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[LIVE REPORT] Arctic Monkeys + The Kills @PistoiaBlues 2014

Sono le sei del pomeriggio, c’è un caldo tremendo e Piazza Duomo è deserta. È una scenografia insolita, più che Pistoia Blues verrebbe da pensare Pistoia Western. In lontananza si sente l’eco delle grida di impazienza delle migliaia di persone accorse da tutta Italia. I primi arrivi per accaparrarsi la tanto agognata prima fila sono stati alle 7.30 di mattina da parte di un gruppo di ragazzi siciliani che stoicamente si sono fatti dodici ore di viaggio in macchina.

Non per niente quello degli Arctic Monkeys è uno degli eventi più attesi e importanti dell’estate toscana. Alle scimmie artiche spetta l’onore della data di chiusura dell’edizione del Pistoia Blues 2014, aperta dal duo indie The Kills.

jamie hince

Jamie “Hotel” Hince. Nel 2011 si è sposato con la top model Kate Moss.

alison mosshart

Alison “VV” Mosshart. Tra il 2009 e il 2010 ha fatto parte come cantante dei Dead Weather, progetto parallelo di Jack White in veste di batterista e produttore.

Dopo un’interminabile attesa sotto il sole cocente, la gente comincia a implorare acqua agli addetti della security, ma proprio in quel momento appare sul palco uno stravagante individuo dall’abbigliamento a dir poco eccentrico, accompagnato da una magrissima ragazza biondo platino. Eccoli i Kills, rispettivamente nelle persone di Jamie “Hotel” Hince e Alison “VV” Mosshart. Noto subito un paio di scelte stilistiche diverse rispetto al solito: Jamie Hince, sempre in total black, questa volta sfodera una camicia che farebbe invidia all’Hunter S. Thompson di Johnny Depp in Paura e delirio a Las Vegas; e la presenza, per la fase ritmica, di due giovani ragazzi che suonano i tamburi all’unisono, in una sorta di coreografia percussionistica molto efficace. Alison Mosshart invece è avvolta come sempre dal suo intrigante fascino, ma che ve lo dico a fare.

I due si scambiano continuamente sorrisi e sguardi d’intesa, muovendosi sul palco come uniti da un legame forte ma invisibile, che nei momenti di canto a due con lo stesso microfono conosce i picchi più alti di petting, suscitando quella carica erotica tipica di un rapporto sessuale in procinto di esplodere ma mai veramente consumato. Anche durante gli assoli di chitarra, Jamie Hince ammicca masturbando le sei corde come se stesse sollecitando l’organo che dà origine alla vita. Un elicottero sorvola sulla piazza, e allora lo strumento diventa subito arma da fuoco, col quale Hince simula di mitragliare il velivolo, inconsapevole di cosa stia accadendo sotto di lui.

Inconsapevoli sono anche molti dei presenti, dato che quasi nessuno conosce i Kills e non solo non ne apprezza l’arte, ma ne soffre anche la durata dell’esibizione (un’ora piena, insolita per un gruppo d’apertura, ma non insolita se quel gruppo è del calibro dei Kills), sempre più smaniando di vedere Alex Turner & soci sul palco.

Il live risulta convincente, impreziosito da una strumentazione scarna e essenziale che giova particolarmente alla musica che i due propongono da ormai quasi quindici anni. Ho come l’impressione però di essere l’unico tra i presenti a pensarla così: l’impazienza dei giovanissimi inizia a farsi insistente. Jamie e Alison salutano divertiti il pubblico pistoiese, io per ricambiare le faccio il segno del cuore con le mani, e lei sicuramente non si dimenticherà mai di me e del mio gesto.

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Alex Turner

Arrivano le 21.50. Eccoli. La formazione di Sheffield si schiera a quattro sul palco, capitanata da un Alex Turner, che, come ormai da qualche anno, non lesina sulla brillantina. Si presenta sul palco con una giacca rosa, che in pochi possono permettersi di indossare con nonchalance, ostentando tale sicurezza. Lupin III a parte.

Rapido giro di palco e qualche posa per le foto, che già in sottofondo parte Do I Wanna Know?, brano di apertura e secondo singolo estratto del loro ultimo LP. Ora, parliamoci chiaro: non ci aspettavamo chissà che di innovativo in merito ai brani in scaletta; non amano molto le sorprese. Sono almeno 10-15 date che gli AM suonano gli stessi venti brani, nelle stesse identiche posizioni. Il sound è comunque gradevolissimo. Tirato. Senza fronzoli. Si susseguono brani da tutti gli album. Dalle più recenti Arabella, Snap Out of It alle vecchie glorie immancabili (Brianstorm, Dancing Shoes, I Bet You Look Good on the Dancefloor).

In alcuni punti dell’esibizione, i giovanissimi si sentono spaesati. Non c’è più spazio per i selfie. Eh sì, ai concerti rock, si balla, si canta, si poga. In molti (anzi, in molte) sono costretti a invocare l’intervento della sicurezza per farsi portare via dalla folla asfissiante. Un numero impressionante di abbandoni, quasi trenta persone solo dalla mia parte. Questo la dice lunga sull’inesperienza del pubblico delle prime file, principalmente composto da ragazze innamorate più del frontman che di ciò che canta. Ma già i dialoghi del pomeriggio erano stati piuttosto eloquenti: «Puoi spostare il gomito dalla mia schiena? Vi prego ragazzi, potete non spingere?».Frasi che si commentano da sole.
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Durante i brani più lenti abbiamo l’opportunità di riprendere fiato e guardarci intorno. Siamo circondati da smartphone e tablet, bramosi di memorizzare gli istanti della serata. Di tanto in tanto, tra un brano e l’altro si alza un coro dal pubblico, Mardy Bum! Mardy Bum!

Il pubblico ha sentenziato la richiesta della serata. A mo’ di supplica. Intanto l’esibizione prosegue. La temperatura sale. E ne fa le spese anche l’ordinatissima pettinatura di Turner. Qualche ciuffo qua e là inizia a disperdersi. Library Pictures dal vivo esprime tutto il suo potenziale. Il main set si chiude con 505, che vede la sentitissima partecipazione di gran parte dei presenti. Uno dei punti più alti del live.
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Piccola pausa in attesa del finale. One for the Road, I Wanna Be Yours e R U Mine? Questo era quanto previsto in scaletta. Ma la variabile del pubblico gioca un ruolo inaspettato. Turner inizia a dialogare a turno con i compagni. «Mi sembra di capire che vogliate ascoltare Mardy Bum». E’ quello che più o meno il frontman dice al pubblico. Ma sono già tutti impazziti, quando iniziano a risuonare le note del brano. Turner accenna solo le parole. Sta cantando il pubblico. Gli ormoni sono ormai alti nello spicchio di cielo pistoiese. Ma, si sa, siamo a un concerto rock. Tra la fine del ritornello di Mardy Bum e la fine della serata vi è il punto esclamativo targato R U Mine? O forse è meglio dire il punto interrogativo. Non ci interroghiamo però sul successo della band: ottomila persone tutte insieme il Pistoia Blues non le aveva mai viste.

L’intero album fotografico della nostra Michela Biagini lo trovi QUI

Iacopo Galli & Nicola Doni

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