Oppure copia e incolla questo link dove vuoi!

L’Hyperdub di Kode9 al Lumiere di Pisa.

Kode9 si aggiunge agli ospiti del ricchissimo cartellone 2019 del Lumiere e ci porta nell’universo dei bassi.

Kode9

Steve Goodman, scozzese di nascita ma di casa a Londra, è un ricercatore e musicista noto con il nome d’arte Kode9 . Inizialmente ispirato dalla “Hardcore Continuum” della musica elettronica britannica, sulla scia del movimento sotterraneo delle celebri radio pirata Uk, s’immerge nella scena dell’East London, forgiando il suono della dubstep insieme, tra gli altri, all’MC e suo collaboratore The Spaceape. Nel 2003 trasforma la sua webzine di settore in una vera e propria label, segnando così la storia dell’ultimo decennio in musica. L’Hyperdub è una delle etichette più illuminate della scena figlia del 2step, che negli ultimi 15 anni sta rivoluzionato il modo di concepire, ascoltare e ballare i suoni elettronici, sempre attenta alle correnti UK, dal Funky al Purple Sound, al wonky etc. riuscendo a plasmare, intercettare e lanciare certi suoni anni prima che questi diventino fenomeni di massa. Come boss della Hyperdub, Kode9 ha scoperto e dato alla luce i lavori di Burial, DJ Rashad, Zomby, Fatima Al Qadiri, Scratcha DVA, Jessy Lanza, Laurel Halo, Ikonika, Dean Blunt, OKZharp & Manthe Ribane, Mana e Doon Kanda, solo per citarne alcuni. Ha pubblicato due album con The Spaceape – Memories of the Future nel 2006 e Black Sun nel 2011 – e l’album solista Nothing (2015); una dozzina di singoli per la sua etichetta, oltre a uscite, remix e DJ mix compilation per etichette come K7, Rinse, On U Sound, Warp, Domino, Ghostly, Tempa e Rephlex. E’ noto inoltre per i suoi leggendari set in cui fonde reggae, breaks, hip hop, jazz, funk ed house, RnB e jungle, genere che, come ci ha raccontato nell’intervista, è stata una sorta di folgorazione nella sua vita di producer. Nel 2010 ha firmato una release di DJ-Kicks, celeberrima collana di mix album nata nel 1993 edita dall’etichetta tedesca !K7, mentre lo scorso 28 settembre è uscito ‘“Fabriclive 100”, mix curato a quattro mani con Burial, uscita numero 100 dell’altrettanto leggendaria serie di mix FABRICLIVE, con all’interno tracce di Luke Slater, Ben Frost, Cooly J, Scratcha DVA E e gran parte del gotha underground. Recentemente ha anche curato un set esclusivo, sempre in collaborazione con Burial, per il programma di Mary Anne Hobbs su BBC Radio 6; e ha partecipato alla sonorizzazione di una nuova installazione dell’artista e performer cubana Tania Bruguera, attualmente visitabile alla Tate Modern Museum fino al 24 febbraio, a cui ha contribuito con un soundsystem da 40,000-watt che trasmette, ovviamente, solo frequenze basse.

kode9

Come se non bastasse Kode9 è un ricercatore indipendente, membro del gruppo di ricerca sonoro AUDINT (nell’intervista ci ha parlato di una pubblicazione in arrivo il prossimo aprile dal titolo ‘Unsound:Undead‘ scritta con Toby Heys e Eleni Ikoniadou) e ha un Ph.D. in filosofia all’Università di Warwick, dove negli anni ‘90 ha preso parte alla misteriosa CCRU (Cybernetic Culture Research Unit), di cui facevano parte anche Mark Fisher (in Italia solo l’anno scorso è stato finalmente tradotto il saggio ‘Realismo Capitalista’ da NERO Editions) e Luciana Parisi (teorica dei media napoletana da tempo alla Goldsmiths University di Londra, nonché moglie del compianto Spaceape), che da semplice gruppo di ricerca interessato alle implicazioni filosofiche e politiche della Rete, si è trasformato in un inclassificabile movimento/esperimento in cui far convivere Gilles Deleuze e musica techno, Lovecraft e teorie del caos, esoterismo e biologia molecolare, e di cui ci ha raccontano qualcosina di più nell’intervista ma, attenzione, perché “the CCRU does not, has not, and will never exist” !
Ha inoltre pubblicato per MIT Press il libro Sonic Warfare: Sound, Affect, and the Ecology of Fear, in cui esplora l’uso del suono come forza acustica in grado di influenzare ambienti e comportamenti umani.

