"Lo ha già detto Gesù" di Filippo Giardina - Radioeco
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“Lo ha già detto Gesù” di Filippo Giardina

Filippo Giardina, il noto comico di Roma, si è esibito per la prima volta a Pisa divertendoci con gli esplosivi monologhi de Lo ha già detto Gesù, il suo ultimo spettacolo satirico.

L’evento, svoltosi presso le Officine Garibaldi nel quadro di un’appassionante serata di Stand Up Comedy organizzata dal Leningrad Café, è stato degnamente aperto da Ivano Bisi e Salvatore Zappia, due validi comici locali che con i loro pezzi di bravura hanno ben avviato il pubblico alla fruizione della feroce ed appassionante satira di Giardina.

Lo ha già detto Gesù - Filippo Giardina @Officina Garibaldi

Filippo Giardina alle Officine Garibaldi in uno scatto di Lorenzo Antei

Soffrire di Satiriasi: la “Stand Up Comedy” di Filippo Giardina

La fama di Giardina, che ha esordito nel mondo del teatro con lo spettacolo “Scusate ma oggi vomito” del 2001, è certo legata alla fondazione nel 2009 di un ambizioso progetto il cui nome, Satiriasi, è già tutto un programma. La satiriasi è infatti il termine che definisce la patologica sovreccitazione del sesso maschile, ovvero la condizione, tipica dei satiri degli antichi Greci, di morbosa ricerca di sfoghi libidici. Riprendendo siffatti modelli mitologici, Giardina radunò un collettivo di professionisti della satira che, rompendo con la bonaria (e segretamente reazionaria) comicità del cabaret tradizionalmente inteso, proponevano in Italia un genere comico d’avanguardia, un format d’importazione americana di spettacolo dal vivo rigorosamente per adulti, emancipato dalla tirannia del politicamente corretto e caratterizzato da una massiccia dose di cinismo e dissacrazione:  la Stand Up Comedy.

 Lo ha già detto Gesù - Filippo Giardina @Officina GaribaldiAlla base della poetica “itifallica” dei nuovi comedians, moralmente disinibita e intellettualmente spiazzante, stava naturalmente una precisa ideologia critica, antisistemica, tesa a sdoganare i tabù più subdolamente inculcatici dalla società, in primis quelli relativi a sesso, religione, morte, tossicodipendenza. Possiamo dire, dunque, che la comicità di Giardina palesa una forte vocazione decostruttiva ed autoriflessiva: del resto, già nel manifesto di Satiriasi, la risata – in quanto mezzo del comico satirico e non suo fine ultimo - veniva interpretata, in modo quasi pirandelliano, come strumento di conoscenza. Far ridere per non far pensare è certo da comici asserviti alla logica di autoconservazione dell’ordine costituito; l’obiettivo della Stand Up Comedy resta, invece, far ridere per far pensare, specie se ciò a cui si pensa, alla fin dei conti, non fa ridere affatto.

 Lo ha già detto Gesù: il vangelo secondo Filippo Giardina

Coerentemente con il percorso artistico di Giardina, Lo ha già detto Gesù è uno spettacolo V.M. 18 in pieno stile Satiriasi, dove il comico fa i conti senza mezzi termini, senza falsi pietismi, con le proprie disillusioni esistenziali. Nella videointervista da noi girata, Giardina racconta di essere approdato alla satira proprio per reagire costruttivamente al dolore, al “male di vivere” che lo attanagliava e per cui ha dovuto pure affidarsi alle consulenze psicologiche. Un approccio autoironico alla Woody Allen, insomma, dove la comicità nasce dalla depressione, l’autoironia dalla psicoterapia: dietro la risata si cela, sempre in agguato, la disperazione. Fare satira diventa allora un modo per dare un orizzonte di senso collettivo al non-senso della propria esistenza, una sorta di meccanismo catartico ed apotropaico tramite il quale far trascendere il negativo nel valore. Come abbiamo notato tempo fa raccontando la poetica di un altro big della Stand Up Comedy, Giorgio Montanini, il potere magico-terapeutico del comico sta appunto nel fatto che più si è “crudeli” nel ridere insieme, più ci si libera tutti.

Lo ha già detto Gesù - Filippo Giardina @Officina GaribaldiCosì, appellandosi in modo irriverente all’autorità di Cristo, Giardina investe il pubblico con parabole provocatorie, s’inventa un “vangelo” paradossale che prende a schiaffi il buon senso e la morale comune. Pensiamo, ad esempio, al concetto tanto decantato  del “credere in se stessi”: una vile ipocrisia. In una società mastodontica e massificata dove l’individuo è strutturalmente ridotto ai minimi termini, l’idea di contare qualcosa è semplicemente il contentino che il sistema culturale dispensa per non farci disperare. Una sostanza psicotropa di pensiero. Sarebbe più opportuno, dice Giardina, risvegliarci dalla nostra assurda narcosi narcisistica e piuttosto sputarci ogni giorno allo specchio. Se Gesù insegnava l’amore per il prossimo, Giardina ha il merito di ricordarci l’importanza di odiare noi stessi, e non senza valide argomentazioni.

