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Lavoro e salute: 146 morti sul lavoro in 88 giorni

Lavoro e salute: 1350 impianti non a norma in tutto il territorio italiano. 146 morti bianche in 88 giorni con una previsione di 423 morti alla fine del 2018. Inquinamento, ricatto occupazionale e un “a dopo”, quello detto alle proprie famiglie prima di andare a lavoro come ogni giorno.

Nella mattinata dello scorso 28 marzo siamo stati spettatori delle ennesime morti bianche, ovvero di incidenti mortali avvenuti sul posto di lavoro.
Siamo nella zona industriale del porto di Livorno, a circa 30 minuti d’auto da Pisa, uno dei centri logistici più importanti d’Italia sia dal punto di vista turistico che industriale. Un luogo che rappresenta una fonte di ricchezza per la Regione Toscana, un punto d’arrivo per diverse aziende nazionali ed internazionali. Ci troviamo esattamente in un polo industriale che offre opportunità di lavoro a cittadini livornesi, ma anche dell’intera provincia sia livornese che pisana.
La mattina del 28 marzo, durante le operazioni di svuotamento del serbatoio 62 contenente acetato di etile, due operai di 25 e 53 anni dipendenti di un’azienda di raccolta, trattamento e smaltimento di rifiuti portuali attiva nel porto di Livorno da 40 anni perdono la vita travolti da un’improvvisa esplosione.

Cosa abbia provocato l’esplosione ancora non è chiaro e per questo la Procura ha aperto un’indagine di omicidio colposo plurimo. Tutta l’area è stata comunque immediatamente evacuata anche per via di un collasso verso un serbatoio vicino del serbatoio esploso.

Lavoro nero

Lavoro nero

Purtroppo, non sono le prime vittime, dal 2010 ad oggi sono 5 le morti sul lavoro all’interno del porto di Livorno e solo oggi, con l’indagine da parte della procura, è possibile verificare lo stato “di salute” delle infrastrutture portuali, prime “indagate” per via di una possibile usura o di scarsa manutenzione.

In Italia non è la prima volta: nel periodo compreso tra il 1996 e il 2005 siamo stati il Paese con il più alto numero di morti sul lavoro nel continente europeo e nel solo anno 2007 abbiamo contato ben 1260 decessi. Dal 2008 l’Osservatorio indipendente di Bologna lavora costantemente per riportare i dati legati alle morti bianche in Italia tanto da aprire un portale online nel 2013 dove viene riportata la media giornaliera dei morti sul lavoro, inserendo anche i lavoratori e le lavoratrici “a nero”, ovvero tutti coloro i quali lavorano senza un regolare contratto e senza le tutele del caso.
Alla data del 29 marzo 2018, l’Istituto indipendente di Bologna conta ben 146 vittime in 88 giorni (ovvero dal 1° gennaio 2018) con una spaventosa proiezione al 31 dicembre 2018 di 423 vittime.

Passare dall’ordine delle migliaia a quello delle centinaia è sicuramente un dato positivo che dimostra un miglioramento delle condizioni sul posto di lavoro e un ampliamento dei controlli delle infrastrutture aziendali di ogni settore economico, ma rimane comunque una situazione che nel 2018 diventa insostenibile: negli ultimi anni, i vari governi hanno svolto sicuramente un lavoro a favore dei miglioramenti strutturali che hanno prevenuto l’aumento delle vittime, ma ci sono realtà che ad oggi ancora producono vittime in maniera costante.

Chi si occupa del controllo delle aziende dal punto di vista ambientale e strutturale è l’ISPRA che attraverso i “controlli impianti AIA nazionali e Seveso” giudicano le aziende definite pericolose, ovvero gli stabilimenti a Rischio di Incidente Rilevante (RIR): secondo queste analisi, per l’anno 2018 ISPRA tiene sotto controllo ben 6600 impianti con 1350 non conformità riscontrate. L’Ilva di Taranto è l’impianto più visitato per via delle richieste governative per ottemperare a specifiche imposte, mentre altri impianti definiti pericolosi sono in Sicilia e Puglia per il Sud Italia in primis, seguiti dalle imprese sparse nel Nord, mentre per il Centro Italia la situazione è leggermente migliore.

È difficile dunque migliorare le condizioni sul lavoro quando ben 1350 impianti non rispettano le regole, lo è soprattutto quando questi impianti offrono posti di lavoro a migliaia di persone in zone dell’Italia impoverite da mancanza di lavoro e prospettiva per il futuro. È difficile evitare vittime quando questi stabilimenti inquinano aria, acqua e terra favorendo morti non solo sul posto di lavoro, ma anche tra i cittadini delle città che “ospitano” questi impianti. È difficile salvare la vita di un uomo quando il in ballo c’è un ricatto tra lavoro e salute.

Lorenzo e Nunzio sono due delle ultime vittime sul lavoro, sono gli ultimi di una lunga serie. Lorenzo e Nunzio sono e resteranno due uomini che come ogni giorno hanno salutato la propria famiglia per andare al lavoro, un’azione quotidiana, una routine, che però non è stata rispettata.
Alla Procura di Livorno l’ultima parola.

 

Per RadioEco Giammario Spada.

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