Dunque, tutta questa premessa per dire che non credo di esagerare affermando che Kode9 è una delle figure chiave della scena elettronica indipendente dell’ultimo decennio.

Ad aprire e riscaldare la serata c’è Andrea Mi –DJ, boss del radioshow Mixology, giornalista per Controradio e Soundwall, docente IED e Laba, collaboratore per il brand Vìen, e che avevamo apprezzato anche in apertura a Daddy G dei Massive Attack – in un set dal gusto raffinato. Scorgo molti volti interessanti e attenti, e se inizialmente il pubblico sembra poco partecipe e ancora un po’ infreddolito, Andrea – che ha ricoperto un ruolo fondamentale nella storia della bass music italiana e ha girato dischi con artisti del calibro di Coldcut, Daddy G, Tricky, Mala, Lee Scratch Perry, Rodigan, Cooly G, DaM-Funk, dello stesso Kode9 e molti altri – sa bene come farci scollare i piedi dal parquet del Lumiere, e dopo poco la gente non esita a molleggiare e scatenarsi in quel suono che lui ama definire “from dub to club“. Per gli incorreggibili ritardatari o per i tabagisti incalliti, ci dispiace molto, dovrete aspettare la prossima esibizione, intanto potete recuperare con il suo radioshow Mixology, in cui “il mix è inteso come un vero e proprio oggetto culturale, capace di racchiudere, in un’unica cornice di senso, frammenti sonori che arrivano da contesti differenti. Capace di proporci un vero e proprio viaggio musicale, il cui senso principale è la scoperta di ciò che ancora non conosciamo” per spingerci fuori dalla bolla di algoritmi che ci propinano Spotify &co. Dando un’occhiata al Mixcloud della trasmissione si trovano intervista+mixato di artisti quali Mount Kimbie, Dj Food, The Herbalizer, Mala, Modeselektor, Dj Vadim, Phon.o, Blue Daisy, Ghostpoet, Cooly G, Lamb, Jazzsteppa e tantissimi artisti italiani emergenti.

kode9

Torniamo alla nostra serata e ricordiamo che in attesa di Kode9 nel corso della notte si sono esibiti come Openig Act i Now, e l’aftershow a cura di Dj Baud.

E’ poi la volta dlell’atteso Kode9. In Italia, lo avevamo già visto a novembre nella 18ª edizione del festival torinese Club To Club in due occasioni: la domenica pomeriggio con lo show “DIGGIN’ IN THE CARTS” presso la Tettoia dei Contadini del Mercato di Porta Palazzo, in cui insieme a Yuzo Koshiro e Motohiro Kawashima – due dei principali compositori giapponesi di colonne sonore per videogiochi e creatori della musica di Streets of Rage – e Nick Dwyer, dj residente a Tokyo e autore della video serie, aveva proposto un set costruito attorno alle soundtrack di videogiochi che hanno fatto la storia e segnato l’infanzia di intere generazioni, il tutto accompagnato dai visual a cura di Koji Marimoto. Ed è stato sempre lui l’ospite a sorpresa di quest’edizione C2C ad ereditare il Main stage post-Aphex Twin, riuscendo a mantenere i riflettori accesi del Lingotto fino a prima mattina.

