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La laurea con 110 e lode ai tempi della Terza Guerra Mondiale

La laurea con 110 e lode ai tempi della Terza Guerra Mondiale. O, i racconti di Misofica.

Il gran giorno era arrivato. E pioveva. Che razza di sfiga.
No, rettifico: cosa ci frega della meteorologia quando si parla di un giorno come quel giorno? E poi la pioggia non può che contribuire a quella generale patina di impressioni che ci suggeriscono la fine di un periodo della (nostra) vita, a quell’economia di segni che permea tutto il mondo (mentale) nei giorni che, come quello, vengono da noi detti “importanti”. Insomma, per dirla in parole disoccupate (meglio non nominare quel secco sostantivo della lingua italiana che ricorda in primo luogo la dieta che gli Occidentali più sensibili al tema vorrebbero condurre evitando gli zuccheri e in secondo luogo… chi altri mi ricorda questa parola? Ah sì, i morti di fame! [Per i meno perspicaci il vocabolo in questione è “povero”])… ma che stavo dicendo? Ho perso il filo. Tu guarda, uno sceglie una parola al posto di un’altra e manda a quel paese tutto il suo ragionamento! Ah ecco… per dirla in parole precarie, apri parentesi, puntini di sospensione, chiudi parentesi, la pioggia ci sta tutta. È la purificazione dopo tanta putredine.
O almeno così la pensava la matricola 999999 contemplando l’incupito ciel pisano dalla finestra della camera il della quale prezzo d’affitto lui mensilmente pagava, dopo essersi svegliato all’orario convenuto ed essersi reso conto d’esser sopravvissuto alla sua vita quanto bastava per arrivare al giorno della sua laurea. Il pensiero successivo fu: caffèèèèèèèèèèè… si fece il caffè. Poi una vocina fumosa nel suo cervello gli suggerì: sigarettaaaaaaaaaa… fumò una sigaretta. Doccia? Doccia. E mentre s’insaponava non resistette all’idea di farsi una sega. Dopo un iniziale entusiasmo, fomentato dalla sua prolungata repressione , il pensiero della sua imminente laurea lo innervosì così tanto che il suo solingo piacer durò tanto da intorpidirgli la mano. Si concesse comunque, sia malgrado che proprio in virtù di ciò, la soddisfazione di una bestemmia partorita con la più sincera e spontanea passione. La suddetta bestemmia è la seguente… [il sito radioeco.it ha ritenuto opportuno non documentarla perché del tutto gratuita e insignificante ai fini della storia: è risaputo infatti che l’estetismo non è il nostro forte].
Prime telefonate:
MAMMA: Allora, tesorino, mancano poche ore e ti potrò chiamare dottore!
AMICO DEL SUO PAESE: Cazzo, ma ti rendi conto, cumpa’? Mancano poche ore e poi ti potremmo fa’ “dottore dottore dottore del buco del cul vaffancul vaffancul”!
SUA RAGAZZA: Finalmente stasera ti potrò coccolare un po’.
RAGAZZA CON CUI IL MESE PASSATO HA TRADITO LA SUA RAGAZZA: Finalmente stasera ti potrò coccolare un po’.
Poi di nuovo la MAMMA: Finalmente stasera ti potrò coccolare un po’.
Al che la matricola 999999 spense il cellulare.

