Oppure copia e incolla questo link dove vuoi!

La scandalosa presenza: in margine alla conferenza di Toni Servillo

servillo-675x905

Toni Servillo (da www.ilfattoquotidiano.it)

La presenza di Toni Servillo a Pisa, incanalata alla presentazione della monografia di Anna Barsotti a lui dedicata, ha avuto, verrebbe da dire, un vero e proprio effetto taumaturgico. Come un grande tragediografo ci pone dinnanzi agli occhi, brutalmente, la soffocante catastrofe umana per poi trasportarci a quella boccata d’aria pura che è la catarsi, così il noto attore-regista campano – che come tutti i grandi attori è anche, seppur non scriva versi, un grande poeta (o almeno così avrebbe detto Carmelo Bene) – ha avuto il merito di comunicarci con travolgente maestria retorica alcuni palpitanti pensieri sul fare teatro che mettono alla luce ed esorcizzano un nodo cruciale del disagio della nostra civiltà. Pensieri che ci stimolano a produrre altri pensieri.

Premetto subito che, per quanto concerne la conferenza, rinvio all’opportuno reportage pubblicato ieri nel nostro blog (questo il link: http://radioeco.it/toni-servillo-al-polo-carmignani/); il mio intento sarà quello di mettere a fuoco la portata critica della riflessione di Servillo e la sua importanza per la comprensione di un’arte di cui ancora oggi la nostra oscura psiche, se non già ridotta a cenere, ha massimamente bisogno, un’arte che funge da farmaco omeopatico: il teatro.

 Il fulcro della “filosofia del teatro” di Servillo ruota intorno alla pragmatica del momento teatrale come momento antropologicamente significativo, dove una compagnia di attori, o meglio una tribù (l’espressione è di Servillo), si raduna dinnanzi a un pubblico – che è “osservazione partecipante” – per alimentare il fuoco sempre vivo di un testo.  Questa triangolazione presuppone una forma di eros tra attore, testo e pubblico e, più a monte, il momento del “colpo di fulmine” che è essenzialmente l’irripetibile esserci di individui vivi. In tal senso Servillo parla di “scandalosa presenza dell’accadimento teatrale”, ovvero di un avvenimento estetico in cui lo spettatore si (ri)scopre vivo, drammaticamente presente in quell’hic et nunc che al giorno d’oggi, con la massiccia intrusione della tecnologia comunicativa e di una virtualità cui ingenuamente diamo più realtà del reale, rischia di disintegrarsi in una totale alienazione. “Cazzo, sono vivo!” – non ho resistito alla tentazione di usare le parole di Servillo –, questa è l’epifania esistenziale prodotta dal teatro.

Fino a qui il nostro attore.

Per meglio indagare il fenomeno della “scandalosa presenza”, mi sembra opportuno riprendere una vecchia nozione che l’etnologo Ernesto De Martino, influenzato dall’esistenzialismo italiano del secondo dopoguerra, applicò al “mondo magico”, ovvero alle cosiddette “società pre-moderne” (come le antiche civiltà mediterranee o le tribù di aborigeni australiani o anche, con i dovuti distinguo, le società contadine del Mezzogiorno italiano degli anni ’50): la crisi della presenza. In questo particolare contesto esistenziale l’individuo, secondo De Martino, si ritrova coinvolto in una primitiva situazione di lotta con il negativo dell’esistenza (la morte, la guerra, le carestie, le pestilenze) che minaccia la sua stabilità psicofisica, ovvero che minaccia il suo esserci nel mondo: a tal problema la comunità reagisce costruendo sistemi culturali condivisi (dalla magia alla religione) che danno coerenza alla realtà, che ne addomesticano gli aspetti problematici spiegandoli culturalmente (la nozione di destorificazione del negativo), e che in tal modo garantiscono finalmente la presenza. Per De Martino la presenza nel mondo occidentale contemporaneo è già culturalmente garantita, eppure la nostra esperienza diretta della realtà ci porta a pensarla diversamente. Oggi più che mai, con la disintegrazione di un orizzonte culturale stabilmente condiviso e le pseudo-mistiche manie d’interconnessione che ci fanno derogare la realtà sociale al cyberspazio – versione 2.0 dell’iperuranio platonico –, la nostra presenza, il nostro concreto esserci qui e adesso, è in crisi.

