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NerdEco #5 “Macerie Prime” di Zerocalcare (la recensione)

Macerie Primel’ultima opera del fumettista romano Zerocalcare, uscita a novembre in tre diverse edizioni 

Zerocalcare è un autore che non avrebbe più bisogno di presentazioni. Il suo nome campeggia un po’ ovunque, dalla fermata della metro di Rebibbia alle copertine esposte in ogni edicola del Paese. Considerato da molti la voce della sua generazione, dal 2011 non stacca gli occhi dal tavolo di lavoro, producendo best-seller e resistendo stoicamente a ore di firmacopie. Un successo improvviso che è andato ad accrescersi in brevissimo tempo, ma che ha portato irrimediabilmente con sé un numero crescente di responsabilità ed accolli. Come una supernova, che brilla di una luce incredibile ma, giunta al surriscaldamento, rischia di esplodere e lasciarsi dietro macerie e detriti. 

Macerie prime ph. dailybest.it

Macerie prime ph. dailybest.it

É proprio Macerie Prime il titolo dell’ultima opera del fumettista romano, uscita a novembre in tre diverse edizioni (quella standard, la variant da libreria e la variant da fumetteria). Fin dal suo annuncio sono state chiare le intenzioni di Zerocalcare di raccontare la continuazione ideale delle vite dei personaggi a cui i lettori si sono affezionati fin dai tempi delle vignette sul suo blog, ovviando al rischio che diventassero delle macchiette statiche. Dopo Kobane Calling, reportage della resistenza curda sul confine turco-siriano, torna in Macerie Prime la realtà quotidiana di Michele Rech e dei suoi amici storici, che nel frattempo sono cresciuti e si ritrovano ad affrontare le sfide che l’età adulta ha posto lungo il loro cammino.

Per sottolineare il cambiamento non poteva esserci setting iniziale più adatto che quello del matrimonio dell’Amico Cinghiale, noto per il suo monito al libertinaggio sessuale ed ora sul punto di pronunciare il fatidico sì. Questo evento eclatante dà avvio alle vicende narrate, che vengono sapientemente inframmezzate da una micro-storia di commento, come era avvenuto già in altre opere dell’autore.

Eppure c’è qualcosa di profondamente diverso: i protagonisti ci vengono presentati come vittime di un naufragio, circondati dalle stesse macerie a cui fa riferimento il titolo (Macerie Prime). Quando c’è di mezzo la sopravvivenza, bisogna aggrapparsi anche al più piccolo lembo di terra e provare ad adattarsi, ognuno per come può in base ai propri mezzi e alla proprie capacità. Perché spesso crescere significa scendere a compromessi con la propria storia. Una metafora che parla alla generazione del part-time al supermercato e dei bandi di concorso incomprensibili, che spesso è costretta a mettere i sogni per il proprio futuro in stand-by e affrontare il senso di vuoto che si piazza nel petto quando le proprie aspettative sembrano essere assorbite da un buco nero fatto di incertezze e disperazione.

"Macerie prime" ph. fumettologica.it

“Macerie prime” ph. fumettologica.it

Non è un fumetto facile da leggere. Non perché manchino le classiche parentesi comiche e la narrazione scorrevole che hanno sempre caratterizzato le opere di Zerocalcare, ma piuttosto perché qui l’autore sembra mettere a nudo se stesso come mai ha fatto prima, riuscendo a spiazzare anche il lettore più appassionato. Questo perché la consueta e spontanea sincerità con cui vengono espressi i contenuti sembra essere priva di qualsiasi filtro, a cominciare da quello linguistico. In questo racconto corale l’alter-ego d’inchiostro dell’autore è, infatti, visibilmente stressato, soffocato dal senso di colpa e logorato da un lavoro che ama ma che lentamente lo sta consumando. La scrittura assume allora i toni di un climax ascendente, che culmina con un colpo di scena che rappresenta al contempo un tentativo di catarsi e un gigantesco punto interrogativo, che apre al prossimo libro. 

Macerie Prime, infatti, non è che la prima parte di una storia più ampia, che troverà la sua conclusione sei mesi dopo i fatti narrati (di fatto, anche il volume uscirà sei mesi dopo la pubblicazione della prima parte, a maggio).

Nonostante l’accoglienza relativamente fredda rispetto al solito, anche stavolta Zerocalcare sembra essere riuscito a mettere su carta “i mostri che abbiamo dentro” di cui cantava Gaber, quelli che ci aiutano a sfogarci e a trovare un senso al dolore, ma prendono inevitabilmente possesso di un pezzo di noi.

Gaia Barillà per RadioEco

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