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Kurt Vile, Dave Gahan & Soulsavers, Roots Manuva – BringTheEco#2

State morendo dal freddo? Osservate con sguardo triste e malinconico, perso dietro la finestra, il cielo grigio post-apocalittico degno di The Road? Vorreste un po’ di compagnia ma tutti i vostri amici sono blindati a casa come voi in pigiama? O non è il freddo, ma tremate piuttosto al pensiero di quella solita, maledetta domanda che ogni dicembre vi viene puntata alla testa come una pistola carica: «Che cosa fai a capodanno?».

Qui ci vuole un po’ di musica, e di quella che sappia scaldare. Kurt Vile, il nuovo disco dei Soulsavers insieme alla suadente voce di Dave Gahan e i ritmi fumosi e decisi di Roots Manuva sono la selezione di BringTheEco per questa sua seconda settimana. Musica che saprà accompagnarvi se starete da soli, insieme a quell’unica persona che volete davvero vicino, o se starete per passare una serata a casa al calore della compagnia degli amici. Sarà anche che winter is coming, ma di sicuro melancholy never left. Tè caldo alla mano e andiamo a premere play!

Kurt Vile
Kurt Vile – B’lieve I’m Goin Down… (Matador, 2015)
Si inizia placidamente, con un disco che con tranquillità e quasi in punta di piedi invita a farsi ascoltare. Il sesto disco di Kurt Vile, americano classe 1980, è un piccolo gioiello di folk cantautoriale dal sapore vintage anni ’60 e ’70, ma che, e qui sta la classe del nostro, non suona per niente datato o forzatamente rétro. Nel corso del tempo, infatti, il songwriting si è fatto sempre più maturo e capace di sfruttare le varie influenze che Kurt Vile ha assorbito lungo la sua carriera: B’lieve I’m going down… ad oggi è la manifestazione più completa di questo percorso, prima di tutto personale ed interiore, oltre che artistico. La peculiarità del disco è quella di essere circondato da un’aura notturna, emanando una delicata intima atmosfera ottenuta ora con col banjo (“I’m an Outlaw“), ora col piano (nella semi funkeggiante “Lost My Head There“e nella suadente “Life like This“) o semplicemente con la sola chitarra acustica ad accompagnare quel tipico timbro nasale quasi dylaniano lungo arrangiamenti minimali ma per niente poveri. Anche se sprofondati nel letto, Kurt Vile riesce a farci viaggiare sino al deserto notturno con uno dei pezzi più belli dell’album, “Wheelhouse“, nato non a caso dopo una jam con i Tinariwen presso il Rancho de la Luna, nel deserto californiano di Joshua Tree, dove il disco è stato anche registrato. Nick Cave e Neil Young si danno la mano nel tramonto della California, Kurt Vile li osserva sereno e divertito e ci racconta la scena.

Kurt Vile
Dave Gahan & Soulsavers – Angels & Ghosts
(Sony, 2015)
La voce di Dave Gahan, frontman dei Depeche Mode, già dietro al microfono tre anni fa sul precedente lavoro dei Soulsavers, “The Light The Dead Sea”, è una delle cose più sensuali che ci siano in circolazione, e ciò è innegabile sia che siate maschietti o femminucce. Angels & Ghosts arriva con un tempismo perfetto per riscaldare l’anima e anche il corpo se si è in dolce compagnia: il disco infatti condivide col suo precedente il suono romantico, rivisitandolo in chiave più gospel e blues, con gli innesti orchestrali che rendono più emozionanti e a tratti più drammatici alcuni passaggi. Il duo Machin/Glover, produttori inglesi ormai navigati e sapienti artigiani del suono, ricama il disco su misura per Gahan (che partecipa comunque anche alla scrittura dei pezzi), qui perfettamente a suo agio in veste di maledetto e decadente crooner in giacca e cravatta, perennemente in penombra. E chi meglio di lui che ne ha passate tante, tra droga, depressione e successo mondiale, potrebbe decantare l’ascesa e la caduta di ogni piccola vicenda umana, di quegli angeli e fantasmi del titolo che attraversano il mondo. Angel & Ghosts riesce ad essere elegante senza scadere nel platinato, regalando momenti molto intensi come l’iniziale “Shine“, “One Thing” e chiudendo in bellezza con “The Last Time“, ipotetica sigla d’apertura per una serie alla True Detective, e “My Sun“, quasi lynchiana, che non sfigurerebbe in qualche scena di Velluto blu. Se volete fare un regalo per natale a quella vostra cugina diciottenne, questo disco fa decisamente per voi. Lei si aspetta l’ultimo di Adele, ma voi, con un sorriso sornione e un’amorevole pacca sulla spalla, le dirette: «Fidati, meglio questo».

Kurt Vile
Roots Manuva – Bleeds (Big Dada Recordings, 2015)
Concludiamo questa carrellata consigliando un disco che potrà essere un ottimo modo per accendere con stile le serate in compagnia dei vostri amici mentre fuori imperversa il freddo. Ritorna sulle scene con un nuovo full l’inglese dalle origini giamacaine Roots Manuva, che pubblica Bleeds, sesto album in casa Big Dada. Il rapper ci ha abituati fin troppo bene, almeno fino a questo momento della sua interessante carriera, caratterizzata dall’incontro fra i ritmi dell’hip-hop più sporco e grasso e i suoni dell’underground elettronico. In Bleeds tutto questo non è da meno, creando un disco dal profilo altamente personale, dove Roots Manuva è naturalmente il protagonista grazie al suo flow e alla caratteristica voce profonda ma, nello stesso tempo, senza il rischio di strafare: le basi riescono a “parlare” da sé, incalzate da beats oscuri e fumosi, e creando degli strumentali molto atmosferici come in “Fighting For?” e “I Know Your Face“. Ascolto dopo ascolto, ci si accorge di una continua sinergia fra la voce del rapper inglese e i suoni del disco, che arrivano quasi ad influenzarsi a vicenda senza che uno predomini sull’altro: in sostanza, pura classe. Sia che si voglia muovere il culo, sia che si voglia vivacizzare un po’ l’atmosfera con della buona musica, Bleeds offre un ventaglio di situazioni sonore molto vario e interessante, in bilico fra sperimentalismo e fruibilità. Risulta superfluo stare a citare un brano anziché un altro: dall’iniziale e bellissima “Hard Bastards“, passando per “Facety 2:11“, prodotta da Four Tet, “Cargo” dal tocco old-school o le trascinanti “Knee-Jerk” e “One Thing“, tutto suona molto compatto e calibrato. Insieme a “To Pimp A Butterfly” di Kendrick Lamar, Bleeds finsce dritto dritto fra le migliori uscite rap dell’anno. Ricordatevi di regalarlo a quell’altro vostro cuginetto al posto dell’ultimo di Guè Pequeno. Ve ne sarà grato.

Carlo Cantisani

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