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Lumineers – Beach Baby – Pascal Pinon – Demography #136

Sta per finire la sessione estiva, finalmente, e perché non prepararvi alle vacanze con un po’ di musica nuova? Demography #136 vi porta un po’ in giro per il mondo, fino alla glaciale Islanda (altro che ventilatore!).

Iniziamo con il ritorno dei Lumineers, faremo un salto nella Londra post-brexit con i Beach Baby, per poi arrivare nella nazione che ha conquistato tutti agli europei, con il duo Pascal Pinion. Pronti?

Se vi dico The Lumineers vi ricordate del singolo Ho Hey dell’ormai lontano 2012? Certo che sì, a meno che non abbiate vissuto in una caverna senza mezzi di comunicazione. Il trio newyorchese The Lumineers torna a distanza di quattro anni con un nuovo lavoro, preceduto dal singolo Cleopatra. Il brano è distante dalle atmosfere rilassate e gioiose rispetto alla canzone che ha reso i Lumineers famosi in tutto il mondo. Musicalmente non è che ci siano atmosfere cupe, in realtà restiamo nel genere folk-indie che è tipico ormai dei Lumineers e spopola nelle classifiche. Qual è la differenza? L’aggiunta del piano, porta la musica a un livello più intimo. Anche senza conoscere il testo, basta guardare il videoclip, ascoltare il brano e intuire la storia. Si potrebbe dire che i Lumineers sono ancora più folk di prima, nel senso che sono diventati un po’ i cantastorie del folklore urbano. Cleopatra si ispira a una tassista, conoscente del cantante dei Lumineers. La donna guidava il suo taxi con una lattina di birra tra le gambe e una sigaretta in bocca. Aveva avuto una vita difficile, e ancora si struggeva per essere stata abbandonata dal suo uomo. “C’era un senso di sfida di lei”, annuisce Wesley. “Lei accettava il suo destino, ma non riusciva ancora a comprenderlo”. Cleopatra è una storia, forse non quella che potrebbe scalare le classifiche (chi può dirlo?), ma dimostra una crescita del lavoro dei Lumineers. Per saperne di più ci tocca aspettare il nuovo album, ma per il momento godiamoci Cleopatra.

Spostiamoci a Londra per un po’ di pop che non guasta mai, se ben fatto. A settembre verrà pubblicato dalla Island Records/Caroline l’album di debutto dei Beach Baby. Il quartetto londinese nasce ufficialmente nel 2013 nel modo classico in cui tutte le band prendono forma. Dei ragazzi si incontrano, si mettono a suonare e improvvisamente si ritrovano con il materiale per incidere un album di debutto, prodotto da Adam Jaffrey  che ha già lavorato con band come i Bloc Party. Come Cenerentola, dallo scantinato i Beach Baby si ritrovano pronti per entrare nella mente di chi li ascolta, con un sound che non dispiace affatto. A definirlo semplicemente pop o indie, si perde tanto, ma le influenze sono davvero troppe. Potrebbe sembrare un’accozzaglia di suoni a caso e invece un brano come U R è musicalmente ben strutturato, nessun strumento primeggia, anche se il basso è quello che si sente maggiormente e che ricorda molto band come gli Strokes di qualche anno fa. Il pezzo Lost Soul è quello che forse potrebbe diventare un hit, in un mondo più giusto del nostro, in cui il raggaeton è condannabile. Gli inglesi, potranno anche tirarsela a volte, ma musicalmente ne sanno sempre qualcosa in più.

Ci stiamo per addentrare in Islanda per parlare di Sundur, album del duo Pascal Pinon, che uscirà ad agosto. Terzo disco del duo, composto da due sorelle, Sundur è un lavoro dal sound minimalista, delicato. Il titolo riprende un proverbio islandese sundur og Saman (“divise, insieme”) e si riferisce alla scelta delle due ragazze di vivere separate l’una dall’altra. Una è andata ad Amsterdam per studiare pianoforte, per poi ritornare in Islanda, mentre l’altra era in giro per il mondo con un’altra band di cui fa parte. La maggior parte dei testi sono stati concepiti a distanza e in solitaria, con sporadici confronti tra le due sorelle. La lontananza ha influito tantissimo sulla scrittura di Sundur, che porta due punti di vista differenti ma che arrivano allo stesso traguardo. Si potrebbe definire un lavoro di famiglia: oltre alle due sorelle, in sala di registrazione è entrato anche il padre, compositore, che ha contribuito al sound con le percussioni, un insieme di rottami metallici, tra cui anche pezzi di aereoplani.

Orange è uno dei brani che anticipano l’uscita del nuovo album delle Pascal Pinon. È un pezzo voce e pianoforte, nudo, nient’altro che questi due strumenti. L’intensità emotiva è talmente intensa da sembrare tangibile. È una finestra su un mondo bianco, luminoso e inesistente. In 53, la parte strumentale si arricchisce, ma prevale sempre quella dolce nudità, quel sound ridotto ai minimi termini che le due sorelle avevano intenzione di raggiungere per raccontare la terza tappa di questa discografia. Se volete prendervi una pausa, mettetevi un paio di cuffie e isolatevi dal mondo con le belle voci delle Pascal Pinon, che hanno appena trovato una nuova seguace.

Tanta roba e per tutti i gusti. Saltiamo dal ritorno più introspettivo dei Lumineers, all’indie dei Beach Baby, una band alle prime armi ma che ha già trovato un sound niente male, e infine ci immergiamo nel mondo alternativo, elegante e delicato delle sorelle islandesi che formano il duo Pascal Pinion. Avete l’imbarazzo della scelta.

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