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Licio Gelli, il Burattinaio Venerabile d’Italia

licio gelli

Ed alla fine se ne andato pure Licio Gelli.

L’ultimo tra quelle personalità che hanno vissuto, creato e manovrato come un Burattinaio Venerabile (altro che Maestro) gran parte dei misteri italiani della Prima e Seconda Repubblica. E se vogliamo anche prima della instaurazione della Democrazia. Una presenza oscura e misteriosa che se ne andata proprio il giorno del ritorno al cinema del “lato oscuro della Forza” di cui lui faceva parte nella realtà. La coincidenza non può non regalato un lieve sorriso. Adesso me lo immagino, lui Conte Dooku Licio Gelli, insieme all’altra star dell’oscuro Sheev Palpatine Giulio Andreotti mentre insieme rimenbrano le “meraviglie” che ci hanno lasciato nella storia e nell’attualità.

Pistoiese nato nel 1919, Licio Gelli è stato qualunque cosa. Fascista (volontario durante la Guerra Civile Spagnola del 1936-37), repubblichino, partigiano, democristiano e poi, dal 1963, massone. Un Doppio Giochista naturale che ha sempre saputo sfruttare il momento giusto per inserirsi in determinati contesti storici dai quali poter guadagnare maggiormente. E non parlo solo dell’aspetto economico ma, soprattutto, in quello socio-politico. Arcinota non a caso, la sua amicizia con Giulio Andreotti.
Con la sua P2 aveva costruito un piccolo Stato nello Stato, avendo come associati Ministri, Parlamentari, Forze della Polizia e della Finanza, banchieri e imprenditori come Silvio Berlusconi, Michele Sindona e Roberto Calvi, giornalisti (tra cui il direttore del Corriere della Sera e Maurizio Costanzo) e numerosi esponenti dei servizi segreti nazionali. Insomma tutto ciò che potrebbe servire per manovrare e condizionare gli equilibri socio-politici ed economici di un paese.
Non c’è caso controverso tra quelli più famosi dove il nome di Licio Gelli e della sua P2 non venga sinistramente fuori. Strategia della tensione, Golpe Borghese, sequestro Moro, Strage di Bologna (dove verrà condannato in via definitiva per depistaggio delle indagini), caso Pecorelli, caso Calvi e fallimento del Banco Ambrosiano (altra condanna in definitiva), Mafia ecc ecc. Una collezione a cui non poteva mancare la vicinanza agli ambienti religiosi, rappresentati dalla figura di Paul Marcinkus, dal 1971 al 1989 a capo dell’IOR.
Tra le sue amicizie si possono annoverare anche alcune estere, come quelle argentine di Roberto Eduardo Viola ed Emilio Massera. Per chi non lo sapesse sono “solo” due tra le figure più autorevoli della dittatura argentina fatta di torture, omicidi, desaparecidos e voli della morte. Il fatto non deve sorprendere più di tanto in quanto Licio Gelli, nonostante le sue camaleontiche mutazioni, è sempre stato intimamente fascista, tanto da indossare dentro alla propria bara, una spina fascista. Una fede che non ha mai mancato di elogiare.
Il 17 marzo 1981 i giudici Gherardo Colombo e Giuliano Turone trovarono gli elenchi della P2 durante una perquisizione in una villa di Licio Gelli nell’ambito dell’inchiesta sul finto rapimento di Michele Sindona. Una scoperta che portò l’allora Presidente del Consiglio Arnaldo Forlani, dopo mesi di riflessione, alla decisione di rendere pubblichi gli elenchi della Loggia Massonica scuotendo l’intera Italia.

Se gli obiettivi e i programmi fissati nel Piano di Rinascita Democratica (per saperne di più clicca Qui) siano stati effettivamente perseguiti negli anni, con i governi successivi, non ci è dato sapere. Ma il dubbio, analizzando criticamente anche solo il panorama mediatico attuale, può sorgere.
Guardo il Paese, leggo i giornali e penso: ecco qua che tutto si realizza poco a poco, pezzo a pezzo. Forse sì, dovrei avere i diritti d’autore. La giustizia, la tivù, l’ordine pubblico. Ho scritto tutto 30 anni fa“, diceva Licio Gelli nel 2003.

Evidentemente questa certezza deve averlo serenamente condotto verso la fine del suo percorso. Eppure c’è spazio per un’ultima vergogna tutta italiana che coinvolge, anche se in maniera indiretta, Licio Gelli. La consapevolezza degli avvenuti funerali per un massone scomunicato e non per un Piergiorgio Welby. Mistero della Fede?

Giacomo Corsetti
@giacomocorsetti

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