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[LIVE REPORT] KeepOn Festival 2013 @ViperClub – Firenze

Nell’ufficio adibito alla diretta streaming del Viper di Firenze ci sono almeno tre anomalie: due cartonati a grandezza (quasi) naturale (uno del Drugo Lebowski e l’altro di John Turturro-Jesus), e un innaturale silenzio religioso da parte dei numerosi presenti. Tutti fissano rapiti l’entità al centro della stanza, camicia bianca e capelli lunghi nero corvino, come se stesse rivelando al mondo il segreto dell’esistenza umana. Lasciando da parte inutili iperboli, la voce profonda che ha monopolizzato l’attenzione è quella di Manuel Agnelli, l’ospite d’onore del KeepOn Festival 2013.

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L’ideatore del circuito KeepOn Marco Manzella, il giornalista Alberto Campo e Manuel Agnelli

Ma andiamo con ordine: l’evento, dopo il successo delle precedenti edizioni, prevede un interessante incontro con il frontman degli Afterhours, per poi intraprendere una vera e propria maratona rock di musica dal vivo, grazie ad una fittissima scaletta ben nutrita. Il progetto KeepOn, capitanato da Marco Manzella, ha come scopo quello di riportare al centro dell’attenzione l’aspetto (fondamentale) live della musica, di promuovere le meritevoli realtà emergenti italiane e, last but not least, creare un circuito consolidato che permetta maggiore visibilità e maggiore importanza ai live club e ai loro direttori artistici. Proprio gran parte di questi era presente al dibattito moderato da Andrea Campo, dove il rocker milanese ha toccato molti punti scottanti dell’attuale panorama musicale italiano, dimostrando di avere le idee chiare.

Con tono sempre molto franco, ha posto tra le priorità assolute quella di semplificare la burocrazia (proprio mentre scriviamo, il Senato ha approvato il Decreto Valore Cultura presentato dal Ministro Bray su petizione di Stefano Boeri, un decreto contenente la norma che introduce una semplice autocertificazione da consegnare in Comune, sostituendosi al calvario di licenze e autorizzazioni oggi necessari per organizzare un concerto con meno di 200 spettatori entro le 24. Ora dovrà essere approvata dalla Camera entro l’8 ottobre) e di creare un’associazione, ente, istituzione o “quello che vi pare” per dare rappresentanza a coloro che della musica hanno fatto il proprio lavoro, tale da poter affrontare un dialogo con la politica in modo coeso e uniforme. Atteggiamento intelligente che per ora non ha trovato un’attuazione concreta, e proprio in questo momento in cui “sono cadute delle lobby, e nei posti importanti ci sono alcune tra le persone migliori possibili rispetto agli ultimi anni, se ci facciamo sfuggire la preziosa occasione, saremmo dei coglioni”. 

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Manuel Agnelli ospite di Radioeco

Si è parlato anche di Hai paura del buio?, il festival itinerante promosso dagli Afterhours contraddistinto da un pregevole lavoro di contaminatio tra diverse forme di linguaggio, tant’è vero che ha visto alternarsi sul palco, per citarne solo alcuni, band come i Verdena, seguite da attori del calibro di Antonio Rezza, per poi passare alla penna di Paolo Giordano e alle esibizioni di disegnatori e ballerini. Di fronte a qualche dubbio sul vantaggio concreto portato da quest’evento, Agnelli ha risposto che non si sognava neanche lontanamente di allestire uno show che risolvesse una situazione incancrenita da anni; sarebbe stato, per eccesso di ambizione, uno scopo irraggiungibile. Gli Afterhours hanno solo voluto dimostrare che si possono organizzare opere interessanti e originali, se si abbattono ottuse barriere artistiche e, soprattutto, se guidati da passione e genuina dedizione.

