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[Live Report] La prima serata del Greentech

Appena uscito il cartellone con gli ospiti del Greentech, la nostra redazione musicale ha avuto un sussulto. Oltre ai nomi, che sicuramente fa una certa impressione ascoltare a qualche metro dal nostro studio dell’aula nove, quello che fa piacere è notare la qualità della line-up del festival, che per la prima edizione tocca Pisa negli spazi del Palazzo dei Congressi.

Ma focalizziamo la nostra attenzione sulla prima serata.

L’attesa è sicuramente tutta per Gold Panda, headliner che illuminerà l’auditorium intorno alle 00,30. Ma andiamo per ordine. Passeggiando per il Palazzo dei Congressi dopo aver ascoltato un’interessante conferenza sulle start-up del territorio toscano, ci fermiamo qualche minuto nel corridoio che ospiterà l’area bar per gustarci le vibrazioni provenienti dal soundsystem spinto dalla Crew di Fingertips, il programma che va in onda su Radio Roarr (il cui ascolto è vivamente consigliato). Ai controlli SpinOff e Aanti che miscelano sonorità moderne e passate scorrendo dalla dubstep alla nu-disco fino alla garage-house tanto in voga nei club europei: ottimo warm-up.

Sempre all’insegna della radiofonia toscana parte e si evolve la serata. Svergina l’impianto dell’audiotrium il set di Pzzo, conosciuto ai più per il programma RitmoRadioShow. Ascoltatelo, merita. Matteo Chelini riempie l’etere dell’auditorio con sonorità più disco e funky mixate vinyl only. Per inciso: ascoltare Flowers di Andrew Ashong, traccia prodotta in collaborazione con Theo Parrish, è sempre una gran goduria.

Restiamo sempre in ambiente radiofonico e in casa Controradio. Sul palco della Sala Grande del Palazzo dei Congressi, prima dei due attesi producer londinesi, si esibisce anche Andrea Mi, conduttore e ideatore nel 2003 di Mixology in onda tutti i venerdì sera alle 22,40 sulle frequenze dell’emittente fiorentina. Controlli digitali per lui che fa galleggiare il pubblico con sonorità dub e IDM partendo dai King Krut e atterrando con Tout Doux di Souleance con tanto di campione di “from bed to worse” del buon Morricone.

Tra Pzzo e Andrea Mi, la prima serata del Greentech vede succedersi sul palco della Sala Auditorium, i Platonick Dive, il cui album d’esordio, Therapeutic Portrait, è uscito giusto a gennaio 2013 per Black Candy Records.

Il trio di Livorno incanta con un post rock atmosferico e psichedelico, nel quale i suoni mutano forma come un liquido, guizzano e riemergono da sotto un fitto intreccio rumoristico, dando forma ad una performance potente, sorretta dall’ animalesca energia dei tre. Un’esplosione controllata di suoni che dialoga e si intreccia perfettamente con i visual di Andrea FAX Familari.

Cromatico, in tutta la sua ambiguità semantica, è forse l’aggettivo che rende meglio la qualità dell’ esperienza fatta. Un incontro tra vivide visioni sonore e immagini crepitanti.

Dopo un primo momento in cui la presenza di tre chitarre e una batteria, in una rassegna la cui musica è per la maggior parte a carattere elettronico, ci aveva quantomeno incuriosito, sia noi che il pubblico presente siamo stati decisamente conquistati dal suono ampio e cangiante proposto dai tre.

Da tenere d’occhio questi ragazzi.

Finalmente sale sul palco Gold Panda e il pubblico si addensa nelle prossimità dello stage. È un live da godersi tutto d’un fiato. Mpc, looper, campionatore ed effettiera. Non c’è traccia laptop per gran parte del set. Sbucherà dalla matassa di cavi sul finale con Quitters Rega (e non, cara bimbaminkia che hai urlato: «5th Ave, quella che ti ho passato su facebook» al tuo amico, scema!) che fa esplodere i presenti con tutta la violenza del riff bollywood style.

Il resto è un susseguirsi di beat aggressivi, breakati e in 4/4. Percussioni sporche e ricercate sviluppate da una manciata di bit. Suoni  di provenienza svariata, frutto dell’ampio bagaglio culturale da cui Mr.X – non sapremo mai il suo vero nome di battesimo, e non cercatelo su Wikipedia: è falso – attinge per assemblare i suoi pezzi, che riempiono l’aria di melodie trascinanti e veementi da ascoltare ad occhi chiusi. È un viaggio che si snoda tra i pezzi racchiusi in Lucky Shiner come Before We Talked, Same Dream e Marriage.

Quando è il turno delle sonorità esotiche e ridondanti di You, interamente smontata e riassemblata live, la gente va in visibilio. Evidentemente avevano studiato a casa, visto che è uno dei video più cliccati sul tubo, specie nelle sue svariate versioni riprese amatorialmente durante i live del ragazzo dell’Essex.

Durante l’esibizione sono passati tra i nostri timpani un paio di pezzi nuovi: sarà mica l’assaggio del nuovo album?

Vedremo.

Alla fine della fiera, sale on-stage al Palazzo dei Congressi Om-Unit. Il mastodontico dj londinese scuola dmc, infatti si presenta con Serato e controllo al vinile, fa ballare il pubblico scatenato fino alla fine della serata, quando le luci del Palazzo dei Congressi si accendono, decretando la fine della performance…ma non finisce qui.

Il siparietto finale col buttafuori che concede ancora un disco al pubblico è a dir poco fantastico. Dischi dubstep, drum’n’bass e qualche bomba spedita dalla terra della regina Uk Dubstyle secca sulla sala da ballo pisana. Tutti a casa.

Nota conclusiva: i visual curati da FAX e Kado Vj erano stupefacenti, dal momento che avvolgevano l’atmosfera di colori psichedelici in perfetta sintonia con l’ambiente.

Il pubblico ci ha un po’ deluso: spintoni, frasi fuori luogo di neo-maggiorenni che danno dell’inetto agli ospiti reclamando della gran “cassa dritta”. Detto questo, non voglio assolutamente generalizzare: sicuramente chi ha apprezzato i cinque set della serata si sarà anche ampiamente divertito. Ma la domanda resta: il pubblico italiano è davvero pronto per l’arrivo dell’IDM?

Francesco Cito e Caterina Pinzauti

Redazione Musicale

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