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Lemmy – Night Of The Living Bands#3

Parlare di un’icona come Lemmy non è facile per mille motivi. Anzi, non è facile essenzialmente per uno: era un rocker d’altri tempi, quando suonare non significava solo imbracciare uno strumento ma abbracciare un’intera filosofia di vita.

LemmyE questa filosofia per Ian Fraser Kilmister, in arte Lemmy, consisteva in un semplice punto: rimanere fedeli a sé stessi sino alla fine. Come ci sia riuscito in così tanti anni, in un ambiente come quello del music business sempre alla ricerca dell’ultima moda, probabilmente lo saprà solo lui, nonostante le innumerevoli storie sulla sua vita sia sul palco che fuori, narrate anche da lui stesso nella autobiografia “White Line Fever” del 2002. Per Lemmy rimanere fedeli a sé stessi e alla propria strada non significava automaticamente considerarsi un dio e avere pretese d’immortalità; d’altronde lo ha sempre detto sin dal 1980, nel pezzo più famoso della band che lo ha portato al successo internazionale, i Motorhead, che recita: “You know I’m born to lose, and gambling’s for fools/But that’s the way I like it baby, I don’t wanna live forever“. Un manifesto programmatico che sta a significare essenzialmente che la vita è bastarda e tenterà sempre di giocarci brutti tiri ma nonostante ciò bisogna essere più duri e bastardi di lei, andando dritti per la propria strada perché non si vive per sempre. La musica di Lemmy e dei vari gruppi nei quali ha militato non era altro che l’emanazLemmyione di questa semplice filosofia di vita, ed è anche (o forse soprattutto) per questo che i Motorhead sono riusciti a riunire come in una grande famiglia metallari, punks, rockers e tutti i musicisti dei generi più sporchi e bastardi. Prima ancora del basso, Lemmy iniziò a suonare la chitarra dopo aver visto dal vivo i Beatles e da quel giorno il rock ‘n’ roll di Chuck Berry e il blues furono le sue due uniche religioni, negando ogni volta con forza l’etichetta di “heavy metal” che critici e fans affibiavano alla sua musica. A dimostrazione di quanto le radici del gruppo e le influenze del suo frontman siano state soprattutto rock, blues e rockabilly, Lemmy ne diede una bellissima e semplice descrizione durante un’intervista: Motörhead were a blues band, really, played at 1,000 miles an hour. Riscoprirle significa onorare un artista che prima ancora di voler essere rockstar era un semplice uomo che ha voluto vivere la stessa musica che suonava sino al giorno della sua morte, avvenuta per cancro all’età di settantanni.
Born to lose, lived to win.

Gli anni ’60
La carriera del rocker inglese inizia nei primi anni ’60 in piena era mods con vari gruppi della zona di Manchester, come i The RainmakersMotown Sect (dove si faceva chiamare ancora Ian Willis) e i The Rocking Vickers, all’epoca fra i più attivi nel nord dell’Inghilterra, famosi per esibirsi in tenuta talare (riuscireste ad immaginare un giovane Lemmy così? cliccate sul nome per credere) e per essere stati uno dei primi gruppi inglesi a suonare in Yugoslavia in piena guerra fredda. Lemmy ci suonò la chitarra dal 1965 al 1967; molti i pezzi su YouTube dove si dice che li abbia registrati proprio lui ma in realtà la datazione delle canzoni non corrisponde a quella della sua permanenza nei The Rocking Vickers. Questo è (probabilmente) uno dei video più attendibili.

Fine anni ’60, primi anni ’70
L’epoca d’oro dei mods era al tramonto e una volta che i The Rocking Vickers furono sciolti Lemmy fece da rodie a Jimi Hendrix per sei mesi durante il suo tour in Inghilterra. Questa esperienza gli fu cruciale, avvicinandolo all’acid rock e alla psichedelia e al magico mondo delle droghe dalle quali fu dipendente per buona parte della sua vita. I Sam Gopal (o anche Sam Gopal’s Dream) furono la prima esperienza musicale di Lemmy in tal senso, dove suonò sempre la chitarra nella seconda incarnazione della band dopo un primo scioglimento nel ’68, incidendo nel ’69 l’album “Escalator”; un anno dopo, militò negli Opal Butterfly solo per qualche mese senza incidere nulla, stringendo amicizia col batterista Simon King che successivamente lo seguì nei seminali Hawkwind.

Era la fine del 1971 quando Lemmy entrò a far parte in quella che fu una delle prime e seminali space rock band del mondo, a cavallo fra progressive, hard rock e trip psichedelici, il tutto immerso in un immaginario fra il futuristico e il primitivo grazie all’apporto dello scrittore sci-fi Michael Moorcock: gli Hawkwind, con i quali Lemmy registrò tre album in studio ormai storici. In “Doremi Fasol Latido” (titolo che si rifà alla musica delle sfere) il musicista inglese debutta al basso per la prima volta nella sua carriera, per puro caso e imparando lo strumento durante fra un live e l’altro, descrivendo il suo modo di suonare come: “It’s not like having a bass player; it’s like having a deep guitarist“. Verrà sbattuto fuori dal gruppo nel ’75 in seguito al suo arresto per droga: nascono i Motorhead.

Motorhead
Lemmy esordiva ai concerti dei Motorhead con la famosa frase “We’re Motorhead and we play rock ‘n’ roll” (alternata a “We’re Motorhead and we’re gonna kick your ass“) prima di dare via alle danze. Si, perché la musica del trio si poteva anche ballare oltre che pogare, come dimostrano svariate cover di classici del rock ‘n’ roll e del blues disseminate lungo la loro discografia, da Tiny Bradshaw a Eddie Holland, da John Mayall agli ZZ Top,  che pagano il dazio nella formazione di Lemmy come musicista e come persona. Due dei tributi più divertenti e riusciti furono due split a firma anche al femminile: “St. Valentine’s Day Massacre” del 1981 registrato insieme alle inglesi Girlschool, dove i due gruppi si fusero (non solo musicalmente) dando vita agli Headgirl con la cover di “Please Don’t Touch” (ascoltate qui l’originale, è fighissima!); e una versione completamente stravolta e dal tono irriverente del classico di Tammy Wynette Stand By Your Man fatta da Lemmy con Wendy O. Williams, frontwoman dei The Plasmatics morta suicida nel 1998, figura talmente carismatica e cazzuta da riuscire a tener testa al cantante dei Motorhead rispetto a tanti altri uomini.
Rock ‘n’ roll, punk, heavy metal sono finalmente riuniti.


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