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La riforma della giustizia del lavoro e del sociale

Le dure parole di una donna, Giulia…

 

Come sta Leonida?

“Così a non avere ancora giustizia ed aspettare, come puoi ben immaginare, Leonida sta male. Continua ad essere seguito dal Dipartimento di Salute Mentale, ed è imbottito di psicofarmaci.

La situazione è addirittura peggiorata, dopo il 5 maggio scorso, quando la Giudice Coluccio, dopoben due anni di attesa, ha rigettato i ricorsi (nel primo si andavano a richiedere le differenzeretributive e contributive di 14 anni di lavoro come giornalista; nel secondo si andava ad impugnareil licenziamneto ritorsivo e persecutorio e il risarcimento dei danni morali, fisici, materiali) facendoci perdere ulteriore tempo.”

… E la sua famiglia?

“La mia famiglia, che è composta da due minori (10 e 6 anni), sta pagando un prezzo altissimo. I bambini sono costretti a vedere tutti i giorni il loro padre stare male (tutto il giorno a letto o sul divano, triste e demotivato).”

… Chi è Leonida?

“Leonida è un uomo che non pretendeva nulla di eccezionale. Voleva solo lavorare, vivere dignitosamente senza dare fastidio a nessuno; ma siccome è sempre stato molto bravo e preparato, in questo ambiente della politica, queste caratteristiche fanno paura. Quindi uno come Leonida è ingombrante e fastidioso.”

Chi era Leonida? Ci racconti la sua storia…

“Leonida era un ragazzo di belle speranze. Entrò a lavorare presso il gruppo parlamentare di “Alleanza Nazionale” nel 1994. Fu collocato immediatamente presso l’ufficio stampa.

Sin dall’inizio attirò l’attenzione di molti Senatori per il modo di lavorare, la serietà, la competenza e la precisione tanto che andavano quasi tutti da lui. Con il tempo, questo comportò l’invidia e l’insofferenza di alcuni suoi colleghi che cominciarono a rendergli difficile il lavorare là dentro.

Già nel 1998 ci fu un gravissimo atto di mobbing nei confronti di Leonida: il Senatore Oreste Tofani, che all’epoca era un semplice collaboratore (solo nel 2001 sarebbe diventato Senatore) minacciò Leonida dicendogli “ti aspetto fuori”; tutto questo per una diversa visione di alcune cose.

Il Tofani andò quindi dall’allora presidente del gruppo, Giulio Maceratini, a lamentarsi del comportamento di mio marito accusandolo di essere stato insultato e aggreditoda quest’ultimo. Il Sen. Maceratini, anziché chiamare Leonida per sentire le sue ragioni, lo intimò di non andare più in ufficio dando quindi per scontato la veridicità della versione del Tofani. A quel punto ci fu una rivolta da parte dei Senatori che stimavano profondamente Leonida, tanto che il Presidente Maceratini fu costretto a richiamarlo; ma anziché mandarlo presso l’ufficio stampa del gruppo parlamentare a Palazzo Madama, lo sbattè in un loculo “2 metri per 2”, presso l’ex hotel “Bologna”, un palazzo periferico del Senato. Lì ricominciò a lavorare con le stesse mansioni e con le stesse modalità: 7 giorni su 7. Dal lunedì alla domenica.

Nel 1999 fu ricoverato in ospedale per un gravissimo attacco d’asma: fuori dal suo ufficio erano posti i filtri dell’aria condizionata che gettavano aria malsana all’interno dello stesso. Comunque lui non si dava per vinto. Mi diceva sempre: “lasciami seminare… Che un giorno raccoglierò!!!”.

Nel frattempo il giovane ragazzo diventava uomo, marito e padre. Cominciò a rivendicare i suoi diritti di lavoratore: voleva essere assunto come giornalista ed essere pagato come tale. C’è da dire che tutti i suoi colleghi, entrati come lui e addirittura dopo di lui, erano stati tutti regolarmente assunti. Nel 2006 Leonida veniva assunto: non come giornalista ma come impiegato di quarto livello e sbattuto in segreteria ad imbustare lettere e a rispondere al telefono.

Leonida è stato sfruttato come giornalista e veniva sottopagato con contratti “Co.Co.Co.”, contratti che gli furono rinnovati per ben 16 volte consecutive…!!! In 14 anni. Più e più volte gli era stato promesso di essere assunto come giornalista come d’altronde era successo ad altri suoi colleghi. Andava avanti nella speranza che le promesse fattegli fossero mantenute e intanto gli anni passavano e la famiglia si formava e cresceva: si sposava, nasceva la prima figlia e dopo qualche anno il secondo.

Ma tutto rimaneva immutato.

Il 19 aprile del 2007, dentro la mia famiglia è stata sganciata una bomba che ha lasciato segni indelebili. Mi riferisco all’indegna e ignobile sospensione di 10 giorni dal servizio e dallo stipendio inflitta a Leonida con l’accusa infamante di andare in giro a maltrattare e picchiare le colleghe.

