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Le Luci Della Centrale Elettrica @ Obihall

Le Luci Della Centrale Elettrica si sono esibite nella serata del 19 novembre all’Obihall di Firenze con la seconda data del tour “2008-2018 dieci anni tra la via Emilia e la via Lattea”, l’ultimo tour per la one man band italiana.

Le Luci Della Centrale Elettrica, che sembra il nome di una band ma in realtà è il nome del progetto artistico/musicale del cantautore ferrarese Vasco Brondi, compiono quest’anno dieci anni di carriera, ma, come i più informati già sapranno, è dei primi di ottobre la notizia che è arrivato il momento di mettere via il nome Le Luci Della Centrale Elettrica per iniziare un nuovo capitolo, non prima però di salutare il proprio pubblico con un doppio cd, un libro e soprattutto un’ultima tournée in giro per l’Italia.

Le Luci Della Centrale Elettrica

Questo tour è un diverso da quelli precedentemente fatti da Le Luci Della Centrale Elettrica, poiché è stato ideato non per i locali, ma per i teatri. E’ un fattore che diventa chiaro fin da subito, non solo per la location e per il pubblico compostamente seduto su poltroncine rosse, ma quanto già dall’iniziale gioco di luci che, per tutto l’arco del concerto, ricordano un sipario che si apre e si chiude. Per questa occasione Le Luci Della Centrale Elettrica salgono sul palco accompagnati da una serie di musicista, tra cui un violinista e una violoncellista, che danno una nuova veste ai suoi brani. Nonostante il quasi silenzio che regna all’Obihall, dal brusio di voci di qualcuno che non riesce a non cantare, il pubblico viene immediatamente coinvolto dalla musica, risultato quindi attento e coinvolto. I brani, che percorrono tutti i dieci anni di carriera, per merito anche dei musicisti che accompagnano Le Luci Della Centrale Elettrica acquistano sia una maggiore carica narrativa sia emotiva, raggiungendo il pubblico che ascoltata senza perdere una nota, una parola, rompendo il silenzio solo per tenere il tempo, per i boati con cui accolgono alcuni dei pezzi più noti, come per Cara Catastrofe o C’eravamo Abbastanza Amati, per mormorare le canzoni o accennare i ritornelli, anche dei brani più recenti come nel caso di Mistica.
Sono passati dieci anni dalla nascita de Le Luci Della Centrale Elettrica, il pubblico è cresciuto – lo ricorda lo stesso Vasco Brondi dal palco ricordando come alla sua primissima volta a Firenze non c’era nessuno a sentirlo suonare –, loro, la band, è rimasta invariata per aspetti caratteristici, come il fare distaccato vagamente impacciato, le tematiche delle canzoni (sono ancora adesso spaccati della vita di provincia, di chi se ne vuole andare, di chi già ci è riuscito; i problemi di una generazione in un perenne stato di crisi – esistenziale, sentimentale), ma allo stesso tempo ci sono aspetti che sono cambiate denotando un’evoluzione, come il già citato fare distaccato di Vasco Brondi si è smussato e si lascia andare a racconti che sono aneddoti della sua carriera o un ricordo di gioventù, come quando citando De Gregori si dilunga a raccontare di quando suonava il basso in una band punk e doveva nascondere di ascoltarlo, o sono momenti che servono a preparare il pubblico a quello che succederà, è il caso in cui presenta l’imminente lettura di una poesia del poeta cileno Roberto Bolaño o quella di un passaggio dell’omonimo libro “Le Luci Della Centrale Elettrica”.

Le Luci Della Centrale Elettrica

Dopo una finta pausa, Le Luci Della Centrale Elettrica – oramai, dovremmo abituarci a chiamarle sempre e solo Vasco Brondi –raggiungono il bordo del palco insieme ai musicisti per suonare lontani dai microfoni Questo Scontro Tranquillo, brano scelto per concludere la scaletta, che in un contesto come quello dell’Obihall diventa un canto sottovoce, pacato, come se un amico avesse preso in mano una chitarra ad una festa e stesse suonando tra pochi intimi ed è questo il saluto delle Le Luci Della Centrale Elettrica al suo pubblico – il quale lo saluta alzandosi per applaudire -, ma nonostante la patina di malinconia che ricopre i brani, nonostante sia l’ultimo tour, questo non riesce a sapere di addio, sembra piuttosto un grande arrivederci, della fine di un capitolo e l’inizio di uno nuovo che non potrà che essere di ottima qualità, come lo è stato quello precedente.

 

Mara Pezzica per Radioeco

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