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La Bastarda di Istanbul @CittàdelTeatro

Alla Città del Teatro è andato in scena La Bastarda di Istanbul, romanzo del 2006 di Elif Sharaf, nell’adattamento teatrale e regia di Angelo Savelli.

La sala è gremita per “La Bastarda di Istanbul”. Moltissime persone di diverse età, che sedute in platea attendono l’inizio dello spettacolo. Gli ultimi assestamenti, i ritardatari prendono posto e si abbassano le luci. In scena un baule e una lucidissima Serra Yilmaz che con la calma serafica di chi è del mestiere comincia a raccontare. Racconta di se stessa, in terza persona, come in uno scollamento attrice personaggio, racconta di Banu e della sua famiglia.

La Bastarda di Istanbul - foto di agoravox.it

La Bastarda di Istanbul – foto di agoravox.it

Da lì parte un sequenza di donne, le componenti della famiglia turca Kazancl. Una famiglia tutta matriarcale, un insieme di donne ricche di caratteristiche e di colore, fin troppo stereotipate e pleonastiche nella messa in scena e nella recitazione. Un susseguirsi di episodi, incontri, riunioni intorno al tavolo. Nelle parole delle protagoniste si snoda la trama che viene animata dalla pedissequa regia di Savelli, che sente il bisogno di mostrare ogni singolo passaggio con trita ricorrenza.

Le diverse ambientazioni si alternano sullo sfondo della scena, con proiezioni animate che restituiscono un’immagine a tratti interessante e coinvolgente, a tratti ridondante e esteticamente non all’altezza del lavoro complessivo. Una sequenza di illustrazioni didascaliche e senza ricerca visiva. Al mondo turco si alterna quello statunitense. La famiglia armena Tchakhmakhchian entra nella storia (dopo un’ora e mezza di spettacolo) e le vite dei personaggi cominciano ad intrecciarsi, come a costruire un arazzo tra occidente, oriente, storia del ‘900, identità culturale, patriottismo. I personaggi, stereotipati e macchiettistici portano in scena il grande tema del genocidio del popolo armeno, avvenuto agli inizi del xx secolo, in Turchia.

In un clima cabarettistico e ricco di facili gag, luccicano sul palco alcuni punti in cui il testo si fa portavoce di temi sociali che, calati nella quotidianità delle donne che vivono la scena, diventano di carne,ossa e sangue e ricordano allo spettatore la potenza della Storia che traccia i binari della vita quotidiana. La sala è gremita. Molte le risate alle facili battute legate alla rappresentazione stigmatizzante dei personaggi. La sala gremita accoglie con facilità e semplicità uno spettacolo che ha il pregio -difetto di essere divulgativo; accoglie Banu e le sue sorelle con una clemenza tutta occidentale, le risate risuonano come un esorcismo da quel mondo orientale che affascina e mette contemporaneamente timore. La questione armena vive nelle due giovani figlie, nelle ultime generazioni, come se ancora una volta dovessero essere i giovani a dover risolvere i disastri degli adulti.

La Bastarda di Istanbul ha di buono il senso di comunità e di gioco teatrale che regala al pubblico ed anche la semplicità che diventa utile alla diffusione delle storie. Che questo sia solo un timido inizio di sale gremite.

Perché andava visto o anche del perché te lo sei perso in 5 punti: 1. Perchè magari scoprivi qualcosa su Armeni e Turchi. 2. Perchè veder eun teatro pieno di gente fa sempre bene, sempre. È gente che si è alzata, è uscita e ha scelto di condividere un’ eperienza. Sembra banale, ma ahinoi non è più. 3. Perchè Serra Yilmaz si muove sul palco come nel suo salotto di casa, ed è un piacere. 4. Perchè assistere a più teatro possibile ti permette di capire cosa faccia per te. 5. Perchè l’oriente, il grande sconosciuto, ci ha fatto immaginare mondi lontani.

Flaminia Vannozzi per RadioEco

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