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La Casa di Jack: la recensione

La Casa di Jack di Lars Von Trier al Cinema Arsenale in versione integrale

La Casa di JackDal 14 al 17 marzo arriva al Cinema Arsenale La Casa di Jack, l’ultimo controverso film di Lars Von Trier, giunto nelle sale italiane in due versioni. Il pubblico (solo maggiorenne) potrà visionarlo o in versione originale (con sottotitoli in italiano) integrale, oppure ridotta e censurata.

Il regista con questa sua ultima opera ci offre un ulteriore esempio del suo cinema provocatorio. Da un parte La Casa di Jack è un viaggio nella mente del protagonista, scandagliando le sue ossessioni di uomo affetto da disturbo ossessivo compulsivo, mettendo a nudo le sue debolezze e angosce; dall’altra ci offre una riflessione sulla realtà in ottica nichilistica.

Jack (Matt Dillon), ingegnere con ambizioni creative in campo architettonico, è un serial killer americano che vede nella putrefazione e nel disfacimento dei corpi l’ideale processo degenerativo su cui innestare il potenziale liberatorio di un gesto artistico e da ciò, ne consegue, una serie di efferati delitti che sono da ritenersi delle vere e proprie performance.

La casa di Jack per l’esigenza autoanalitica e l’esibizione del sé trova molte analogie con  Nymphomaniac, (sempre di Von Trier). Analogamente alla sua opera precedente è anche qui presente un confronto serrato tra due personaggi antitetici, un confronto dialogico atto a intervallare i cinque capitoli o per meglio dire i cinque incidenti del film.

Trovano perciò spazio, tra le vicende narrate, notazioni didattiche di vario tipo. Tra un omicidio e l’altro si inseriscono dunque digressioni più o meno ampie sulla caccia, le tecniche vitivinicole, citazioni iconografiche e letterarie dell’opera di William Blake, insistenti richiami alla figura del pianista Glenn Gould, dimostrazioni logico-matematiche e riflessioni sull’importanza delle icone; il tutto arricchito da immagini di repertorio ricavate da filmati d’epoca, documentari, fotografie, riproduzioni di dipinti e disegni, cartelli illustrativi e  sequenze animate.

 Il dialogo continuo a cui il pubblico assiste è quello tra il protagonista Jack e un misterioso interlocutore di nome Verge (Bruno Ganz), personaggio avente un ruolo centrale nel finale. La temporalità è circolare con una cornice atta a racchiudere una serie di flash back che oltre a essere  anello di congiunzione tra inizio e fine, ci permettono di addentrarci sempre più nella mente del serial killer.

La Casa di Jack

Rispetto alle opere precedenti,  ne La Casa di Jack, si assiste a un’ evoluzione del poetica del regista. Sebbene infatti ci siano degli elementi di continuità con Nymphomaniac, Von Trier vira qui dall’ eros al thanatos, dal femminile al maschile.

Complessivamente il film, malgrado la sua non brevità, risulta assolutamente godibile, sostenuto anche dal ritmo alternato tra le sequenze dedicate ai cruente delitti in cui predomina uno stile realistico. Ad aiutare il tutto anche la staticità di alcune sequenze del finale, ove scompaiono le riprese barcollanti, le grossolane zoomate sui volti degli attori e il montaggio frammentario e discontinuo; per far posto nell’epilogo a un montaggio per blocchi con inquadrature dalle linee pulite assemblate con cura e manipolate in postproduzione e caratterizzate da  ralenti presi in prestito dalla videoarte atti a riporre celebri dipinti.

Lo spettatore sarà catturato dal moto ascensionale e discensionale insito nella storia di Jack. Se da una parte assisterà all’ innalzarsi, dopo vari tentativi, della Casa che dà il nome al film, dall’ altra sprofonderà negli abissi della mente del protagonista in un male assoluto e profondo dal quale non c’è più ritorno.

Voto: 8

Isabel Viele per RadioEco

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