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Live Report – Three In One Gentleman Suit @ Tago Mago (MS)

 

Alcuni di voi avranno letto la recensione di Pure, ultima fatica dei Three In One Gentleman Suit, pubblicata da Radioeco.it qualche tempo fa. Se non rientrate fra questi alcuni, rientrateci ora. La recensione, entusiasta pur con qualche riserva, si concludeva con due buoni propositi: assistere ad un live del trio modenese entro la fine del mondo e acquistare la copia fisica del disco in questione. Un paio di settimane fa ho fatto entrambe le cose e non nascondo che ciò mi abbia fatto sentire una bella persona per diversi giorni.

 

L’ormai decenne Tago Mago di Marina di Massa ha ospitato una delle numerose date con cui i Tiogs stanno promuovendo Pure in giro per lo stivale e io ci sarei anche andata a piedi da Pisa, pur di non perdermela. Fortunatamente ho potuto scroccare un passaggio e, visto che c’ero, un’ottima cena (il Tago Mago è anche una pizzeria validissima).

Il live è iniziato quando ancora stavo finendo il poncino d’ordinanza. Davanti al palco, un bel gruppetto di affezionatissimi attendeva con ansia che dai primi feedback fischiettanti esplodesse la post-furia dei tre. Fortunatamente non hanno dovuto aspettare troppo.

L’apertura, affidata come su album a You don’t know foreplay, è bastata ad incenerire ogni dubbio circa il potenziale di Pure nella dimensione live. Su album è Bello, dal vivo è Galvanizzante. I tre sanno esattamente cosa vogliono far uscire dalle casse e ci riescono con spietata precisione.

Il concerto prosegue alternando brani dall’ultima uscita ai momenti migliori degli album precedenti, cosa che mi impedisce di mantenere un atteggiamento da spettatore composto e concentrato, che invece contraddistingue buona parte degli astanti. Mentre mi domando come sia possibile limitarsi ad un ipercontrollato soft-headbanging, mi lancio in un sing-along forse un po’ sghembo, ma entusiasta e sincero. La mia iniziativa provoca l’immediata reazione del vicino, che si volta verso di me guardandomi come se avessi ruttato sull’overture de Il lago dei cigni. Mi domando chi dei due sia quello fuoriluogo. Tre giovani venuti da lontano stanno producendo colossali quantità di suono e tu, ascoltatore diligente, stai lì impalato a braccia conserte. Poi qualcuno mi spiega che siamo abbastanza vicini alla Versilia, che qui queste cose capitano e non è certo colpa dei Tiogs, che si vocifera abbiano fatto venir giù l’Exfila di Firenze qualche sera prima grazie ad un pubblico esaltatissimo che conosceva tutti i testi e s’era studiato pure le tablature per fare air guitar come si deve.

L’esecuzione è pressoché impeccabile, i tre sono particolarmente pimpanti. Anche i minimi problemi tecnici vengono affrontati con piglio stoico e il recente ampliamento della sezione digitale non pare costituire motivo di incertezza.

Dopo una decina di brani e tre graditissimi bis, i nostri raggiungono la postazione del merchandising dove, visibilmente spaesati, vengono presi d’assalto da una giovane donna ipereccitata, desiderosa di farsi autografare la pancia (?!). Le eclatanti manifestazioni di affetto dei fan non sono più solo un ricordo del tour in Cina. Gli altri clienti del banchetto sembrano invece meno interessati agli autografi e più al bendiddio esposto: alcune uscite Upupa Produzioni, la discografia dei Tiogs e, ovviamente, la versione fisica di Pure e le nuove magliette, entrambi creazioni di Legno, entrambi ultralusso.

Il packaging di Pure è prezioso e fine: carta da lucido ad alta grammatura, sfumature dorate, grafiche essenziali. La stessa delicata leggerezza è rappresentata alla perfezione dall’oggetto delle magliette, un cigno di origami. Una fragilità difficile da conciliare con la polverizzante irruenza sprigionata dalle casse durante il concerto.

I Tiogs torneranno in Toscana il 27 gennaio, al Karemaski di Arezzo: siate coscienziosi, segnatevelo sull’agenda e fatevi trovare sotto il palco.

 

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