Psicopatologia dei social network

Prendiamo il tema dei social network, un cavallo di battaglia della satira di Giardina. Riprendendo un punto di vista che ricorda la teoria critica sul medium di massa dei sociologi della Scuola di Francoforte, il comico denuncia l’apparenza “democratica” dei social sviscerandone la vocazione totalitaria. Dispositivi quali Facebook o Instagram ci bombardano quotidianamente con immagini e forme dozzinali di pensiero che esaltano, incensandola, la pochezza della vita standardizzata. Se non si è dentro questa rete, fenomenologicamente non si è come gli altri: non si esiste più, perché non si è più percepiti. Costretti alla standardizzazione, sentiamo il dovere di mettere la nostra vita a disposizione della medietà e a nostra volta, tramite il meccanismo della condivisione, ci trasformiamo per gli altri in esecutori della funzione standardizzante. Ecco perché, condividendo un nostro selfie, siamo al contempo vittime e carnefici, repressi e repressivi.

Per Giardina, quest’uso voyeuristico-esibizionistico dei social tradisce invero una vera e propria psicosi narcisistica collettiva. Condividere una foto su Instagram gratifica il nostro ego, ci illude di essere “qualcuno”, ci fa “credere in noi stessi”, ingannandoci leziosamente sul nostro essere reificati dal sistema. La malattia, il narcisismo, è ormai diventata norma, e questo avviene proprio nel momento storico in cui l’individuo conta, come mai prima d’oggi, meno di niente. Di fatto, questo Narciso drogato che è in noi sta ugualmente alla base sia dell’innocuo selfie su Instagram che dei frequenti video di stupri di minorenni fatti in diretta su Facebook. Non c’è che dire: faceva bene Giardina, durante lo spettacolo, a minacciare di andarsene in caso avesse colto qualcuno del pubblico con uno smartphone in mano.

Lo ha già detto Gesù - Filippo Giardina @Officina Garibaldi

Ivano Bisi, Filippo Giardina e Salvatore Zappia presso le Officine Garibaldi

L’insostenibile leggerezza della misoginia

Altro tema tipico della Stand Up Comedy di Giardina ripreso in Lo ha già detto Gesù è la vessata questione del rapporto tra sesso maschile e sesso femminile: si tratta naturalmente di un argomento molto trattato dai nuovi comedians del progetto Satiriasi ed è presente, ad esempio, anche nella satira di Giorgio Montanini. Partendo da un divertente monologo sulla masturbazione dopo i 40 anni, Giardina rompe la quarta parete e, rivolgendosi da bravo satiro alle donne presenti tra il pubblico, chiede a una ragazza: <<ti farebbe schifo o no se ti schizzassi in gola?>>. Lungi dalla molestia, la domanda diventa pretesto drammaturgicamente efficace per avviare un discorso solo apparentemente misogino sulle donne e sul Lo ha già detto Gesù - Filippo Giardina @Officina Garibaldiloro ruolo nella società italiana contemporanea ancora profondamente patriarcale.

Uno contro tutte, il comico satirico frusta il pubblico femminile sollecitando una più profonda riflessione su stereotipie e inibizioni legate alla sessualità: consiglia a Matteo, uno spettatore ventenne, di avere rapporti sessuali con le depresse (in quanto sessualmente più esuberanti) e, con una finale celebrazione delle <<troie>>, esorta tutti alla promiscuità in funzione antidogmatica ed antisistemica. Ecco che il vitalismo erotico della satira, fungendo da grimaldello attraverso cui scassinare i lucchetti del moralismo più bigotto, continua a conservare  un’importante funzione emancipante e progressista.

Concludiamo augurandoci a tal proposito che Filippo Giardina possa portare a compimento un progetto documentaristico sulle donne di cui ci ha parlato in breve nella videointervista (che troverete nel link in fondo), quasi una rivisitazione contemporanea del celebre Comizi d’amore di Pier Paolo Pasolini. Senza dubbio una buona occasione per contruibuire alla riaffermazione del valore della satira per una più matura autocoscienza della nostra società.

Di seguito la video intervista a Giardina di Antonino Titone, Fabrizio Frosina e Fabrizio Arcuri (Pupurrì)

 Dino Ranieri Scandariato per RadioEco

 

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