Mentre il nostro beneamato numero dall’antroponimo che spesso anche lui dimenticava (dal momento che in quei faticosi anni di studio usava la sua cifra identificativa molto più del nome proprio) usciva dalla sua abitazione dopo aver preso, oserei dire intelligentemente, l’ombrello, l’alto comando del PUPPA (Popoli Uniti per la Pace Perpetua Americana) ordinava l’inizio della Terza Guerra Mondiale per garantire la pace nel mondo. Quando 999999 varcò la soglia della facoltà che stava a 50 m da casa sua, Baghdad, Mosca, Pechino, l’Africa nera e, accidentalmente, l’isola di Sant’Elena erano ormai scomparse per sempre dalle cartine geografiche.
999999 aspettò il suo turno fuori dall’aula magna discorrendo con tutta la gente che lo attorniava. La mamma piangeva già dalla commozione. Il tempo che le sue lacrime toccassero terra e Washington D.C., New York, Londra, Parigi, Bruxelles, Berlino, Roma, Gerusalemme, Tokyo e l’Africa mediterranea erano ormai un cumulo di macerie. Un missile con testata nucleare recante il logo di una multinazionale della profilassi sessuale per scopi promozionali, andata in tilt la bussola giroscopica, detonò nella Penisola dell’Antartide. Fu un massacro. I pinguini si estinsero prima di aver pranzato. Nel giro di due nanosecondi il continente ghiacciato non era più un continente ghiacciato ma un continente-onda anomala. Lo tsunami immerse l’intera America Meridionale. Si salvò solo un esperto alpinista che quel giorno aveva deciso di scalare la vetta più alta del continente. Ma si bagnò il tallone. L’Ucraina sprofondò nel Mare Nero: i suoi abitanti morirono cantando il celebre ritornello della Canzone del sole di Lucio Battisti. L’Europa era diventata una nuova Atlantide, ma finalmente era separata dalla Russia.
Il pavimento della facoltà dell’ateneo pisano tremava, ma 999999 pensò che fosse solo uno sfogo della sua troppo creativa ansia. Il prossimo era lui. Abbassò gli occhi sulla sua tesi rilegata e vide il suo nome di battesimo stampato sul frontespizio: capì che niente nella vita è un caso…
Adesso tocca al Signor Novecentonovantanovemila Novecentonovantanove!, disse il presidente della commissione. Venga Novecentonovantanove, gli disse il relatore. La signora Novecentonovantanovemila stava per avere un infarto. Contemporaneamente scomparvero due dei tre grandi monoteismi: il capitalismo, sebbene provato, era ancora in piedi. Sennonché, data la situazione generale, le borse crollarono e il flusso di denaro cessò come una troppo longeva eiaculazione. Ai potenti non restò altro da fare che defenestrarsi. Il proletari di tutto il mondo, o meglio coloro che tali credevan d’essere, finalmente si unirono. Nella morte. E i terroristi creparono dal terrore. Il PUPPA riprese i bombardamenti dopo una pausa caffè.
Nel frattempo Novecentonovantanove condusse un’eccellente esposizione di una altrettanto eccellente tesi di laurea. Gli diedero 110 e lode. Strinse la mano del relatore e degli altri membri della commissione, i quali gli fecero gli auguri per il suo avvenire. Cazzo, come vorrei una birra ghiacciata, pensava intanto il nostro assetato eroe. La stessa idea in quel momento l’ebbero anche i pochi milioni di uomini sopravvissuti all’umanicidio. Si precipitarono per le strade e fecero a pezzi i supermercati per rubare birra e altre merci. Alcuni spararono ad altri per rubare a chi rubava. Scoppiarono incendi, furono ordinate fucilazioni di massa. Nessuno chiaramente toccò i libri. Li divorarono gli insetti che non sapevano più cosa mangiare. I governi centrali si sciolsero dopo aver ordinato misure di eugenetica radicale: la pazzia sconvolse tutti. Nessuno accettava la pace nel mondo, così il PUPPA lanciò bombe a caso come previsto dal protocollo.
Novecentonovantanove aveva appena messo il piedi fuori dall’Aula Magna quando la prima bomba toccò Pisa. Ne seguirono infinite altre, più numerose delle gocce della pioggia. Il nostro eroe uscì dalla facoltà.
Dottore dottore dottore del buco del cul vaffancul vaffan… il coro si interruppe.
Fuori dalla facoltà non c’era più niente. La città e il mondo tutto erano un unico gigantesco cadavere in putrefazione. Novecentonovantanove si voltò verso il coro di gente che lo seguiva. Be’, almeno adesso non ho il più il problema di cercar lavoro, ahahahah!, disse scoppiando a ridere. Tutti gli altri erano increduli e terrorizzati. Sentirono un fischio sopra le loro teste. Era una nube di bombe. Si sparpagliarono correndo a destra e a manca, scomposti, simili a bestie impaurite. Novecentonovantanove rimase fermo. Si sentì un personaggio letterario partorito dalla folle penna di un profeta dell’apocalisse, ma era solo un laureato come tanti. Abbassò gli occhi sulla sua tesi rilegata e lesse il titolo stampato sul frontespizio: capì che nella vita niente è un caso…
Il titolo era Ironie radiofoniche di massa: perché Radioeco.it salverà il mondo.
Cioè, no, scusate… questa è la pubblicità che per contratto ho dovuto inserire nel testo.
Il titolo era La laurea con 110 e lode ai tempi della Terza Guerra Mondiale: quali prospettive per i nuovi laureati?
Sono un fottuto genio, si disse. Poi, deglutendo, aprì l’ombrello.
Il gran giorno era arrivato. E pioveva. Che razza di sfiga.

4

Dino Ranieri Scandariato

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