Quando Kode9 arriva sullo stage, poco alla volta, il pubblico si riversa nel dance floor completamente buio, dando un buon colpo d’occhio sulla platea. Niente clamorosi effetti speciali, niente laser o visual, al centro della scena c’è solo la musica. Due ore abbondanti di assoluta dedizione al ritmo serrato, ora più alieno e avanguardista con sonorità cibernetiche, ora più indirizzato verso a tribalismo grime e drum’n’bass. Il set proposto ieri sera al Lumiere è oscuro e penetrante, totalmente diverso da quello che avevamo ascoltato al C2C, che comprendeva invece una miscela musicale da Faceshopping di SOPHIE, alla dubstep e al rap di Gucci Mane con I Get the Bag. Quello che ascoltiamo questa sera è una sorta di collage composto da fitte trame sincopate di beat, tappeti sintetici, tribalismi poliritmici, casse robuste, inserti Gqom, irrequietezza footwork, un mix esplosivo e aggressivo che travolge mente e corpo come un virus. Un flusso sonico che pulsa nel corpo come la febbre. Steve non è solo un manipolatore di consolle, ma della neurochimica del cervello, che con la sua “Babele” sonora confonde anche gli ultimi barlumi di lucidità: mi sembra di cadere dentro me stessa attraverso un “Portale” creato dagli imponenti bassi, di sentire segnali alieni provenire da “memorie del futuro” , o di assistere all’esplosione anomala di un “sole nero”. Mentre suona possiamo esplorare le fluttuazioni quantistiche del vuoto  , e misurare l’energia di quel vuoto, che, infondo, vuoto non è. Un dance floor sospeso tra l’ipnotico e il visionario, dove lasciare che le nostre inquietudini prendano forma. Kode9 sembra voler confondere le idee dell’ascoltatore, costringendolo a non cedere all’abitudine dei movimenti; altre, invece, cambia l’architettura e costruisce un labirinto di sonorità ‘nevrotiche’ e ossessive, dai suoni più energici, fisici dance-oriented. Un suono prodotto con una visione vasta e ben precisa, al netto di tutta la sua complessità, in cui trovare tanto materiale sonoro “in evoluzione” da studiare, perché ‘trasformazione‘ e ‘mutazione‘ sono da sempre i motivi centrali dell’Hyperdub.

Probabilmente sto esagerando, probabilmente sono ancora sotto l’effetto di una sorta di runner’s high per aver saltellato troppo, probabilmente questa musica mi procura un’eccessiva neurotrasmissione dopaminergica nella via mesolimbica, ma provate anche voi a metter su un suo disco, chiudete gli occhi, e lasciatevi infettare dall’Hyperdub.

kode9

That’s the way I understand music culture. There’s a history of music, particularly dub and reggae, being described as a virus – Hyperdub is a mutation of British electronic music, infected by Jamaican soundsystem culture: from dub and reggae, through jungle, right up to grime, dubstep and funky. It’s a way of thinking about how musical change and evolution takes place.” (Steve Goodman)

Prima dell’ inizio della serata ci siamo fermate con lui per fargli qualche domanda, questo è quello che ci ha raccontato:

Marta Cardilli e Caterina Pinzauti per RadioEco

post di questa categoria

Beyoncé

Beyoncé, SZA, Madonna...

Beyoncé, SZA, Madonna e molto altro | Demography #384

WØM

WØM FEST 2019 Preview...

WØM FEST 2019 Preview • Le Capre a Sonagli

DSC_9212

Ludicomix 2019 —...

Ludicomix 2019 — NerdEco #63

KAZU

KAZU, The Divine Comed...

KAZU, The Divine Comedy, Sky Civilian & more | Demography #383

ultimi post caricati

Hitchcock

Pisa da brividi: Hitch...

Pisa da brividi: Hitchcock e Universal al Museo dellla Grafica

khalab khalab

Khalab al Pisa Jazz, R...

Khalab al Pisa Jazz, Record Store Day, Caracol e altro | Atp #171

Scherma

Scherma, coppa del mon...

Scherma, coppa del mondo. Italia conferma il podio, oro argento e bronzo

carnì-800x1000

“Cose storteR...

“Cose storte” di Andrea Carnì alla Libreria Pellegrini

Commenti