 

Toni Servillo ne “Le voci di dentro” di Eduardo De Filippo (da www.artapartofculture.net)

Ecco che il teatro – come unità di tempo e di luogo in cui lo spettatore estetico è drammaticamente riportato alla misteriosa ma tangibile realtà dell’attimo presente – riconfigura la nostra presenza in crisi con quella sua scandalosa presenza e in tal modo ci garantisce una catarsi. È questo il motivo per cui per definire il teatro ho usato l’espressione “farmaco omeopatico”: la presenza malata si cura solo con la presenza. Similia similibus curantur. Acquista allora una portata davvero straordinaria un teatro che, come dice Servillo, si pone come “testimonianza di vita in un mondo che ci manda costanti segni di morte”. Non siamo troppo lontani dal significato di una celebre affermazione della Nascita della tragedia di Nietzsche: “io sono convinto dell’arte come del compito più alto e della vera attività metafisica di questa vita”.

 Chiudo questa mia breve riflessione notando che, mentre la conferenza di Toni Servillo ha avuto grandissima risonanza, un ben più limitato interesse ha suscitato il convegno tenutosi Lunedì 2 Maggio a Palazzo Carità che ha visto la partecipazione dell’antropologa Amalia Signorelli, autrice di un recente saggio su Ernesto De Martino (Ernesto De Martino: teoria antropologica e metodologia della ricerca, 2015), e di due professori pisani che da anni si occupano di questo importante intellettuale italiano, Riccardo Di Donato e Fabio Dei. Certo, non stiamo parlando di grandi divi alla Servillo, tuttavia è utile menzionarne gli interessi di ricerca perché indubbiamente è possibile rilevare una continuità tematica – un fil rouge della crisi della presenza – tra gli argomenti discussi in quella sede e quelli brillantemente marcati questo giovedì dal nostro grande attore-poeta.

In attesa  di disporre della registrazione della conferenza, riporto qui il video integrale del discorso che ormai due anni fa i due fratelli Servillo, all’epoca impegnati nella messinscena de Le voci di dentro di Eduardo De Filippo, hanno tenuto alla Scuola Normale Superiore. Nonostante l’incontro fosse orientato principalmente all’analisi della rielaborazione del capolavoro eduardiano, alcune delle riflessioni sul fare teatro qui proposte meritano, per bellezza della forma e del contenuto, il coinvolgimento e la mobilitazione della nostra presenza.

Dino Ranieri Scandariato

 

post di questa categoria

tusks

Tusks – W. H. Lu...

Tusks – W. H. Lung | Demography #186

ATP (16)

eventi in Toscana: Tea...

eventi in Toscana: Teatro Senza Filo e molti altri| ATP #72

Copy of Copy of ON POINT (8)

james blake – drake ...

james blake – drake – anhoni e molti altri – demography #185 – mixtape

Giornata Mondiale della Poesia

Versi Dipinti per la G...

Versi Dipinti per la Giornata Mondiale della Poesia

ultimi post caricati

Aiesec

AIESEC arriva a Pisa &...

AIESEC arriva a Pisa – Spazio ai Giovani!

Una Settiamana in un clic - Brexit

Una settimana in un cl...

Una settimana in un clic! – Brexit

A3_SF teatro_2017

TEATRO SENZA FILO 2017...

TEATRO SENZA FILO 2017 – Al via la rassegna

20170319_223711

Pisacon giunge all...

Pisacon giunge all’ ottava edizione

Commenti