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La poesia al tempo dei social- Rispondendo a Montale

Ormai sono passati trent’anni da quando Montale, in occasione dell’assegnazione del Premio Nobel, si chiedeva se fosse ancora possibile la poesia. Lo scrittore accusava i nuovi mezzi di comunicazione di massa (all’epoca TV e radio) di aver reso l’arte spettacolo ed esibizionismo, annientandone ogni elemento d’introspezione che la rendeva luogo di grande riflessione culturale e scrigno dell’essenza di un’epoca. La modernità l’ha gettata nel vortice del consumismo, dove tutto è effimero e istantaneo, e l’ha degradata a semplice prodotto di serie, soggetto alle leggi della moda e del mercato. Montale, nonostante il pessimismo di fondo, auspica che la cultura di massa produca un giorno una cultura che sia anche “argine e riflessione”.
In trent’anni  l’universo mediatico si è evoluto incredibilmente. Ai canali tradizionali di comunicazione di massa si sono aggiunti i nuovi social media e il sistema del networking è  sempre più preponderante  nelle nostre vite. Così ho ritenuto interessante riaprire la questione modificando l’interrogativo di partenza:“è possibile la poesia al tempo dei social?” . Eugenio Montale
Attenendomi esclusivamente alla mia opinione, potrei rispondere che il giorno desiderato sembra vicino poiché, dietro l’apparente superficialità e ordinarietà dei nuovi media, si nasconde una riflessione che, svincolandosi dalle mode, acquisisce stabilità. Volendo approfondire, ho interpellato due personalità diverse ma che fanno e vivono la poesia attraverso la rete. Due diversi aspetti di una stessa medaglia: la scrittura online. Una è il poeta Roberto Maggiani, co-fondatore della rivista letteraria online LaRecherche.it, l’altra è  Alfonso Vincenzo Mauro, giovane studente che, grazie alla pagina Facebook dell’Associazione Letteraria “Accademia Alfieri”, si è avvicinato alla scrittura sul web promuovendo un’ “attività altrimenti irrimediabilmente privata” il cui “unico sfogo per così dire pubblico (prima) era in occasione delle goliardate scolastiche ed universitarie e dei contributi in versi allo scalcagnato giornalino d’istituto del Liceo”.

È bastato chiedere a Roberto cosa abbia spinto lui e Giuliano Brenna, l’altro fondatore, a dedicare tanto impegno alla creazione e alla gestione di un luogo che loro stessi definiscono “di partenza, di aiuto reciproco, di lavoro comune e di confronto sulla scrittura per capire che alla base del loro proposito c’erano le stesse preoccupazioni montaliane: l’inconsistenza di un’arte modaiola, l’assenza di uno scambio culturale e il giogo della legge mediatica. È così che Roberto si confessa:

“ci sconfortava e irritava la banalità di certe pubblicazioni che a nostro avviso sembravano trascinare la cultura italiana nel vortice effimero e di breve durata del consumismo, essendo queste segnate da un mero esibizionismo capace di catturare le masse al fine di vendere vendere, vendere. Dall’altra parte conoscevamo di persona molti scrittori che, per quanto impegnati in un percorso di scrittura e ricerca artistica, non ci sembrava avessero spazi per rendersi visibili e poter mostrare-scambiare tra loro i propri lavori, in quanto soggiogati dal potentato della casta mediatica fatta d’editori, autori affermati, conduttori televisivi e radiofonici, giornalisti e critici. Ci si rese conto che la maggior parte delle proposte di autori e libri erano di fatto consigli per gli acquisti, dunque poco finalizzate a far conoscere diverse proposte autorali e editoriali. Rilevammo l’assenza di luoghi di libero confronto, molte persone non sapevano a che santo votarsi per avere voce come lettori e come scrittori. Così, spronati da questi pensieri, abbiamo messo on line LaRecherche.it.”

laRecherche
La Recherche.it cerca quindi di combattere uno dei grandi nemici dell’Arte, la mercificazione della cultura, causa, secondo Montale, dello svilimento della produzione poetica a “manufatti soggetti alle leggi del gusto e della moda”, e lo fa sfuggendo a ogni logica del profitto, infatti:

“ogni suo servizio e spazio è gratuito, ma il segreto della sua gratuità risiede nella capacità di qualcuno di donare-donarsi […] il paradigma di base che ci rappresenta è tutto l’opposto dell’interesse del profitto. Pensiamo infatti che una nuova esperienza mediatica, capace di essere “argine e riflessione”, deve essere fondata su una cultura che pone a fondamento la gratuità e la democraticità dell’uguaglianza”.

