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Kraftwerk – “The Man Machine” | Artwork della domenica

Torna l’Artwork della Domenica e parte con un vero monumento storico, “The Man Machine” dei Kraftwerk, album di svolta della discografia del gruppo tedesco.

Era tanto tempo che non si parlava più di artwork, la pausa estiva è durata un po’ più del necessario, ma si riparte e con il botto! Inauguriamo questa nuova fase della rubrica con un album che ha fatto la storia, e con una band che ha influenzato tutti e tutto. In occasione della loro partecipazione al Club To Club di Torino, uno degli eventi musicali più attesi dell’anno, l’artwork è dedicato agli innovativi Kraftwerk.

kraftwerk c2c

Kraftwerk, 3-D The Catalogue – 1 2 3 4 5 67 8

Per i fortunati che saranno a Torino, i Kraftwerk saranno presenti dal 4 al 7 novembre con la loro serie di concerti in 3-D The Catalogue – 1 2 3 4 5 67 8: un’esplorazione cronologica degli esperimenti sonori e visivi dei Kraftwerk, che presenta otto classici album del loro celeberrimo repertorio con visual ed effetti 3D spettacolari. Un evento che tutti vorremmo non perdere, anche perché, la band in questione ha creato la colonna sonora per l’era digitale del XXI secolo.
I Kraftwerk si formano a Düssenldorf nel 1970, destinati a diventare i pionieri della musica elettronica, oltre ad essere fonte di ispirazione per tanti generi che senza la loro impronta non sarebbero mai nati, o avrebbero avuto storie completamente diverse da quelle che conosciamo.

Ralf Hütter e Florian Schneider, fondatori dei Kraftwerk, si conoscevano già da un po’. Entrambi studenti al conservatorio, prima di creare il progetto che li avrebbe fatti conoscere in tutto il mondo, avevano militato in un’altra band, gli Organisation, per poi abbandonarla e pubblicare Kratfwerk 1, primo album uscito un anno dopo la nascita dell’omonimo gruppo, registrato insieme a  Klaus Dinger e Michael Rother. C’è da dire che la formazione dei Kraftwerk subirà molti cambi durante gli anni: il primo ad andarsene sarà proprio Hütter, subito dopo il primo disco, per poi tornare qualche mese dopo. Seguirà l’abbandono di Dinger e Rother che formeranno un altro grande gruppo, i Neu!. Vari componenti si susseguiranno nella formazione del progetto, e tra i grandi abbandoni ci sarà anche quello di Schneider, ma qui siamo ai primi anni del 2000, e molto lontani dalla svolta musicale e dall’artwork di cui si parlerà nell’articolo.

Il sound che caratterizza i Kraftwerk, parte con un disco in particolare, Autobahn del 1974, che segna l’inizio della svolta per gli artisti tedeschi, poi sarà la volta del concept Radio-Activity, e in seguito uscirà Trans Europe Express, un po’ più sottotono. La consacrazione arriva nel 1978 con The Man Machine, con il quale i Kraftwerk, IL DISCO della band, che ottiene una risonanza mai avuta prima. Se i primi album non erano pienamente compresi per la loro avanzata sperimentazione, in fin dei conti parliamo degli anni ’70, con The Man Machine, alla soglia del nuovo decennio, i Kraftwerk raggiungono un livello altissimo. Un disco ancora più decadente, in cui finisce l’uomo e inizia la macchina, The Man Machine è un inno alla razionalità dell’uomo macchina, migliore e perfezionato. Messi da parte gli strumenti musicali, i sei brani dell’album sono riprodotti tramite sintetizzatori vocali e drum machines, che trasmettono delle emozioni totalmente fredde, ma così innovative da far rabbrividire l’ascoltatore.

Kraftwerk The Man Machine

L’artwork che accompagna questo capolavoro, che potremmo chiamare Artwerk a voler fare i simpatici, è totalmente in linea con la freddezza del suo contenuto. I componenti della band tedesca sono presenti sulla copertina, in cui il colore rosso è si predominante, ma non c’è nulla di caldo nella sua presenza. L’artwork infatti è costruito come un manifesto costruttivista ispirato all’arte di El Lissitzky, artista russo che nasce con il Suprematismo di Malevich, che diverrà la fonte di ispirazione primaria per Lissitzky. L’artista che godeva anche della simpatia di Marc Chagall, con l’ascesa di Stalin al potere si ritrova a dover abbracciare l’ideologia del nuovo potere russo, il quale aveva sciolto nel 1932 le associazioni artistiche indipendenti, tra cui le Avanguardie. Come tanti altri artisti, Lissitzky dovette adeguarsi e impegnarsi nella propaganda sociale attraverso manifesti politici, propria del Costruttivismo. Il Costruttivismo nasce infatti in Russia, durante il periodo pre-rivoluzionario, con l’ideologia del progresso, che lo accomunava un po’ al futurismo. Proprio per la vicinanza con l’ideologia futurista, che al contrario di quella costruttivista vicina al comunismo, l’artwork di The Man Machine fu accolto con stupore, e ci fu chi lo volle accostare a un’ideologia fascista. Con questi movimenti artistici i Kraftwerk condividono l’ideologia del progresso, che in The Man Machine viene portata agli estremi, ponendo le macchine in sostituzione dell’uomo.

kraftwerk
Il rigore che traspare dalla copertina, dai lineamenti delle figure, dall’idea di proporre un manifesto, rende tutto ancora più meccanico e freddo. Il rosso, presente anche nelle “divise” dei componenti dei Kraftwerk, viene cosi sovrastato dal sound, dal messaggio, facendogli perdere ogni attributo che tradizionalmente lo avvicina ad emozioni passionali e infuocate.
È un artwork decadente, e al tempo stesso simbolo di una rinascita musicale e culturale, e a pensarci è assurdo quanto sia stato fondamentale avere un disco simile che dà piena fiducia ai robot, ai computer piuttosto che all’uomo. E pensare che senza The Man Machine avremmo avuto una storia musicale completamente diversa, ribadisce l’essenzialità dei Kraftwerk, e l’importanza di andarveli a godere al Club To Club a Torino.

Grazia Pacileo

 

 

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