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Lettera a Nanni Moretti

La lettera di uno studente dell’Università di Pisa a Nanni Moretti.

Nanni Moretti

Nanni Moretti, tratto da una scena di Aprile

Caro Nanni,

Mi chiamo Guido, studio all’università, ci provo più che altro; anche se mai come in questi giorni mi è difficile obbligare la mia testa a concentrarsi sui libri, sulle trasmissioni numeriche o sui segnali digitali.

Ammetto che il clima torrido di questa estate non mi aiuta per primo, ma non vorrei rischiare di sembrare un personaggio di Benigni, nell’esclamare che il mio problema sia il caldo. 

Di questo tra l’altro se ne occupa pedissequamente la Rai. Ho smesso di contare le trasmissioni che ne annunciano con stupore, gioia e anche un po’ di timore, l’imminente arrivo. Anche se ormai il cataclisma è giunto e tutti ce ne siamo fatti una ragione, l’informazione pubblica non smette di trattarlo come la notizia del momento. Il che non sarebbe nemmeno troppo deprimente se non fosse che stessimo parlando ne più ne meno del solito normalissimo caldo, che arriva in tutti i mesi estivi. 

Così guardare quelle trasmissioni o quei programmi piano piano mi fa sentire sempre più lobotomizzato, complice anche l’effettiva afa estiva, e in queste condizioni capirai dare degli esami e laurearsi non mi è semplicissimo.

Per quanto non sia del tutto il mio caso, non so quanti miei coetanei risponderebbero a questo modo, alla domanda su quale sia il loro problema più imminente. Sotto sotto temo di contarli, dato anche l’altissimo share delle trasmissioni della Rai. 

Non so quindi se il risultato di tutto questo sia che siamo davvero all’interno di una farsa comica di un grande regista toscano, oppure che quel regista ha semplicemente colto in poche espressioni banalissime un nostro atteggiamento innato a fottercene altamente della società tutta. 

Pur ammettendo che effettivamente questo clima non piaccia troppo neanche a me, non è questo in verità che mi ha indotto a scriverti questa lettera.

Ti scrivo perchè in  questi giorni mentre guardavo qualche video su YouTube mi sono imbattuto in un filmato dal nome « Nanni Moretti a Piazza Navona.flv ». Dal palco di una manifestazione dell’Ulivo del 2002, un uomo tra fischi e qualche applauso diceva quello probabilmente che pensavano tutti, ma nessuno aveva il coraggio di urlare. « Con questi dirigenti non vinceremo mai ».

Mentre spiegavi la necessità di effettuare un grande salto generazionale nella classe dirigente del centrosinistra non ho potuto fare a meno di sorridere. In qualche modo la storia è riuscita a darti ragione e torto allo stesso tempo.

E’ vero che per la prima volta la sinistra italiana è stata davvero maggioritaria grazie a un grande salto generazionale dei suoi Leader. Ma è vero allo stesso momento che, pur avendo fragorosamente vinto qualche elezione, ha perso la sfida vera con il paese.

Anche a costo di « continuare a farsi del male », come risponderà a quell’intervento in quei giorni Massimo D’Alema, c’era bisogno di affermare l’immoralità e la violenza degli avversari, ma soprattutto la fragilità e la debolezza unica del centrosinistra, che non era in grado di demolire la retorica del centrodestra, e nemmeno di dialogare con chi gli era più vicino.

E’ impossibile non notare l’eterno ritorno nel quale la politica è vessata: rimane tragicamente irrisolta la questione morale, della quale ahimè il centrosinistra si è fatto più vittima che paladino, lasciandosi superare in modo indegno sui suoi temi storici, sui suoi valori fondatori. 

Continuano a morire giorno dopo giorno centinaia di persone in mare.

Il lato drammatico è che prima il confronto con la moralità e l’immoralità degli avversari riguardava temi come la libertà di stampa, il rapporto con la legalità o la mafia,  dei quali presumibilmente si è creduto di poter fare uso come strumento di attacco, spesso mal riuscito, senza ragionare seriamente se se ne era immuni o meno. Mentre alla fine ci si è ritrovati inevitabilmente e schifosamente contagiati da quelle malattie. 

E’ quasi inevitabile citare Travaglio quando difendendo Battiato diceva « il re è nudo e la regina è troia ». 

Il fallimento della politica sulla questione morale è proprio quello di essere parsi, non a torto,  peggiori, o meglio, « non migliori » di chi c’era stato prima, deludendo le aspettative di milioni di persone, che avevano sperato in un cambiamento reale e radicale, ma soprattuto positivo.

Così, a distanza di vent’anni, ci siamo ritrovati con un’Italia molto più immorale e cinica di quanto non lo fosse prima. 

Mai ci si sarebbe aspettati di vivere in un paese che, davanti alla morte di tre neonati affogati a pochi chilometri dalle coste della Libia, anche perchè si era impedito l’intervento di una nave che avrebbe potuto soccorrerli, sceglie di credere che quelle creature fossero dei fantocci, messi lì per screditare il governo.

Nanni, in quel video dicevi che anche quella serata, quella manifestazione era stata inutile, perchè non aveva mostrato un ceto dirigente in grado di cambiare. Di essere quantomeno eticamente rivoluzionario. Partendo dalla più logica e dignitosa autocritica. 

Io ti dico che, tirando oggi le somme, quella serata è stata dannosa. Come sono dannose alla lunga tutte le occasioni mancate, quando portano le persone a smettere di sperare, a smettere di credere e anche a smettere di « aprire le ali » come i gabbiani ipotetici di cui parlava Gaber, incapaci di volare e chiusi in un sogno rattrappito. « Due miserie in un corpo solo ».

La cosa più triste non è questa però. 

In quella manifestazione a parlare, a raccogliere la voce di quella piazza, c’eri tu. 

Mentre la gente era stata ammutolita da un diktat non autoritario, ma imposto di fatto dal non voler continuare a farsi del male, quasi per pietà di se stessa, qualcuno ha avuto il coraggio di rompere quell’ipocrisia.

Ora dove sei? 

Penso, anzi sono convinto, che quelle persone, quel giorno si siano sentite un po’ meno sole.

Te lo dico perchè riguardando quel video e fingendo che non fosse accaduto tutto così tanti anni fa ( almeno per questo va ringraziata la sinistra, avendo reso il mio sforzo estremamente poco impegnativo ) mi sono sentito un po’ meno solo anche io.

Mentre oggi la massificazione della rabbia ha reso individuale la solidarietà. 

E in questo ambiente, nel quale non c’è più spazio per nessuno, non c’è nemmeno un pasticciere trotzkista dell’Italia conformista degli anni 50, isolato, calunniato che da solo nel suo laboratorio tra le sue paste e le sue torte è felice e dimentica, e balla.

Con affetto,

Guido Gagliardi.

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