Neanche il tempo di prendersi una birra ed è già ora di live: quindici band per quasi otto ore di musica nonstop. Numeri impressionanti che rendono solo in parte l’idea del tripudio musicale ospitato dal Viper Theatre.1376881_10201530528417107_1006278039_n
1373474_10201530528657113_2101256868_nTocca ad Ed aprire le danze: il cantautore modenese propone un sound influenzato da sonorità beat sixties e pop più marcatamente anni ’90. A seguire il quartetto fiorentino Le Furie che scalda il pubblico con un rock energico. Con Lo Sburla torniamo su lidi cantautorali, mentre grazie ai livornesi Platonick Dive, che propongono i brani del loro album di debutto Therapeutic Portrait, ci immergiamo in atmosfere post-rock adagiate su tappeti elettronici che creano alchimie affascinanti.

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Gli eccentrici Kutso

Gli irriverenti Kutso (occhio alla pronuncia) calamitano l’attenzione del pubblico con un set esilarante, ironico e dissacrante (per dire: il chitarrista è travestito da Tarzan). Il loro stile rimanda ai Darkness versione funky. Si cimentano anche in una coraggiosissima cover di La canzone dell’amore perduto di De Andrè in chiave punk/rock: forse Faber avrebbe accennato un sorriso.  A seguire i siciliani Veivecura, orchestrazioni e fiati per un set delicatissimo, etereo e vagamente malinconico. Delicatezza e malinconia pervadono anche l’esibizione degli OfeliaDorme in formazione duo (che fa molto The Kills), con la voce vellutata di Francesca Bono a incantare i presenti.

Matteo Toni propone un interessante combo batteria + chitarra slide suonata da seduto (e scalzo) per un rock blues potente e preciso, mentre i romani SadSide Project si esibiscono in uno dei set più potenti della giornata, nonché tra le prove più convincenti. I King of the Opera capitanati dal “defunto” Samuel Katarro  ci avvolgono con melodie psichedeliche e folk, mentre Giuradei e Paletti si confermano come tra le realtà più interessanti e sincere del nuovo cantautorato (maledette etichette!), con quest’ultimo che si scatena in una performance divertente e divertita, dove il pubblico lo acclama e lui non si risparmia.

È il turno dei Fast Animals and Slow Kids, premiati come rivelazione live dell’anno. Bastano pochi minuti per capire il motivo del premio. La loro presenza vede la maggior affluenza di pubblico della giornata, e loro ripagano l’affetto con un live semplicemente devastante, condito da uno, due, tre crowd surfing  in un tornado di energia pura e mani alzate. La band perugina propone i brani dell’acclamato ultimo disco Hybris (pronunciato Ubris, ci tengono), creando una sinergia perfetta sul palco e un contatto col pubblico incredibile, grazie anche al carisma e al godibile turpiloquio del frontman Aimone Romizi, con cui poi, dopo la canonica intervista, abbiamo avuto il piacere di intrattenerci per una buona mezz’ora in un’amabile chiacchierata fuori programma, con tanto di Converse sporche sul tavolo.

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Umberto Maria Giardini

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Dimartino

Toni notevolmente più pacati e riflessivi quelli che accompagnano l’esibizione del fu Moltheni Umberto Maria Giardini: l’artista marchigiano ripropone dal vivo il suo ultimo EP Ognuno di noi è un po’ Anticristo con la consueta eleganza e classe, e non c’è da stupirsi se più di un gruppo presente alla serata l’ha menzionato come uno dei propri punti di riferimento musicali. La maratona volge al termine, ed è l’una passata quando sale sul palco DiMartino che raccoglie il premio come miglior live del 2013: il palermitano si presenta in formazione trio esibendosi in un set carico che pesca brani dai suoi primi due album con l’aggiunta di una traccia dal suo recente EP Non vengo più mamma.

Dopo quasi otto ore di musica si chiude il sipario sul KeepOn Festival: ci fischiano le orecchie, ma è una sensazione piacevole. Non abbiamo cenato, ma non abbiamo fame. Sono le 3 del mattino, ma affrontiamo il viaggio in macchina felici.  Ci vogliono far credere che la musica in Italia è morta, ma non è vero. Lunga vita a KeepOn.

Iacopo Galli & Giacomo Perruzza

Redazione musicale

>>> Qui l’intero live report fotografico di Michela Biagini.

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