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ITALIA: REPUBBLICA CIECA. La compagnia Berardi-Casolari in In fondo agli occhi

1012706_10153038753535313_1474034412_nLa serata di mercoledì si apre con una rappresentazione della compagnia Berardi-Casolari, una realtà teatrale totalmente indipendente ed auto-finanziata, ecco perché alla fine del grazioso spettacolo il pubblico verrà esortato dai due attori, Gianfranco Berardi e Gabriella Casolari, ad acquistare la maglietta della compagnia, che reca scritto “Non invidiare… Imita!”, un capo d’abbigliamento con funzione apotropaica: si vocifera infatti riesca a tenere lontani coloro che vivono fagocitando l’entusiasmo altrui.

L’opera rappresentata, In fondo agli occhi, corre su due binari distinti e complementari che fungono da parametri analitici della realtà contemporanea, afflitta dalla crisi economica, dalla rassegnazione, dal desiderio di evadere per andarsi a perdere altrove, senza alcuna reale possibilità di costruirsi una vita alternativa, proprio a causa di un disfacimento che è soprattutto psicologico.

Il tema della lungimiranza del cieco, della posizione privilegiata dalla quale il giovane Tiresia riesce a fare esperienza e interpretare la realtà, si allarga a pestilenza metaforica, in un Paese che cova in seno la rabbia di un riscatto sociale al quale non riesce ad approdare, dove la mediocrità si condensa nel neon tricolore del Bar Italia, la cui omonima proprietaria lamenta i clienti scomparsi, i tradimenti del marito; sogna la lotteria, le isole tropicali: afflitta da quello che potremo definire un bovarismo contemporaneo, Italia riflette sulla felicità come condizione prettamente interiore nella quale non può più neanche sperare, al fianco di un compagno del quale deve prendersi cura e sorbirsi gli slanci egocentrici, le velleità profetiche che attribuisce alla sua condizione fisica, il continuo sentenziare sul destino del Paese.

Tiresia apre lo spettacolo coinvolgendo immediatamente il pubblico a inveire contro la sua condizione di cieco, come a spezzare un tabù perpetrato in funzione di un approccio assistenzialista a chi è affetto da tale disabilità, mentre Tiresia ne evidenza la maggiore capacità di comprensione e la minore possibilità di inganno, perché l’approccio tattile, concreto, del cieco non può essere arginato dalle luci accecanti che ogni giorno vengono proiettate verso gli occhi attoniti dei vedenti.

Italia mette a tacere quello sproloquio ed assistiamo alla scena “della cura”: il bagno, l’asciugatura, il vestirsi, mentre Tiresia continua a rimarcare quanto si senta sprecato nel suo Paese, deriso in tutta Europa.

996562_10153038753765313_142087601_nLa funzione salvifica designata dal personaggio di Italia, nonostante la costante venatura di disillusione, ricorda la moglie del medico protagonista del romanzo-culto di José Saramago Cecità, che «dava l’impressione di trovarsi contemporaneamente dappertutto, aiutando a caricare, comportandosi come se guidasse gli uomini», una Beatrice de-angelizzata e calata in una nazione che brancola nel buio.

 Tiresia e Italia accendono l’insegna del misero bar, lanciano, sulle note del Nabucco, le vesti dei clienti che non entrano più: lo sfigato con i rollerblade, il playboy, il postino, l’assessore, tutti finiti male.

Si rivolgono al pubblico invitandolo ad esternare le proprie frustrazioni e piccole perversioni, l’attaccamento morboso ai social network che è riuscito a svuotare il senso dal fare politica, che ha frammentato ancora di più una popolazione dimentica di coesione e comunione d’intenti, che attraverso le singole voci di cittadini poco accorti assurge a narrazione universale del suo tempo, dove il dubbio amletico è “avere o non avere”.

Dopo un battibecco più acuto con Tiresia, Italia rientra in scena con un cocomero in mano, tenuto all’altezza del ventre, che Tiresia, al tatto, scambia per il segno della gravidanza della compagna; da questo errore nasce la discussione sul futuro di un loro ipotetico figlio, di fronte al quale si pone un bivio imprescindibile: o l’Inter o la morte. Il calcio, la realizzazione finanziaria, il turbinio di donne e fama. O il vuoto pneumatico.

Dopo un’altra serie di vivaci scambi di stralci di vita, i due solchi entro i quali l’opera ha corso in tutto il suo dipanarsi si fondono nella dichiarazione di Tiresia, che riacquisterebbe volentieri la vista soltanto per poter vedere colei senza la quale non potrebbe vivere, della quale ama pregi e difetti.

La crisi caratterizzerà sempre i loro rapporti e il mondo che li circonda, ma affronteranno tutto in due.

Francesca Gabbriellini

>>> QUI trovate tutte le foto scattate dal nostro Giuseppe F. Pagano.

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