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Mana, Altin Gün, Weyes Blood | Demography #379

Il collettivo funk psichedelico da Amsterdam Altin Gün, le sperimentazioni elettroniche di Mana, l’album di Weyes Blood, le sonorità jazz di Ben Hayes e Laura Misch: una nuova playlist di Demography tutta da scoprire!

In questa nuova playlist del martedì spaziamo dalle sonorità sperimentali di Mana, a quelle del giovane producer Bengal Sound; dall’album di Weyes Blood, passando per il jazz di Ben Hayes e della sassofonista Laura Misch, perfetti per rilassarsi inizio settimana; ma prima facciamo il pieno odi energie con i due collettivi Altin Gün e Africa Express. Dopo On il disco di debutto del 2018, tornano gli Altin Gün “Turkish Psych Folk band from Amsterdam” con un nuovo album: Gece (“notte” in turco), in arrivo il 26 aprile per la Glitterbeat Records. Il collettivo multiculturale di stanza ad Amsterdam, nasce dal bassista olandese Jasper Verhulst ed è formato per metà da musicisti provenienti dalla band di Jacco Gardner (Jasper Verhulst appunto) Ben Rider (chitarra) e Nic Mauskovic (batteria), e per l’altra da artisti turchi: Merve Dasdemir (voce) e Erdinc Yildiz Ecevit (voce, sax, tasti), oltre al percussionista dei Night, Gino Groeneveld. Con questo nuovo lavoro discografico la band prosegue il recupero della tradizione musicale turca e della sua ibridazione con strutture, trame sonore del rock e della psichedelia occidentale, e del funk afroamericano: gli standard turchi rivivono in una nuova veste, “[…] la maggior parte di queste canzoni hanno avuto centinaia di interpretazioni, diverse nel corso degli anni. Abbiamo bisogno di qualcosa che spinga le persone a fermarsi e ascoltare, come se fosse la prima volta […]” racconta Jasper Verhulst. In attesa dell’album possiamo ascoltare il singolo Süpürgesi Yoncadan, che unisce elettronica minimale stile ’80 e classici turchi.

Mana

Procediamo in questa prospettiva transculturale e ascoltiamo un brano tratto da MOLO, EP del collettivo Africa Express uscito a sorpresa lo scorso 22 marzo. LAfrica Express capitanata da Damon Albarn, è un’organizzazione non-profit e collettivo musicale che si propone di avvicinare musicisti occidentali e africani. Il nuovo lavoro del collettivo, che negli anni passati ha visto il coinvolgimento di artisti come Brian Eno, Yeah Yeah Yeahs, Mouse On Mars, è MOLO, un EP di quattro brani che precede l’uscita di un album, prevista per la fine dell’anno. Per l’occasione, oltre a Blue May, Gruff Rhys, Georgia, Ghetts, Mr Jukes, Nick Zinner, Remi Kabaka, Otim Alpha e Pot, si sono aggiunti in sala di registrazione diversi artisti della scena sudafricana: Maskandi Phuzekhemisi, Sho Madjozi, BCUC, Blk Jks, Infamous Boiz, Moonchild Sanelly, Muzi, Morena Leraba, Radio 123, Zolani Mahola (Freshly Ground). Il titolo dell’opera è una traduzione di “Hello” in lingua Xhosa, parlata in Sudafrica e Lesotho.

Mana

Ascoltiamo poi il brano Your Name tratto da Corners, EP uscito lo scorso venerdì 5 aprile, di Farhad Ahmed a.k.a. Bengal Sound, giovane produttore di Bristol che si muove principalmente nei mondi grime e dubstep, con forti influenze hip hop, garage e R&B, spiccando per creatività e inventiva. Passiamo poi alla raffinatezza ed eleganza della talentuosa sassofonista Laura Misch, one-woman band che fonde jazz ed elettronica esplorando lo spazio tra suono analogico e digitale.7

Sempre il 5 aprile è uscito anche Titanic Rising della musicista californiana Weyes Blood, al secolo Natalie Mering, primo album per la Sub Pop e prende il titolo dalla serie di Amazon TV “Homecoming”. Questo quarto disco segue a tre anni di distanza il precedente Front Row Seat To Earth, è co-prodotto da Jonathan Rado dei Foxygen e suonato con l’aiuto di Brian e Michael D’Addario dei The Lemon Twigs; l’artista lo descrive come “i Kinks che incontrano WWII o Bob Seger che incontra Enya”, e continua “Un nuovo album è come il cubo di Rubik. A volte riesci a mettere in fila tutte le dimensioni – i testi, la melodia, la produzione. Cerco di essere futurista e antica allo stesso tempo, anche se è un’alchemia difficile. Ci vogliono molti tentativi per farlo funzionare.” Un bellissimo album dal suono retrò, cinematografico e romantico. Il brano in playlist Movies è uno dei più sperimentali del disco, uscito accompgnato da un video diretto dalla stessa Mering. 

