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[LIVE REPORT] Nine Inch Nails/Tomahawk – Mediolanum Forum (Milano) 28/08/13

Signore e signori, benvenuti al Mediolanum Forum. Siete pregati di non fumare, e di non fare un cazzo.
Così l’istrionico Mike Patton annuncia l’imminente arrivo sul palco della sua attuale band, i Tomahawk, a mo’ di speaker fuori campo.

Tomahawk live @Mediolanum Forum (MI)

Mike Patton, leader dei Tomahawk

Imbracciati gli strumenti, i Tomahawk ci danno dentro e Patton si esibisce in vocalizzi acuti e rabbiosi, in un misto tra noise rock, elettronica e trip hop. Il pubblico sta a guardare in silenzio, il che è già un risultato invidiabile per un gruppo spalla, come dice lo stesso Patton in uno dei suoi interventi in un fluente italiano farcito di intercalare ironici, tipo ahò o miiinghia! (la sua scioltezza con la nostra lingua è dovuta anche al fatto di essersi sposato nel 1994 con un’artista italiana e di aver vissuto a Bologna).

I canonici 45 minuti scorrono via che è una meraviglia. Alla fine il pubblico apprezza e il frontman decide di chiudere in bellezza (almeno secondo lui) con un paraculissimo ma simpatico “Forza Milan, forza Balotelli”.

Trent Reznor

Trent Reznor
(Courtesy of Giuseppe Scigliano)

Sono le 20.45 e la tensione comincia a tagliarsi a fette, i minuti interminabili, l’attesa snervante, addolcita solo dalla diffusione in tutto il forum dell’ultimo album degli Yeah Yeah Yeahs, Mosquito.
Inaspettatamente, ancora con le luci accese e qualche tecnico sul palco, ecco che appare Trent Reznor in canottiera e pantaloni corti: un breve cenno di saluto e subito si avvinghia ad un mini mixer, per dare via ad un beat che scalda immediatamente il pubblico.
L’apertura è riservata a due pezzi che andranno a comporre la tracklist dell’imminente album Hesitation Marks (uscita prevista per il 3 settembre, già in streaming e acquistabile su nin.com), inframezzati dalla ultra-ventennale Sanctified, scritta sui primi flirt con la cocaina.
Gli altri membri (Alessandro Cortini, Josh Eustis, Ilan Rubin e lo storico chitarrista Robin Finck, fresco di ritorno nella line-up dopo l’abbandono di Adrian Belew) entrano uno per uno in momenti strategici (tutto è studiato nei minimi dettagli) per mostrarsi schierati sul ritornello della nuova Copy of A.

Nine Inch Nails  @Mediolanum Forum (MI)

Nine Inch Nails @Mediolanum Forum (MI)
(Courtesy of Giuseppe Scigliano)

La curatissima progettazione del live prevede un’introduzione con i fidi scudieri di Reznor ognuno accanto all’altro, con una strumentazione scarna ed essenziale, (Ilan Rubin per esempio suona in piedi una batteria elettronica) per poi esplodere nel cambio passo (e di messa in scena) sancito dal rullante forsennato e ossessivo (stavolta di una batteria vera) di 1.000.000. È qui che la folla comincia a scatenarsi in un pogo estremo che attraversa anche la successiva March of the Pigs, tra i pezzi immancabili nei live dei Nine Inch Nails, nonché primo singolo di quella maestosa opera che è The Downward Spiral, risalente al 1994.

Nine Inch Nails @Mediolanum Forum (MI)

(Courtesy of Giuseppe Scigliano)

Dallo stesso album poi arriva Piggy, e nel cantare quello che è diventato un mantra per i NIN (Nothing can stop me now, che tradotto in italiano è diventato anche il titolo di una dettagliatissima biografia di Giovanni Rossi, consigliabile ai fan più accaniti) Reznor si sente così in sintonia col pubblico che decide di scendere dal palco e cantare in mezzo alle prime file, tra l’entusiasmo dei presenti e l’apprensione degli steward.
Con The Frail/The Wretched (suonate rigorosamente attaccate, come vuole la liturgia di The Fragile) ci si ricompone, uniti tutti insieme nell’esternare la frustrazione per le aspettative sistematicamente disattese dalla cruda realtà. Scritta nel 1999, durante gli anni più bui per il leader dei NIN, The Wretched ha un testo totalmente pessimista (The hopes and prays / The better days / The far aways / Forget it, e It didn’t turn out the way you wanted it, did it?) che porta all’esplosione di un grido di dolore collettivo: Now you know / This is what it feels like.

