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La prima volta di un Portogallo brutto ma per questo vincente

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Dodici anni dopo la beffa in casa contro la Grecia, il Portogallo fa rivivere quello suo stesso dramma sportivo alla Francia e si aggiudica il primo titolo Europeo. Dopo tante delusioni Eder (che non è il nostro) regala la gioia più grande ad un popolo intero.

Il Portogallo finalmente. Una delle eterne incompiute del calcio mondiale alla fine ce l’ha fatta. L’Euro 2016 è suo. Si tratta del primo titolo assoluto per la nazionale lusitana tra Mondiali ed Europei ed è paradossale come a riuscirci sia stato uno dei Portogallo più brutti mai visti. Là dove non sono riusciti esteti assoluti del calcio come Eusebio, Figo e Rui Costa, ce l’hanno fatta i Joao Mario (sontuoso in finale) o il match winner della sfida finale contro i padroni di casa della Francia, Eder.

Una vittoria contro ogni pronostico per una squadra mai spettacolare sin dall’inizio del torneo, tanto che ha rischiato di uscire prematuramente in un girone (con Ungheria, Islanda e Austria) quanto mai abbordabile. Come spesso accade nel calcio (il Chelsea di Champions League 2012 targato Di Matteo ne è un chiaro esempio) chi non convince all’inizio, riescendo comunque ad andare avanti, in una competizione alla fine può riserbare grandi sorprese inaspettate. Il Portogallo di Fernando Santos approfittando di una parte di tabellone molto favorevole (nella parte alta non c’erano titoli Mondiali o Europei) ha fatto esattamente così. Si è ritrovata in finale senza quasi sapere come abbia fatto, dopo aver battuto la Croazia (all’ennesima delusione della sua storia calcistica) agli ottavi con un gol di Quaresma a due minuti dalla fine dei tempi supplementari, la Polonia, recuperando un gol di svantaggio per poi vincere ai rigori, ed il Galles (unico match vinto dai lusitani nell’arco dei novanta minuti) in semifinale.

Tra esperienza e fortuna la vittoria ottenuta ai supplementari contro la Francia ripaga il Portogallo delle mille delusioni che ha sempre ricevuto tra Mondiali ed Europei. Dodici anni dopo quella finale persa contro la Grecia nella kermesse organizzata in casa, i lusitani fanno assaporare quello stesso dramma sportivo ai transalpini, andati a un palo di distanza dall’apoteosi e a cui non sono bastati i gol di Griezmann (capocannoniere del torneo) per alzare per la terza volta il trofeo. D’altronde non sempre c’e un Wiltord che te la mette dentro a 30 secondi dalla fine. Quello del Portogallo è un successo ottenuto senza la stella indiscussa Cristiano Ronaldo (tre gol alla fine per lui nel torneo), passato dalle lacrime di dolore per l’infortunio in finale a quelle di gioia nell’arco di una serata, e per questo ancora più prezioso.

La terra che ha dato i natali a Pessoa e Saramago finalmente raggiunge quel tetto d’Europa dove tutti l’aspettavamo da troppo tempo. La coppa alzata dal capitano Cristiano Ronaldo rappresenta un’intero paese elogiato ed ammirato calcisticamente ma sempre frustrato e deluso dalle sconfitte e dalle troppe attese. E quindi, adesso che la gloria è stata afferrata, che sia festa grande a Lisbona e, possiamo dirlo alla fine, pure nel resto d’Europa. Tranne la Francia ovviamente.

Giacomo Corsetti

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