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La Trattativa – Dibattito al Sant’Anna di Pisa

Sulla Trattativa Stato-Mafia è stato detto molto, e tanto altro si dirà. Ha fatto parlare non solo pentiti, ex-poliziotti, ex-magistrati, ma anche professori universitari, giuristi ed intellettuali in genere. Ha insomma mosso una riflessione su più gradi a livello culturale di dimensioni enormi attraverso pubblicazioni di libri, realizzazioni di film, trasmissioni televisive o convegni con persone di prestigio. A quest’ultima tipologia fa parte il dibattito organizzato presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa con i professori Giovanni Fiandaca e Salvatore Lupo dell’Università di Palermo, Giovannangelo De Francesco dell’Università di Pisa e Tullio Padovani professore del Sant’Anna, posti alla presenza di un’Aula Magna stracolma di gente. Sintomo di come l’argomento della Trattativa sia sentito e seguito, sopratutto dai giovani che costituivano la stragrande maggioranza degli intervenuti. Un fatto che è sempre una gran piacere vedere e sottolineare.

La Mafia non ha vinto. Questo è il titolo del libro di Giovanni Fiandaca e Salvatore Lupo che sta al centro del dibattito in questione, ponendo in risalto una rilettura della Trattativa in chiave legale, che va contro al pensiero nazional-popolare che porrebbe il tutto sotto un’ottica di illegalità e immoralità. Stando alle tesi di Lupo e Fiandaca la Trattativa Stato-Mafia avrebbe un carattere di liceità in quanto gli organi istituzionali avrebbero agito nell’interesse dei cittadini per evitare altre stragi e altro spargimento di sangue. Quindi in sostanza era una soluzione dovuta e necessaria. “Lo stato di necessità” sarebbe l’appello principale per giustificare un’azione svolta nella legalità, per la legalità e perciò non perseguibile dalla legge. Una riflessione e un libro che non hanno mancato di far discutere.

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Secondo il Professor Tullio Padovani la Trattativa non risulterebbe illegale di per sé, ma lo diventerebbe nel caso in cui si applicasse l’articolo 338 del Codice Penale, il quale dice che va giudicato ed eventualmente punito chiunque faccia “Violenza o minaccia ad un Corpo politico, amministrativo o giudiziario”. Cosa che, veicolata da uomini dello Stato, sarebbe avvenuta durante il periodo sotto esame dalla fazione mafiosa attraverso le varie stragi che sono succedute all’inizio dei contatti tra le istituzioni e la stessa criminalità organizzata. A tale pensiero si aggiunge una profonda riflessione sui destinatari delle minacce e la loro trasmissione. Va considerato minacciato propriamente un intero Governo oppure solo alcuni dei suoi rappresentanti (Ministri, segretari ecc.)?

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Un fiume di argomentazioni e idee sfociate nelle solite domande di fine dibattito che hanno evidenziato il pensiero anti-complottistico del Professor Fiandaca e del Professor Lupo. All’uscita dalla sala c’e chi è d’accordo e chi meno su quello che è stato appena dibattuto. Ma su una cosa siamo tutti d’accordo. Magari c’e ne fosse di più di incontri di questo tipo.

Giacomo Corsetti per RadioEco

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