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Live report dal MetaRock 2011 di Pisa – 1°settembre

Più che Metarock è il caso di chiamarlo Metajazz… almeno per questa prima serata. L’edizione 2011 del celebre festival pisano che, nei tanti anni di attività, si è distinto per qualità delle proposte musicali e grande partecipazione di pubblico, ha esordito con un primo atto di tutto rispetto.

Due palchi e tantissime proposte tutte riconducibili alla grande tradizione jazz, ma non solo. Perchè dal pomeriggio sino a tarda sera il jazz ha fatto da contrappunto a molte contaminazioni, dal delta blues sino al teatro-canzone.
Complice di questa serena variabilità è stato il grande spessore delle band che si sono esibite nel palco più piccolo della Cittadella, mentre il palco grande era destinato all’headlinear urbinate ovvero Raphael Gualazzi.

Abbiamo ascoltato con piacere l’incontro “improvvisato” delle corde di Eugenio Sanna e Luca Tilli. Il primo è un chitarrista di lungo corso per quanto riguarda l’improvvisazione, nonchè una delle anime del CRIM (Centro Ricerche sull’Improvvisazione Musicale) – realtà pisana che dal 76 all’86 ha costruito uno dei momenti di più intensa esplorazione musicale nel campo dell’improvvisazione, mentre Luca Tilli è un violoncellista di formazione classica ma che ben presto ha intrapreso la strada dell’avanguardia e collabora con numerosi progetti. Abbiamo deciso così di intervistarli per curiosare un po’ dentro il mondo dell’improvvisazione e dell’avanguardia.

Dopo è stata la volta dei Jazzcoop, una vera e propria cooperativa jazz che si presenta a Pisa per la prima volta. La formazione guidata dal batterista Stefano Bambini e la presenza di ben due bassi (controbasso e basso elettrico) come nel celebre Ornette Coleman Quartet, solo che i Jazzcoop sono un quintetto. Hanno proposto brani originali a firma di Toni Cattano (trombone) e Piergiorgio Pirro (piano). Il resto della band è composto dai bassisti Matteo Anelli e Marco Benedetti.
Ci sono piaciute molto le suggestioni particolari create dal diagolo tra trombone e i due bassi, e il protagonismo della batteria, sempre precisa nella sua esuberanza.
Dopo l’esibizione abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con Stefano Bambini per scoprire come sono nati i Jazzcoop e i progetti per le prossime sperimentazioni a due bassi (e forse uno scrach).

E’ il momento di ritrovare delle vecchie (e care) conoscenze per Radioeco, cioè i Betta Blues Society. La formazione pisana, attiva da un paio d’anni, vede alla voce Elisabetta Maulo, Lorenzo Marianelli e Luca Guidi alle chitarre, Nicola Floris all’armonica e Matteo Anelli al contrabbasso. Li abbiamo ospitati di recente nella nostra radio per una esibizione live, e da poco li abbiamo visti nella presentazione del loro primo album. Ritrovarli al Metarock è garanzia di qualità e gioia nel pubblico. E non tradiscono le attese, in mezz’ora di tempo danno il meglio della loro creatività nel re-interpretare gli standard della tradizione del Delta, così come nel presentare i propri pezzi originali.
Andiamo poi a disturbarli poco dopo la cena nel backstage per fare due chiacchiere tra vecchi amici, mentre già nell’altro palco cantava Gualazzi.

Chiude la rassegna del “little stage” (lo chiamiamo così perchè fa molto indie) una vera sorpresa per il pubblico pisano, ovvero Giacomo Toni e la Novecento Band. Sono romagnoli, e in sei anni di attività hanno sfornato ben 3 album. Il frontman ha 27 anni appena, suona il piano con la profonidtà di un Cammariere, ma non ha niente a che fare con il mondo dei pianisti introversi e intimisti. Anzi… è volutamente teatrale nei testi e nella mimica del suo cantautorato, ci trovi suggestioni di Jannacci e Dario Fo nei dialoghi con il pubblico, qualcosa di Gaber, e una certa simpatia per il vino propria di un poeta beat. Tra l’ironia e il non-sense vola mezz’ora in un lampo. Ma facciamo in tempo a notare la qualità della proposta perchè i musicisti che l’accompagnano sono molto più di semplici gregari. Passaggi velocissimi tra lo swing e ritmi blues rendono questa band consapevole dei propri mezzi.
Volevamo intervistarli prima del concerto, ma aspettando la loro esibizione ci sono venute in mente altre curiosità… così siamo andati a rompergli le scatole mentre cenavano, e Giacomo Toni è stato ben lieto di rispondere alle nostre domande.

