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La mia liberazione: una manciata di pensieri sul 25 Aprile

Per il 25 aprile alcuni redattori di RadioEco hanno scritto quella che è per loro la Festa della Liberazione, ispirandosi a variegate forme artistiche. Perché libertà ed arte sono legate a filo doppio, perché passione è mancanza di catene.

Chiudete gli occhi e immaginate di tuffavi in un abisso profondo ed oscuro, i polmoni hanno incamerato tutta l’aria possibile, ma hanno dei limiti. Ogni fibra del vostro corpo sta quindi disperatamente tentando di riemergere in superficie. Dall’oscurità iniziano a filtrare timidamente dei raggi di sole. E voi ci siete, finalmente infrangete lo specchio d’acqua. Finalmente il cielo. Finalmente l’ossigeno ed ecco che potete tornare a respirare. Affamati di aria e di libertà.

Questo è stato per l’Italia e per la libertà il 25 Aprile. Un riemergere stremati, desiderosi solo di nutrirsi di vita e di idee.

La liberazione di  Gabriele Flamigni:

                                   “E quindi uscimmo a riveder le stelle”                                                                                                                                                                                                                              (Dante, Commedia, Inferno, Canto 34, v. 139)  

Vincent Van Gogh

Vincent Van Gogh

Un verso che i secoli hanno reso banale, come banale ci sembra il gesto di chi guarda le stelle. Eppure ci sono stati momenti in cui altri gesti erano banali: momenti in cui si spiava il cielo per leggere la fiancata dell’aereo che rombava a bassa quota e si tendeva l’orecchio alle sirene; momenti in cui si faceva il callo agli arrabattati traslochi da una casa appena distrutta da un bombardamento ad un’altra, alla quale chi sa se e quando sarebbe piovuta dal cielo la stessa sorte maledetta. A coloro che hanno reagito perché volevano la libertà, quella vera, per gli oppressi dalle dittature; a coloro che hanno messo a rischio la propria vita perché finisse la guerra; a coloro che non sono riusciti ad assaporare la riconquistata libertà. Questo 25 Aprile 2015, 70esimo anniversario della Liberazione dell’Italia dal nazi-fascismo, lo dedichiamo a tutti i partigiani italiani. A tutti loro noi diciamo grazie perché, senza il loro coraggio, oggi non potremmo dire: “Quanto è banale guardare le stelle!”.

La liberazione di Alessio Foderi:

Sul set del discusso"Teorema"diretto da Pier Paolo Pasolini.

Sul set del discusso”Teorema”diretto da Pasolini.                                                                           

“Venne il giorno della morte
e della libertà,il mondo martoriato
si riconobbe nuovo nella luce.

Quella luce era speranza di giustizia:
non sapevo quale: la Giustizia.
La luce è sempre uguale ad altra luce.
Poi variò: da luce diventò incerta alba,

un’alba che cresceva, si allargava
sopra i campi friulani, sulle rogge.
Illuminava i braccianti che lottavano.
Così l’alba nascente fu una luce
fuori dall’eternità dello stile….
Nella storia la giustizia fu coscienza
d’una umana divisione di ricchezza,
e la speranza ebbe nuova luce.”

Pasolini parla di liberazione come di luce, come un’uscita dal buio. La mia liberazione consiste nel tenere accesa questa luce anche 70 anni dopo e non varcare nuovamente il baratro delle tenebre. La libertà – in tutte le sue forme – è linfa vitale per tutti noi, condizione necessaria per vivere e con-vivere. Dalla politica, alla religione, alle scelte quotidiane le catene devono sparire, essere eliminate. E anche se sembra un’utopia, la luce deve restare accesa in questo periodo più che mai. La storia siamo tutti noi anche per questo, per passarci il testimone, o meglio, in questo caso, la fiaccola.

 

La liberazione di Giacomo Corsetti: 

ilpopolo-224x313     “Mai nell’ambito dei conflitti umani, così tanto fu dovuto da tanti a tanto pochi”                       Winston Churchill.

In questa frase è racchiusa, se vogliamo, l’essenza di tutto quello che fu vissuto tra il 1940 e il 1945 dai civili e dai militari italiani. Le sirene che annunciano l’arrivo delle bombe. La paura di perdere tutto. Casa. Figli. Genitori. Sacrifici di una vita. La povertà e il patire la fame. Non sentirsi responsabili ma dover pagare lo stesso quello che non si è voluto. I massacri e le deportazioni di massa per niente. Con l’unica colpa di trovarsi nel luogo sbagliato al momento sbagliato. Ecco il 25 aprile 1945 segna la fine di tutto questo.

