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“L’Africa non esiste”, Gianni Biondillo al Pisa Book Festival

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L’Enormità della Savana con zebre, elefanti, leoni, qua e là villaggi d’indigeni e Tarzan che urla a squarciagola; così nell’immaginario collettivo è raffigurata banalmente l’Africa, il “continente nero”, la “culla dell’umanità”. Un paese visto solo come malato e selvaggio, tra scarsa igiene ed emigranti che salpano in cerca di fortuna e di una vita migliore. Tanti pregiudizi e malelingue accompagnano questo gioiello che trabocca di voglia di vita e di crescita, sfruttato e screditato in lungo e in largo dalla storia.

Pregiudizi che conosce bene anche lo scrittore Gianni Biondillo, intervenuto al Pisa Book Festival per la presentazione del suo ultimo libro L’Africa non esiste, in cui narra le sue avventure africane, tra amori per questa terra, sorprese, cultura e riflessioni. Un viaggio che lo porterà in terre complicate dove povertà e guerra sono esperienze quotidiane come il Ciad, fino all’Eritrea, Egitto, Etiopia, e Uganda.

Un affresco nuovo e imprevisto, privo di pregiudizi che ci condurrà nella bellissima Asmara, dove l’architettura è rimasta visibilmente occidentale e dove s’intrecciano storie che riguardano persone italiane trasferitesi in Eritrea per cercare fortuna: “Ho visto disoccupati italiani venire qui cercando di rifarsi una vita”.

Sono cambiati i tempi ed i colonizzatori: una volta c’erano gli europei, adesso i cinesi, che stanno  investendo moltissimo nel “Continente Nero”, coscienti delle potenzialità enormi che può offrire. Potenzialità che noi “Paesi Sviluppati” non riusciamo e non vogliamo vedere. Per esempio ad Addis Abeba, capitale dell’Etiopia, è stato costruito il palazzo dell’Unione Africana con grossi investimenti provenienti dalla Cina, mentre nel Ciad, molti locali sono di proprietari cinesi.

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Nel viaggio di Biondillo non c’è soltanto stupore e meraviglia ma c’è anche spazio per commuoversi con la storia di un uomo Ugandese, ex-bambino soldato. La sua vicenda, come quella di molti altri, dovrebbe far riflettere intensamente sulla condizione sociale e sulla disperazione di una parte d’Africa, e far comprendere meglio perché molti s’imbarcano per raggiungerci. Non si effettuano migliaia di chilometri, rischiando la vita propria e dei propri figli, per rubare o danneggiare altri popoli, ma per cercare un’occasione di felicità e per fuggire da realtà difficili. Se fossimo al posto loro, chi non farebbe lo stesso?

“Più andavo in Africa e meno ne sapevo” con queste parole Gianni Biondillo descrive il suo rapporto con l’Africa, parole che secondo me possono sintetizzare molto bene quale posto affascinante e sorprendente sia quella terra, e quanto i vari Tarzan e Chita siano lontani anni luce dal rappresentarlo.

 

Giacomo Corsetti per Radioeco

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