Il vero fuggitivo in tutta la prima serata di questo Metarock è stato Raphael Gualazzi, nel senso che abbiamo cercato d’intervistarlo in tutti i modi, parlando prima con l’ufficio stampa, poi con i suoi manager e poi con lui stesso. Ci hanno sempre rimbalzati dicendo “va bene, più tardi”. A forza di “più tardi” Gualazzi aveva già finito il concerto, e ovviamente al momento degli autografi figurati se ci cagava. E infatti l’intervista è pacificamente sfumata, forse perchè non siamo Radio1 sicchè non rientriamo nei club dei media che contano. Ma farebbero bene a non sottovalutare la forza delle radio universitarie nella diffusione di generi che superano lo steccato del commerciale. Ma questa è un’altra storia…

Abbiamo ascoltato tutto il concerto, personalmente mi sono piazzato davanti ad una cassa, accanto a un tipo della security, avendo così lo sguardo sia sul palco che sul pubblico.
Per chi conesceva il Gualazzi della kermesse sanremese si sarà sicuramente stupito nel vederlo a proprio agio in un viaggio a zigzag non solo tra le sottofamiglie del jazz, quali stride-piano, swing e ragtime, ma con echi di afrobeat (le congas e i fiati fanno miracoli in questi casi!), blues, funk, pop-soul. Chi, tra i puristi del jazz, l’ha guardato di traverso per la sua esibizione sanremese, si deve ricredere per l’ampiezza di registro che rivelano i suoi live, sostenuti anche da turnisti di grande esperienza: Christian Marini alla batteria e percussioni, Manuele Montinari al contrabbasso , Gigi Faggi alla tromba e filicorno, Massimo Valentini al sax baritono e contralto, Enrico Benvenuti al sax contralto e Giuseppe Conte alla chitarra. Tra un tributo a Duke Ellington con Caravan e i pezzi che ne hanno sancito la popolarità nel grande pubblico (per esempio la sua cover di Don’t stop dei Flatwood Mac), Gualazzi propone anche i suoi pezzi originali finiti nel recentissimo disco “Reality and Fantasy”, tra cui Calda estate, un pezzo che ricorda da lontano le suggestioni di Paolo Conte e, ovviamente, Follia d’amore, il singolo che l’ha consacrato a Sanremo facendogli fare (meritatamente) il pieno di premi.
Gualazzi non fa solo uso di falsetti, per quanto credo che gli piacciano molto, ma adotta timbri molto diversi nel corso dei pezzi, avvicinandosi addirittura a registri cavernosi irriconoscibili.

Il concerto dura un’ora e dieci, il pubblico lo acclama di continuo (soprattutto delle donne di mezz’età che vedo nella prima agitarsi come delle grupies). Gualazzi fa una doppia uscita, puntualmente seguita da un’ovazione che si lascia sentire, nonostante il pubblico complessivo non era poi così numeroso. Quindi l’urbinate ritorna sul palco per regalare ancora qualche altra canzone. Alle undici e quarante le luci si spengono. Il pubblico si dirada, ma molta gente rimane vicina alle transenne per aspettare il classico rito degli autografi. Rimango un po’ a osservare la scena di un nostro collega che si fa firmare la maglietta di Topolino. Salutiamo il buon Gualazzi e i “radioechisti” vanno tutti a nanna, d’altra parte è la prima serata di Metarock… c’è ancora tanta musica che dobbiamo raccontarvi.

Giuseppe F. Pagano

 

 

riprese di Maurizio Amendola

foto di Giuseppe F. Pagano

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