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“MaLe voglie” – dialogo con la giovane pittrice toscana Giada Fedeli


“Quando dipingo mi lascio andare, sono sola con qualcosa di magico e allora il pensiero si fa forma grazie al colore. Ogni cosa prende corpo. Ogni idea nasce e s’impone, ci guarda e ci parla”. E’ così che definisce il suo dono la pittrice Toscana Giada Fedeli, nata a Volterra nel 1984. La sua ultima produzione artistica, dal peculiare titolo MaLe voglie”, è stata presentata giovedì 16 marzo a Pisa. Inizialmente la giovane pittrice trova in Egon Schiele il proprio punto di riferimento, più tardi lei stessa afferma di “inciampare fortunatamente” in Gauguin, Frida, Modigliani e Chagall. Successivamente l’ispirazione dei grandi maestri non basta più, l’artista inizia a muovere i primi passi creando un immaginario artistico tutto nuovo. L’energia passionale  prende forma attraverso le donne che rappresenta cercando di imprimere nell’opera il proprio segreto e quello degli altri; dipinge le Donne, il mondo femminile e le voglie nei volti. Voglie dell’essere, imposizioni di carattere, segni del tempo, macchie decisionali. Giada Fedeli non si basta più e diventa Gammaphì che incarna il suo alter ego, la sua parte irrazionale che crea e distrugge le immagini riportandole sulla tela nuda dell’esistenza. Il suo tratto è così deciso da sembrare violento, i colori vengono schiacciati sulla tela senza indecisioni, le opere trasudano passioni nascoste scavando nelle viscere dell’umanità.

La giovane artista definisce i suoi lavori in continua evoluzione: “Si contaminano, si superano, si parlano e si mettono in discussione. Sono donne che nel tempo s’incontrano, si amano, litigano, si spogliano e parlano. Per questo spesso troverai delle scritte sulla tela che non vogliono essere esplicative ma rafforzative. Sottolineature di concetti che sono gridati o sussurrati, che contengono errori ortografici volutamente enfatizzati, che si perdono nel colore come frasi dette sovrappensiero, che ci distraggono e ci interrogano come la bellezza di una donna che cammina e ci parla sottovoce”.

Il corpo femminile è sempre protagonista delle sue creazioni ma nell’ultima produzione il suo interesse si sofferma sul volto che viene considerato metafora per la disarmonia di ogni figura umana, i volti delle donne raccontano il proprio passato e ne formano il presente. La scelta di rappresentare i volti di celebri donne conferma la volontà dell’artista di imprimere alle proprie opere una spinta quasi pedagogica, il vissuto di queste illustri figure ha marcato in modo

Giada Fedeli

indelebile la storia del mondo; da Maria Antonietta a Virginia Wolf e da Giovanna D’Arco a Frida.  Donne che hanno saputo combattere e vivere secondo le proprie regole, che hanno seguito il proprio destino impavide della cruda realtà e dell’altissimo prezzo da pagare per la propria libertà. Ed ecco che si manifesta una macchia che si trasforma in una voglia che spinge l’essere a superare i confini della propria volontà, voglie che racchiudono in un cromismo violento tutta la loro esistenza. Ogni donna raffigurata da Gammaphì ha operato una rivoluzione che ha segnato il corso della storia trasformando la condizione delle donne in quella di oggi.

Alla domanda di come la fiorente pittrice trovi difficoltoso o meno emergere nel panorama odierno, ha risposto: “Non vedo panorami, non vedo movimenti, vedo individui paganti che spesso non hanno niente a che fare con l’arte. Emergere è difficile e impossibile quando le cose si fanno con il cuore e con la passione. Sarà una filosofia pessimista, sarà che credo solo nel lavoro e nell’intelligenza delle idee, nella coerenza e nella ricerca, nel sapere eclettico…per questo non voglio emergere, voglio dipingere e basta!”

Ringraziamo la razionale Giada Fedeli e l’irrazionale Gammaphì per questa risposta che lascia spazio a profonde riflessioni su come l’arte e qualsiasi altra forma di espressione non debba morire con la corsa incessante al materialismo moderno, su come le rivoluzioni del passato abbiano lasciato “macchie” indelebili sui volti moderni, su come la vita debba significare vivere e non soltanto sopravvivere.

Martina Luporini

Redazione News

 

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