Neanche il tempo di prendere fiato e arriva un altro cavallo di battaglia: Terrible Lie scuote notevolmente la folla adorante, come sempre molto sensibile verso i brani dell’album d’esordio, quel Pretty Hate Machine che nel 1989 fece conoscere la rivisitazione dell’industrial (termine fin troppo abusato quando si parla di Nine Inch Nails) al mondo. Un Do-Re molto di più che due semplici accordi: la canzone veniva usata nel 2005 per le audizioni per un nuovo chitarrista, scartando chiunque la suonasse in modo assente. “Non è solo Do-Re, sei tu! Ho bisogno che la tua mano sanguini, ho bisogno di un braccio destro per sostenere ciò che sto cercando di dire”.

La scaletta prevede anche una chicca inaspettata: l’inquietante I’m Afraid of Americans, scritta e registrata insieme all’idolo (poi diventato amico e mentore) David Bowie.
I sette pannelli che intanto modificano l’atmosfera adattandola su misura per ogni canzone raggiungono l’apice della suggestività quando, sulle note di Closer, si pongono di fronte a Reznor, nascondendolo di fatto al pubblico per poi mostrarne il primo piano distorto in un ribollire di luci rosso sangue che allude alla carne come elemento pulsante ed imprevedibilmente violento, proprio durante uno dei versi più espliciti della discografia dei NIN: I wanna fuck you like an animal / I wanna feel you from the inside.

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(Courtesy of Giuseppe Scigliano)

La velocissima Gave up riporta il pogo tra gli spettatori scatenati, tra cui molti dark truccati&borchiati, e non di primissimo pelo, per usare un eufemismo. Non poteva certo mancare lo zoccolo duro che nel 1992 rimase folgorato dal breve ma intenso Broken.
Trova spazio anche un altro nuovo brano, Find My Way, un po’ deboluccio ad essere sinceri, anche se si tratta del primo ascolto. Vedremo.
L’unica volta che il sudatissimo Trent Reznor si rivolge al pubblico lo fa per introdurre un pezzo strumentale (altra perla inaspettata) tratto dalla colonna sonora di The Girl with the Dragon Tattoo di David Fincher, accennando al fatto di non aver potuto eseguire un brano simile nell’ultima apparizione italiana poiché facevano parte di un festival: Dovevamo essere pazzi per aver accettato. 

Pazzo diventa il Mediolanum Forum quando parte il riff distorto di Wish, sorretto dal flash accecante dei pannelli sullo sfondo, naturalmente a tempo con il ritmo della batteria (gli effetti visivi come sempre sono coreografati dal fido Rob Sheridan, entrato nell’orbita NIN in punta di piedi nel 2005 come amministratore del sito ufficiale per poi diventare il “creativo” del gruppo). Per il pubblico dei NIN ci sono poche soddisfazioni paragonabili al poter cantare all’unisono I hate everyone! col proprio idolo di fronte.

Quando parte il basso di Survivalism appare chiaro a tutti che stiamo assistendo a una scaletta da paura, oltre che ad uno spettacolo di altissima caratura scenica. Un’esibizione muscolare, potente e viscerale, che non poteva che non concludersi con Head like a Hole, l’inno contro il potere del denaro e tra le canzoni più amate dei Nine Inch Nails. E’ impressionante l’intensità e la rabbia con cui Reznor canta I’d rather die / Than give you control. Ogni ritornello funge da macchina del tempo, riavvolge magicamente il nastro di una carriera incredibile e spazza via i 24 anni di distanza dal debutto, scorticandoci con una ferocia primordiale e irresistibile.

Una breve pausa per controllare se abbiamo ancora tutti gli arti al loro posto, e si insinua il delicato piano di Hurt. Commozione e pelle d’oca cullano l’intero forum nel sofferente orgasmo finale. Non c’è più niente da dire, il bis non serve dopo due ore di spettacolo compatto e calibrato.
Dopo una pausa in cui c’è scappato un progetto parallelo con la moglie (How To Destroy Angels)  e persino un Oscar (per le musiche di The Social Network) i Nine Inch Nails sono tornati, è scontato da dire ma è così. Ci hanno denudato, penetrato e violentato. Non sarà facile dimenticarsi di questa serata. Nothing can stop us now, Mr. Trent.

La scaletta completa:

Copy of A
Sanctified
Came Back Haunted
1,000,000
March of the Pigs
Piggy
The Frail
The Wretched
Terrible Lie
I’m Afraid of Americans
Closer
Gave Up
Help Me I Am in Hell
Me, I’m Not
Find My Way
The Warning
What If We Could? (from the soundtrack of “The Girl With The Dragon Tattoo)
The Way Out Is Through
Wish
Survivalism
The Good Soldier
Only
The Hand That Feeds
Head Like a Hole
Hurt

Iacopo Galli

Redazione musicale

 

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