Questo colpo è stato letale. Questa sanzione disciplinare fu un vero e proprio atto di mobbing teso ad eliminare Leonida, una volta per tutte, dal posto di lavoro. Ovviamente tale sanzione disciplinare è stata impugnata e il 20 ottobre 2008 è stata emessa la sentenza che l’ha annullata dichiarandola illegittima e ingiusta.

Le conseguenze furono e sono ancora oggi devastanti. Leonida ha avuto un tracollo psicofisico; è caduto in una profonda depressione anche per aver preso coscienza che il suo lavoro, il suo seminare, la sua costanza, la sua passione, la sua dedizione e il suo sacrificio non lo avevano portato dove aveva sperato. Leonida si è visto svanire tutto ciò per cui aveva lottato nel corso della sua vita: la dignità, la possibilità di poter provvedere egli stesso alla sua famiglia, ai suoi figli, la soddisfazione di vedersi e sentirsi integrato nella società come persona che è capace di dare un apporto, un contributo. Ma tutto questo gli è stato tolto e continuano perpetrando la tortura anche contando sulla complicità (si sono comprati la sentenza di 1° grado della madre di tutte le cause) e sui tempi biblici, anti-umani della (mala)giustizia italiana.

Non paghi di tutto questo, il capo del personale, il Senatore Oreste Tofani, Presidente della Commissione d’inchiesta sulle cosiddette “morti bianche”, lo ha pure querelato per diffamazione.

Non dimenticherò mai quel giorno che suonarono i carabinieri a casa per consegnare a Leonida la notifica. Mia figlia si spaventò e cominciò a piangere per paura che fossero venuti a portare via il padre. Una volta mia figlia mi chiese se il padre ci sarebbe stato il giorno della sua Prima Comunione. Io le chiesi perché mi faceva questa domanda e lei mi rispose: “ho paura che i “cattivi del lavoro” lo facciano morire”…

Il giorno in cui ci fu l’udienza, a Piazzale Clodio il Senatore, che lo aveva querelato e che si era opposto alla richiesta di archiviazione avanzata dal PM (e poi accolta dal GIP), neanche si presentò.

Non si era mai visto un querelato che si presenta in tribunale e sta in prima fila -pur stando a pezzi dentro- e un querelante che non si presenta e se la dà a gambe… !!! Al suo posto venne l’Avvocato, anche egli Senatore, che conosceva molto bene Leonida vista la quantità di comunicati che mio marito gli aveva scritto in 14 anni. Quella mattina non ebbe neanche il coraggio di guardarlo in faccia.

La cosa, poi, è andata addirittura peggiorando quando Leonida è stato licenziato per ben due volte nel giro di circa 6 mesi, senza neanche regolare lettera di licenziamento: la sua unica colpa era quella di aver vinto la causa e di non aver ceduto allo scandaloso ricatto in base al quale avrebbe dovuto rinunciare ai 14 anni di pregresso (cioè ai suoi diritti), in cambio di un posto di lavoro che già aveva…

Quindi alla depressione dovuta alle infamie subite, si è aggiunta la preoccupazione economica giacché questo doppio licenziamento illegale, illegittimo, ingiusto, discriminatorio e ritorsivo ha gettato sul lastrico la nostra famiglia che non ce la fa più ad andare avanti. Ci hanno affamati,addirittura impedendoci inizialmente di poter fruire del sussidio di disoccupazione. Siamo dovuti andare al Monte della Pietà ad impegnarci la fedina di fidanzamento, le crocette che avevano regalato ai bimbi per il battesimo. E le abbiamo perse perché non abbiamo avuto i soldi per riscattarle. Spesso non so come mettere insieme il pranzo con la cena.

Tutto ciò è successo in un gruppo parlamentare, al Senato della Repubblica, tempio in cui si fanno le Leggi, si inneggia alla legalità, alla solidarietà e alla meritocrazia…

Leonida, nonostante abbia vinto una causa civile e una penale, sta a casa, disoccupato e malato e distrutto psicologicamente. Ma la depressione non è segno di debolezza, è il segno, al contrario, che si è resistito troppo, che si è stati troppo forti e troppo a lungo.

Nell’ aprile del 2009 veniva presentato il ricorso in cui si andavano a rivendicare le differenze retributive e contributive di 14 anni di lavoro come giornalista.

La Giudice, Angela Coluccio, fissava l’udienza il 18 maggio 2010: ben un anno dopo!!! Il nostro Avvocato presentava quindi un’istanza di anticipazione che veniva accolta e fissava l’udienza il 24 marzo 2010. In quel giorno si costituivano: il gruppo parlamentare di “Alleanza Nazionale”, l’ultimo presidente del gruppo, Sen. Altero Matteoli, il Senatore Giulio Maceratini, il gruppo parlamentare “PdL”, il presidente di tale gruppo Sen. Maurizio Gasparri. il Senatore Domenico Nania (oggi vicepresidente del Senato della Repubblica) non si costituiva risultando quindi contumace.

In quel giorno la Giudice proponeva il cosiddetto “tentativo obbligatorio di conciliazione”; respingeva le eccezioni della controparte e rinviava al 23 febbraio 2011 con le prove testimoniali.