Prima una guerra inutile, poi l’occupazione nazista. Nei partigiani che combatterono c’erano insegnanti, imprenditori, socialisti, contadini, madri, padri, liberali e moderati. Di destra e di sinistra. Creando quel fenomeno a cui molti danno stupidamente un colore politico, la Resistenza. Resistenza significa “voler vivere”, significa “W la pace e la libertà”Libertà d’espressione, libertà di stampa. Quanto abbiamo realmente usufruito di questa opportunità che i nostri nonni ci hanno regalato non è argomento di dibattito oggi (la classifica sulla libertà di stampa ci vede globalmente sempre più indietro). Oggi come allora, e come deve essere sempre in futuro, è il tempo di ricordare per ringraziare tutti quelli che rischiarono o diedero la propria vita affinché le generazioni future possano dare libero sfogo al pensiero o ad un’idea senza essere perseguitati, per vedere i nostri figli crescere col sorriso, per avere il diritto di contare qualcosa vivendo in pace. A noi è stato donato questo regalo. A noi è stato chiesto di difenderlo.

 

La liberazione di Elena Bellini:

Man Sitting Beneath Tree. Guardo spesso questa fotografia di Vivian Maier.

albero1

Man Sitting Beneath Tree

Guardo l’albero, il suo tronco deformato dal vento: non perché sia bello, ma perché ogni volta capisco un po’ meglio cosa significhi Resistenza. Osservando bene, la Natura ci mostra che una certa forma di resistenza non deve mai cessare.

 

La liberazione di Sonny Wyburgh:

A Rina Puxxedu

“Le tue parole il vento non conosceranno
e forse la terra, troppo greve del tuo affanno,
non terrà grotta per custodirle, serbarle,
non una spelonca, un giaciglio, dove esse
rimarranno, a tua geologica memoria.

Piuttosto una cicala passando con il suo lieve
canto di zingara del tempo e di un sorriso
affranto di un pomeriggio di immatura estate;
lei sì, saprà cucire al suo il tuo pianto…

Ma non questo gli uomini diranno,
non questo loro, immersi tra il mirto e il marmo
della roccia che ha sepolto il tuo ultimo sguardo.
Loro guardano il mare, e il mare, spento, il loro inganno…”

 

La Poesia è innanzitutto dualismo manicheo tra schiavitù e libertà: l’autore è in primo luogo schiavo dei significanti e libero nei significati. Egli è poi schiavo delle sue impressioni, delle manifestazioni dei fenomeni dei quali come spugna diviene pregno, e libero di fornire loro nuova forma e aspetto, in un gioco di infinite potenziali analogie. Infine, last but non least come dicono i nostri amici albionici, come tutti gli uomini l’autore è schiavo delle contingenze storiche del suo tempo, del quotidiano affanno che viene imposto sul giogo della schiera degli uomini, ed è anche libero, libero di scegliere di non sottostare a questo giogo. Per fortuna in questo non è solo, e v’è, e vi è stato, chi più dei poeti lotta e ha lottato per assicurarsi la libertà e per poterla porgere agli altri in dono, nel pugno stretto di una mano avvezza a raccogliere ogni mattina la cicoria e il basilico dalle irte terrazze di una terra aspra e dura, come può essere la mano di una giovane donna ligure, morta allora a maggio, rinata per chi vi scrive ogni anno, il 25 Aprile.

 

La liberazione di Lucia Nasti:

lucia

Lucia ha scattato questa foto il giorno prima della sua partenza per Pisa. Le serviva solo questo per sentirsi a casa. Ma libera.

Una valigia. Un paio di occhiali per osservare il mondo con gli occhi giusti. Una scorta di libriLe mie scelte “libera-mente

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La liberazione di Dino Ranieri Scandariato:

«Senza dubbio la liberazione che si compie attraverso la magia è assai elementare, ma se l’umanità non se la fosse mai guadagnata, non le sarebbe mai stato possibile porre l’accento sulla liberazione che oggi l’affatica, la reale liberazione dello “Spirito”. E la lotta moderna contro ogni forma di alienazione dei prodotti del lavoro umano presuppone come condizione storica l’umana fatica per salvare la base elementare di questa lotta, la presenza che sta garantita nel mondo»

                                                                                                                                                      (Ernesto De Martino, Il mondo magico)

 

Della liberazione, quale che sia, posso dire che non si dà mai senza una preliminare forma di esperienza del negativo, la vessazione che s’impone e irrefrenabile costringe allo sfogo. L’esodo presuppone la schiavitù, la resurrezione la crocifissione, la cura la malattia, la catarsi pietà e paura; allo stesso modo la magia, secondo l’antropologo E. De Martino, si configura come un simbolo operante (in quanto collettivamente riconosciuto) che permette a chi è psichicamente soggetto all’esperienza del negativo di sfogare disordinate pulsioni e simbolicamente rinascere.

Le stesse considerazioni possono applicarsi anche all’arte. Incantato dal fascino dell’illusione, “liberato” dalle costrizioni della vita attiva per

Ulisse schernisce Polifemo-Turner.

Ulisse schernisce Polifemo-Turner.

qualche ora o anche per la sola durata di una canzone, lo spettatore estetico evade per poi tornare, purificato, alla realtà. Godere di un’opera d’arte significa vivere da novelli Ulisse un’odissea estetica: alla fine c’è Itaca, la realtà da cui ci distacchiamo per sempre ritornarci.

 

 

 

 

 

 

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