino all’ultima scena.

Intrappolata

foto Gaia Barillà

Abbiamo rivolto qualche domanda alla regista, Valentina Mucci:

Siete una compagnia relativamente giovane, ma che viene da un mix di esperienze diverse. Potete dirci qualcosa su come è stato coniugare i vari modi di fare teatro e come è nata l’idea di fondare una compagnia propria?

Sono convinta che le differenze non siano un ostacolo, ma un’opportunità di crescita. Ognuno di noi porta con sé un bagaglio variopinto è vero, ma gran parte di esso è comune a tutti, avendo avuto molte occasioni di lavorare insieme già prima della nascita della compagnia.

Abbiamo deciso di fondare Teatranti Quanto Basta dopo diversi anni di laboratori e di saggi di fine corso, ma che non riuscivano mai a saziare fino in fondo la nostra fame di teatro. Volevamo anche confrontarci con la drammaturgia più recente ed inedita in Italia, dando vita a spettacoli che potessero crescere e svilupparsi, viaggiare oltre i nostri piccoli confini.

Intrappolata è dichiaratamente un noir, genere che ha una sua fortuna letteraria e cinematografica. Ci sono stati dei romanzi o dei film da cui avete tratto spunto per la caratterizzazione dei personaggi? Quanto sono diffuse le drammaturgie originali appartenenti a questo genere?

Sono una grandissima appassionata di cinema, di tutti i generi. Il mio primo film noir credo sia stato Il terzo uomo con Orson Welles, visto in lingua originale al liceo. Mi ha colpito molto. Ero già una grande ammiratrice di Alfred Hitchcock, benché la sua produzione fosse incentrata più sul thriller che sul noir. Una recente fonte di ispirazione è stata Sin City, cui dobbiamo la nostra colonna sonora e l’idea dei monologhi “fuori campo”. Per la caratterizzazione dei personaggi siamo partiti dagli stereotipi del genere, lasciando poi spazio alla nostra umanità e fisicità.

Il noir non è molto diffuso in teatro, forse il thriller ha più fortuna. Credo dipenda dalla falsa convinzione che gli spettatori vogliano vedere esclusivamente commedie leggere. Quando cerco una nuova pièce, la mia attenzione si focalizza sull’originalità e la forza del testo, indipendentemente dal genere di appartenenza. Pensa che The Tangled Skirt (Intrappolata) mi è capitato tra le mani mentre valutavo alcuni testi di fantascienza!

Potete svelarci quali saranno i prossimi appuntamenti con Teatranti quanto basta?

Le prossime date di Intrappolata non sono ancora state definite. Sicuramente lo proporremo a rassegne e concorsi, con la speranza di portarlo un po’ in giro per l’Italia. Nel frattempo ci metteremo alla ricerca di un nuovo testo, che includa anche gli altri attori della compagnia.

Gaia Barillà per Radioeco

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