Dopo un mese depositavamo presso la Cancelleria del Tribunale Civile di Roma, Sez. “Lavoro”, un altro ricorso. Questa volta con la richiesta di risarcimento per danni per mobbing subito e l’impugnativa dei due licenziamenti ritorsivi e illegittimi. Anche questo atto fu assegnato alla Giudice Coluccio che lo calendarizzò nelo stesso giorno di quell’altro cioè il 23 febbraio 2011.

Quel giorno, con i testimoni fuori dall’Aula, la Giudice Coluccio revocava le prove testimoniali e rinviava l’udienza al 4 maggio per la sentenza. In quel giorno la Giudice rigettava i ricorsi per “difetto di legittimazione passiva del gruppo di “Alleanza Nazionale” sostenendo che tale gruppo (che si era regolarmente costituito in Tribunale) non esistendo più non poteva più rispondere.

Noi avevamo chiamato a rispondere anche tutti i Presidenti del gruppo, in qualità di responsabili legali, e la Giudice respingeva anche tale richiesta, definendoli “meri rappresentati legali”.

Infine la Coluccio sosteneva che il “Popolo della Libertà” non ha nulla che vedere con “Alleanza Nazionale”. Peccato però che tutti i dipendenti di entrambi i gruppi (“FI” – “AN”) sono confluiti nel “PdL”. Tranne uno: Leonida Maria Tucci.

In 1° grado la casta si è comprata la Giudice affinchè non facesse giustizia. E infatti la Giudice, nella sentenza passatale dalla casta, ha stabilito che la casta, in quanto tale, è intoccabile e impunibile.

Ora siamo in attesa dell’appello, ma la strada è ancora lunga e difficilissima, costellata dai gravi problemi economici e di salute di mio marito Leonida.

Siamo stanchi e scorati… Soprattutto perché questa situazione è ricaduta ulteriormente sui nostri due figli.”

Crede nella Politica o nell’Antipolitica? In particolare, cosa pensa sia davvero oggi il Senato? E la Camera?

“No, assolutamente non credo più nella politica, alla luce di quello che è successo a mio marito Leonida, il quale per la politica aveva speso tutto sé stesso investendo in un progetto “valoriale”, rimanendo però con un pugno di mosche in mano. Perché questi politici prima ti spremono come un limone e poi quando non gli servi più ti gettano via.

La Camera e il Senato sono frequentati da individui senza scrupoli, che si arricchisono alle spalle di poveri italiani e che siedono su quegli scranni senza alcun merito visto che non sono stati scelti dai cittadini ma bensì dai vari Segretari di Partito.

Insomma, il popolo italiano è stato ridotto a semplice notaio!!! Ci hanno espropriato del diritto di poterci scegliere da chi farci governare.”

Crede nella giustizia?

“No. Dopo la vergognosa sentenza di 1° grado emanata dalla Giudice Coluccio, la mia fiducia ha cominciato a vacillare.

Ad un giudice si chiede semplicemente di fare il suo lavoro: cioè di applicare la Legge. Ma è un essere umano, e ogni uomo ha un prezzo!!! E sapere che la giustizia dipende da questo mi deprime e non mi sento tutelata assolutamente.”

Come vede la figura della donna in Italia?

“La donna, in Italia, oggi è in affanno. Ha voluto la parità dei diritti; ha voluto fare quello che facevano gli uomini… Ma non ce la fa perchè la donna, in Italia, è penalizzata. Deve fare i salti mortali per conciliare vita e famiglia. Non c’è uno stato sociale adeguato che la sostenga e spesso cade in depressione e ha sempre quella costante percezione di non farcela.

Personalmente ho investito tutto sulla famiglia.

Non mi è mai interessato essere una donna in carriera.

Volevo sposarmi e fare i figli. E ciò, ringraziando iddio, è avvenuto. Crescere oggi dei figli, è ardimentoso. È una sfida ma mi piace. I miei figli sono il nostro futuro.

Questa battaglia di verità e giustizia che sto portando avanti per mio marito Leonida, deve essere per loro un insegnamento: ogni essere umano è titolare di diritti e doveri e deve salvaguardare la propria dignità. Nessun uomo e nessuna donna devono essere prevaricati dalla prepotenza e dalla violenza di qualcun altro.”

Si sente italiana? Come vivete?

“Mi sento italiana ma ho paura che questa Italia non abbia un bel futuro. Non vedo per i miei figli delle opportunità in questo Paese tanto che spesso parliamo di andarcene via.

I carnefici di mio marito ci hanno ridotto alla fame e viviamo con gli aiuti delle persone di buona volontà: Caritas, Parrocchia, Comune, parenti e amici.”

Quali sono i vostri sogni?

“Che mio marito abbia giustizia.

Di ricominciare da capo.

Di avere un pò di serenità.

Di non passare le notti in bianco cercando di sapere come dare da mangiare ai miei figli, come pagare le bollette, l’affitto e tutto il resto.

Chiedo solo un pò di serenità.”

 

Flavio Zappacosta

Redazione News

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