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L’etica dei social media

Social-media copiaIl 12 ottobre si è svolto, all’interno dell’Internet Festival 2014, presso la Normale, un incontro riguardante l’etica dei social media. Quale argomento più attuale e stimolante per una sana riflessione? Sono intervenuti a questo proposito i Prof. Lorenzo Cantoni e Adriano Fabris, assieme al giornalista digitale Mario Tedeschini Lalli.

Si è subito evidenziata la duplice natura dei social media, i quali se da una parte hanno il pregio di aver ampliato le nostre capacità relazionali a livelli mai visti prima, dall’altra parte essi richiedono, nel loro uso, una certa dose di responsabilità. I social mettono difatti nel campo del possibile la simulazione delle identità: ma quanto è legittimo simulare o dissimulare delle identità sui social? E poi: cosa significa essere amici di qualcuno ai tempi dei social? Significa un semplice click su “aggiungi agli amici” e  tu entri di diritto nella sfera degli “Amici” con la a maiuscola?

I social media mettono inoltre in campo un’altra questione di primaria importanza, la privatezza dei dati: tutto ciò che facciamo online lascia una traccia ed è accessibile. È un po’ come se facessimo pubblicità di noi stessi.

In un mondo in cui il primo comandamento sembra essere diventato “stai connesso”, siamo addirittura continuamente seguiti dalla nostra vita ordinaria:le foto, le notizie riguardanti il nostro “piccolo cosmo” non ci abbandonano mai. Non c’è possibilità di sganciarsene, è drasticamente diminuita la voglia e la possibilità di perdersi e fare esperierenze extra-ordinarie.

Insomma è chiaro che il medium propone un paradigma di relazioni che vanno indagate eticamente. Internet ormai è nella nostra vita, nelle nostre abitudini, è esso stesso una questione etica. Non basta saper usare internet, essere dei bravi tecnici, dei bravi informatici. Dobbiamo saper parlar bene il linguaggio del cuore per sfruttare il lato buono di internet, l’analfabetismo etico dei media può portare a danni inimmaginabili per la società e l’individuo.

Ci vuole una vera e propria deontologia dei media: dobbiamo promuovere un uso realmente buono e comunicativo dei social, dove comunicazione deve intendersi come vera condivisione e confronto di idee ed esperienze e non semplice esposizione di sé e dei propri “attimi fuggenti” a puri fini esibizionistici o perfino vessatori nei confronti di persone più deboli.

Elena Alei

Redazione news

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