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IF2018 – La tecnologia e lo sviluppo dei sogni.

IF2018L’ultima giornata dell’Internet Festival è sempre il giorno in cui si tirano le somme di un po’ tutto ciò che si è appreso e di cui si è discusso durante gli eventi di questa settimana, e al Centro Congressi Le Benedettine si è lasciato spazio all’etica e ai sogni.

Ad aprire questa particolare discussione sull’effettiva possibilità per le macchine di sviluppare una certa coscienza e quindi la capacità effettiva di sognare, è stata la psicologa e psicanalista Marta Capuano che ha dato il via alla discussione con una citazione di Freud: Il sogno è la via regia per l’inconscio ” ed esprime la realizzazione di un desiderio. La psicologa ha posto l’accento sull’effettiva difficoltà di parlare di sogni in una società, come quella attuale, in cui la tecnologia è così avanti da soddisfare desideri che l’uomo al momento non è nemmeno conscio di avere. Eppure, che i sogni abbiano un ruolo importante anche nel campo delle neuroscienze è stata proprio la tecnologia a dimostrarlo con studi, come quelli sulla zona occipitale del cervello, che hanno dimostrato come l’incapacità di sognare possa essere associata a delle lesioni celebrali. Lo stesso studio del sonno ha dimostrato come questi siano più o meno complessi a seconda se sviluppati durante il così detto sonno REM o meno, e di come si possa parlare dunque di sogno emotivo.

sogni if2018

Ph: Irene Camposano

Ci si è chiesti allora come sarebbe possibile far traslare un simile discorso sulle macchine e a prender la parola è stato il dottor Daniele Mazzei che prendendo come esempio il progetto FACE, al quale egli stesso ha partecipato. Mazzei testimonia di come i sogni non siano stati considerati un “accessorio” possibile per le macchine. La motivazione sembra avere sia una natura puramente utilitaristica, dal momento che per come noi oggi concepiamo le macchine, non vi è un apparente motivo e/o bisogno che queste possano sognare; sia una natura pratica, dal momento che i sogni non sono ad oggi matematicamente esprimibili. L’intervento di Adriano Fabris ha infine lasciato spazio all’etica e fatto vertere la discussione sul come la nostra interazione con le macchine ci fa sognare. Se un tempo l’uomo partiva da sè stesso per lo sviluppo delle macchine, oggi sono queste e la loro “perfezione” il modello dell’uomo. Egli punta sempre più ad un essere multitasking, a creare delle costruzioni immaginarie di sè stesso che spesso confondono e snaturano l’essere dell’uomo. E’ importante dunque imparare a distinguere il possibile dal reale, il virtuale dal non virtuale. 

Irene Camposano per RadioEco.

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