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L’Orso

La “Rubrica del Randagio” nasce con l’intento di aiutarvi a superare le afose giornate estive, di arricchire con buona musica e sano cinismo i vostri aperitivi in centro o quantomeno di darvi il colpo di grazia nei giorni più torridi.
La nuova rubrica di Radioeco gestita da Nicola Gaddi, il Randagio (che poi, per esser precisi, sarei io) vi parlerà di musica, film, libri e, nonostante l’abbiano già fatto in troppi, pure del sacrosanto porno della Tommasi.

La Rubrica non parlerà solamente di musica, né avrà una periodicità stabilita, diciamo che quando mi imbatterò (O ci imbatteremo con altri collaboratori in molti casi) in qualcosa di interessante saremo ben lieti di parlarne con voi.

Passo così, prima di arrivare all’intervista, a parlarvi de “L’Orso” e del loro twee-folk che colpisce sin dalla prima canzone e si distingue per una semplicità genuina ed un’essenzialità disarmante.
“L’Orso” però si evolve, muta il proprio stile nei diversi EP, passa attraverso le stagioni dei suoi brani, senza stancare.
Perché ho scelto “L’Orso”?? Innanzitutto perché la prima volta che tentai di intervistarli a Fucecchio mi dimenticai di accendere il registratore, ma soprattutto perché spaccano.

Il Randagio con Mattia Barro (L'Orso)

-Eccoci con Mattia, fondatore de “L’Orso” e leader del gruppo assieme a Tommaso Spinelli. Perché “L’orso”??

Ci piaceva l’idea di una parola semplice e di uso comune che potesse aprire a molte immagini, a molti paesaggi.

-Come nasce un vostro pezzo??

Le canzoni contenute nei nostri tre EP sono nate in maniera simile tra loro: portavo un provino con voce-testo, chitarra, delle tastiere e una batteria ‘tipo’ (un po’ tutto ciò che mi veniva in mente in riferimento al brano che stavo componendo) e poi ci si lavorava in squadra inserendo le idee di ognuno e trovandone la giusta quadra.

-Ed è cambiato qualcosa con l’arrivo in formazione dei nuovi elementi (che ovviamente salutiamo!), come Davide, Gaia, Christian e Giulio?

Ora nasce prima la parte musicale-compositiva elaborata in gruppo. Siamo diventati più ‘band’ da questo punto di vista. Anche gli altri componenti hanno iniziato a proporre idee da cui partire ed è più facile aprirsi su vari orizzonti (abbiamo tutti background molto differenti).

Per me è diventata sfida: scrivere su brani che non ho completamente composto.

-Il vostro “Adolescente” ha lavorato negli afosi uffici della “Provincia”, riposandosi poi la “Domenica” nei bar del paese. State già lavorando alla prossima tappa di questo viaggio?

Sì, abbiamo iniziato un paio di settimane fa. Non sappiamo ancora quale sia la prossima destinazione. Non saprei nemmeno dirti se rimarrà quel personaggio di cui abbiamo parlato finora.

Come dicevo sono nate le musiche, ma i testi sono ancora lontani dall’essere redatti. I temi potrebbero essere ‘il perché delle canzoni’, ‘il tempo’ e ‘lo spazio’. Per ora sono i tre argomenti che più mi rimbalzano in testa.

Siamo fieri di poter annunciare che molti brani sono già in lavorazione. Ne siamo orgogliosi.

-Quali sono le esperienze che più vi hanno segnato durante questi tour in giro per l’Italia ??

Come band, credo che fare 40 date in due mesi ci abbia unito molto. Il progetto è diventato una piccola famiglia, o meglio, quattro ragazzini in gita scolastica con una professoressa-supplente leggermente distratta. C’è quel clima d’amicizia e di leggerezza che serve ora. Abbiamo visto tantissima Italia, tantissime persone, tantissimi palchi (a settembre facciamo la data n. 100, dopo solo un anno e mezzo).

Penso che abbiamo imparato molto dal suonare nei locali più vuoti e in quelli più pieni, quando devi superarti per portare a casa un live solido. Ci ha sicuramente segnato l’alcool (tranne che per Gaia che è astemia. Brava!).

Quello che personalmente mi fa davvero emozionare è vedere come in ogni parte d’Italia qualcuno canti i nostri brani. Ti assicuro che sarà difficile abituarsi a questo stupore.

Il concerto più bello credo sia stato al Blackmarket a Roma: un clima d’amore infinito.

-Ultime domande per rilassarci un po’, che album sceglieresti per sopravvivere alla calura estiva ed al caro “Caronte”?

Se fossimo autoreferenziali consiglieremmo la nostra cover di ‘Luglio’ di Riccardo Del Turco. Ah, ma noi siamo autoreferenziali!

Però dato che hai chiesto un ‘album’ direi ‘ABC’ dei Jackson 5, un cult ideale.

-Gran finale (si consiglia un sottofondo introspettivo come “Gymnopedie” di Satie), siete riusciti a superare lo shock, causato dal mancato inserimento nella compilation “Con Due Deca”?

Alla fine dei conti, ci sentiamo fortunati a non averne fatto parte. Oltre alla pubblicità ampia, non c’era altro guadagno in quanto, a livello compositivo, la compilation è stato un flop. Dare a dei 40enni della musica uscita quando loro ne avevano venti e a cui faceva schifo, non è stata una mossa brillante. Come darla a dei 20enni ironici a riguardo. Poteva uscirne un omaggio sentito, ma invece è uscita una mezza parodia. Ma fa parte del gioco. Tutti ci volevano guadagnare. Il 99% delle band non le eseguirà mai dal vivo, questo vuol dire molto.

Ma la musica è un gioco.

 

Alla prossima!

 Nicola Gaddi

Redazione Musicale

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