Contro ogni influenza delle mode e dell’immediato è anche Alfonso che, riguardo all’Accademia Alfieri, dice:

“Si è anzitutto rifuggita ogni imposizione modale e modaiola, riportando al centro la metrica nel discorso poetico, combattendo il versipiuvolismo e il paroliberismo, cui i versi liberi inducono per loro natura le menti meno sottili, con una pertinacia tale da risvegliare dormienti paradossi”.

accademia alfieri
Quindi la riflessione poetica esiste in rete, più controversa è, invece, la questione della democratizzazione dell’arte riguardo alla quale Alfonso si trova a condividere la stessa posizione montaliana

“ora che siamo alfabetizzati come non mai nella Storia, è appunto corale capriccio (chissà, forse anche il mio) ergersi tutti a poeti, piovendo pensosetti periodi e non meglio acclarate citazioni cui tutti possano apporre placita irrelati. Se fossimo “musicalizzati” quanto alfabetizzati, sarebbe lecito aspettarsi una più democratica presunzione di fare il verso a Beethoven, Verdi o Mahler [...]. Il parallelo con la Musica è illuminante: poni uno privo di tecnica avanti ad un pentagramma e non te ne trarrà mezza melodia”.

Nuova e meno inclusivista è la posizione di Maggiani, infatti, la sua rivista si fonda proprio sulla democraticità,

“dando opportunità in uguale misura a tutti, allontanandosi anche da una logica meramente meritocratica, ma entrando nella logica di un affiancamento fraterno e artistico capace di aiutare le persone a evolvere nella propria specificità, avendo cura dell’unicità insita in ciascuna natura umana [...], perché ognuna, insieme all’altra, completa lo sguardo sulla bellezza [...] La tendenza oggi è quella di lasciare indietro le persone: [...]. Questo sistema uccide la cultura, l’arte, la bellezza, la verità, ci fa procedere a rilento sulla strada della conoscenza. Invece è necessario credere che ogni persona ha il suo campo di merito specifico ed è una risorsa unica per l’intera comunità, non solo dal punto di vista culturale[...]”.

Entrambi hanno confermato che la rete è un mezzo preziosissimo per chi ama e fa poesia, soprattutto per i giovani che, vedendosi azzittiti dalle “auctoritas editoriali” possono rivolgersi a spazi come LaRecherche.it dove si pubblicano ebook gratuitamente e ci si apre alle più diverse realtà culturali, infatti nel contesto della rivista è presente una sezione di e-book chiamata “Indovina chi viene a cena?”, una Collana di “Arti varie”, curata dalla redattrice Maria Musik, in cui si propongono giovani artisti interessati alla ricerca poetica a tutto campo. Secondo Alfonso, inoltre

“ la rete permette di favorire la creazione e il confronto di nuove esperienze poetiche, altrimenti magari non fruibili nel paese, cittadina, città di provenienza, tramite il suo connaturato interscambio. Porre il naso fuori è indispensabile”.

Il dibattito apre inevitabilmente a moltissimi altri punti di riflessione, ma, per concludere, vorrei riportare le risposte dei due intervistati alla domanda di Montale, ovvero “potrà sopravvivere la poesia all’universo delle comunicazioni di massa?”.

Alfonso, ironicamente, ci lascia con un dubbio:

“Euge’, stiamo freschi…
(Fuor di scherzo, rispondo che la sua flessione in fatto di vera fruibilità, annientati introspezione e lirismo, può condurre alla polverizzazione filisteistica e dunque alla fine cui tutti i fenomeni umani sono innegabilmente destinati, o a un geniale colpo di coda, il quale richiede un genio ed una coda)”.

Al dubbio ma con più ottimismo ci porta anche Roberto:

“Certo che sì, caro Montale. Poiché la poesia è un affare tutto umano, e finché ci sarà un uomo, anche dietro un monitor, non necessariamente dietro un libro, la poesia ha ottime chance di vivere, e anche bene, magari in forme a noi ancora ignote, chi può saperlo”.

Ed è nel dubbio che vi lascio, affinché questo possa perpetuare la riflessione.

A chi fosse particolarmente interessato  e volesse conoscere  da vicino laRecherche.it , consiglio di leggere l‘intera intervista a Roberto Maggiani al link. Invece, per saperne di più dell’ Accademia Alfieri visitate il sito dell’associazione.

 

Liza Bellandi per Radioeco

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