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“Lovesexy”, Prince | Artwork della Domenica

È  tornato l’Artwork della Domenica, la rubrica di Radioeco che vi racconta le copertine degli album. Iniziamo questa nuova stagione con un artwork kitsch e che all’epoca fece molto discutere, “Lovesexy” di Prince.

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Siamo nel 1988, Prince è già una superstar! Ci troviamo già nel post Purple Rain, album e omonimo singolo che l’hanno reso famosissimo, a cui seguono Around the World in a Day, e Parade. Finora Prince non ne ha sbagliata una! La Warner Bros ha trovatola sua macchina sforna successi, il sogno di ogni major. A conferma della bravura del genio di Minneapolis, arriva il nuovo lavoro, Sign o’ the Times, album apprezzatissimo a cui segue un fortunato tour mondiale.

Sull’onda del successo, Prince decide di sfruttare il momento e di realizzare un altro album, da far uscire a dicembre del 1987. Così la Warner annuncia che ci sarà un altro disco a breve, per la gioia dei fan, e che il titolo sarà The Funk Bible. Ritorno al funk, che ha caratterizzato il primo Prince, prima dell’avvicinamento a lavori più pop. L’artista ha già tutto in testa: l’artwork dovrà essere completamente nero, senza nessun titolo, e nessun riferimento all’autore. A una settimana dall’uscita, Prince blocca tutto. Chiama la Warner e comunica che il disco non deve uscire, ha cambiato idea. Prince ha dubbi sui brani contenuti nel disco, perplessità sopraggiunte da quella che lui definisce una crisi mistica, causata da un trip di ecstasy. L’album mostra un lato troppo oscuro di Prince, quasi fosse un’altra persona ad aver partorito quei brani, un alter ego dotato anche di un nome, Spooky Electric. In tanti ritengono che fu una decisione della Warner, non convinta dal disco, o perlomeno la casa discografica tirò un sospiro di sollievo quando Prince decise di sospendere tutto. Il cantautore pagò anche di tasca propria la distruzione delle copie già stampate anche se molte finirono comunque nel settore bootleg col nome di The Black Album (con evidente rimando al White Album dei Beatles), titolo col quale l’album vedrà ufficialmente la luce nel 1994.

Lovesexy-Tour

Per esorcizzare Spooky Electric, Prince  si rinchiude nella sua villa in Minnesota, per dare luce a quello che doveva essere l’anti Black Album, la redenzione spirituale, Lovesexy.
Metto subito in chiaro che per rinascita spirituale, non si intende un’improvvisa apparizione del pudore nei testi di Prince, anzi! In Lovesexy, e si nota dalla sua copertina, il folletto del funk non rinuncia alla carica erotica che l’ha sempre caratterizzato. Prince non ha la minima intenzione di smettere di parlare di sesso, proprio nella traccia che dà il nome all’album, dice “Everybody on the block say it is the best / The most vital is what they say, more or less / It put my name upon my thigh / It makes me dance, It makes me cry / And when I touch it race cars burn rubber in my pants”.

Per Prince spiritualità e sessualità sono facce della stessa medaglia, o meglio, non può esistere una senza l’altra. Senza l’atto fisico non può esserci quello trascendente. Prince ne è fortemente convinto, e lo dimostrano le sue canzoni da sempre.
Lovesexy è definito come uno degli album più complessi della discografia di Prince, non solo per la storia che lo precede o per quella del suo artwork che fra poco vedremo. È un disco che dimostra come le eccezionali doti compositive dell’autore si stiano sviluppando e affinando sempre di più. In Lovesexy il funk è sempre presente, ma non è più animalesco e grezzo come prima, anzi va maturando, contaminandosi con il jazz. Le atmosfere del disco sono sempre calde, ma si passa da una sfera prettamente erotica a una più sensuale, che si insinua in modo più soft nelle orecchie di chi ascolta.

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Arriviamo all’Artwork della Domenica: la cover art di Lovesexy è firmata da un nome famosissimo, Jean-Baptiste Mondino. La prima cosa che salta all’occhio dopo aver letto la cronologia degli eventi che hanno portato alla realizzazione di questo disco, è la prevalenza di colori chiari, opposto all’idea demoniaca del Black Album. Luce, rinascita, arrangiamenti più raffinati, crescita, tutto potrebbe confluire in questa scelta di colori, se non fosse per tutto il resto che ha fatto entrare la copertina di Lovesexy nei primi posti nella classifica del cattivo gusto.
Prince decide di posare nudo, ma la sua non è una nudità aggressiva, piuttosto riprende la Venere dell’antichità classica o del Rinascimento. Una posa che mostra il corpo dell’artista senza veli, ma con le mani pronto a coprirlo, e le gambe piegate in modo da non far vedere i genitali. Prince è adagiato sui fiori di un’orchidea, sempre dai colori tenui, nulla che disturbi la luminosità dell’intero artwork. Il risultato è qualcosa di fortemente kitsch, tanto da sembrare anche ridicola e vanificare l’intento di spiritualità pianificato da Mondino e Prince. Questo è quello che pensiamo oggi, nel 1988 la reazione fu completamente diversa. A causa del nudo, Lovesexy non ebbe vita facile: molti negozi di dischi decisero di boicottare il disco e non venderlo, vista la scandalosa copertina. Ad aggravare la situazione, è il contenuto del disco stesso, che cita espressamente il Cristianesimo, parla di Paradiso e Inferno, e inneggia all’amore fisico come tramite per arrivare a Dio. Tutto cozza con il moralismo e con la difficile situazione degli anni ’80, lacerati dalla piaga dell’AIDS.

Concepito come un’unica traccia che supera la durata di 45 minuti, che piaccia l’artwork o meno, Lovesexy è l’album che segna la maturità di Prince.

Grazia Pacileo

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