Mana

Altro musicista eclettico che dovete assolutamente ascoltare è Ben Hayes, produttore, compositore, sound designer e Dj, che tesse la sua musica intrecciando i fili del jazz con quelli della musica IDM/electronica. Attivo nell’attuale scena UK Jazz ha lavorato in collaborazione con Nubya Garcia, Joe Armon-Jones e Maxwell Owin, e alla produzione di Puma Blue, Poppy Ajudha, Oscar Jerome, Maisha e Carmody, e supportato Mulatu Astatke, Dele Sosimi e Romare. Ready Yet è la prima traccia estratta dall’EP Sun See (R&S Records, 29 marzo) in cui ad accompagnarlo c’è la nuova regina del jazz Nubya Garcia.

Rimaniamo in casa R&S Records – torica etichetta techno electro ambient belga- e viriamo verso sonorità elettroniche più spigolose e decise con i Lakker, duo irlandese di stanza a Berlino formato da Ian McDonnell (aka Eomac) e Dara Smith (aka Arad). I due produttori – pesantemente influenzati dalle uscite Warp e da maestri come Aphex Twin, Plaid e Autechre, ma anche dai primi Prodigy e dal dancefloor più diretto di Carl Cox e dell’etichetta Blueprint– compongono musica dall’inizio degli anni Duemila. Il nuovo disco si intitola Época e combina il suono sintetico per cui il duo è conosciuto “con suoni di pianoforte preparato à la John Cage, melodie folk, sonorità affini a quelle dell’etichetta Sublime Frequencies e i ritmi della label ugandese Nyege Nyege Tapes”. Dopo una pausa creativa rigenerativa per perseguire i propri progetti solisti come Arad e Eomac, i due sono tornati in studio, trovandosi a lavorare più strettamente che mai. Época è stato scritto quasi tutto insieme in studio – “ci siamo divertiti di più, è più organico e democratico. Non abbiamo avuto pressioni”. Insieme ai sintetizzatori e suoni elettronici, sono state numerose le fonti sonore alternative: campionamenti di violini, chitarre, bodhrán, le corde di un pianoforte all’EMS di Stoccolma, registrazioni di telefonate e musica dance indiana anni ’70. La prima traccia del disco è Shoulder To The Bat, uscita accompagnata al video, in cui troviamo atmosfere dark tagliate con visioni futuriste e un cantato pop che ricorda i Depeche Mode più meditativi.

Mana

In conclusione ascoltiamo le sperimentazioni elettroniche labirintiche e neoclassiche di Mana, che vi avevamo segnalato in Demography #339  all’uscita del primo singolo

Il producer torinese Daniele Mana (anche noto con il progetto Vaghe stelle) torna su Hyperdub a distanza di due anni dall’EP di debutto Creature, e qui alla sua prima prova lunga, con l’LP Seven Steps Behind. Descritto come “un album elettronico che non suona elettronico”, molte delle tracce presentano sorprendenti inclusioni sonore di pianoforti preparati, clavicembali, violoncelli e flauti. Infatti nell’album Mana unisce acustico ed elettronico, creando un perfetto equilibrio tra melodia e dissonanza, e come spiga lui stesso “Ho usato sia synth per ricreare i clavicembali e alcuni violoncelli. Altri violoncelli li ho registrati. Nell’ultimo brano invece ho registrato dei sax, flauti e una voce femminile. Ci sono questi corni che sembrano suonare in una cantina ma in realtà li ho registrati qui a Torino, alle Officine Grandi Riparazioni”. Con questo disco Mana ci porta in un mondo sospeso tra sogno e realtà, onirico e surreale, ricco di visioni e allucinazioni, tra segni e simboli, rimandi esoterici al subconscio e a Jung. Mana parla così del suo dico “Siccome ho una vita notturna molto attiva, nel senso che mentre dormo faccio moltissimi sogni, alcuni dei quali sono molto intensi, ho deciso di fare una raccolta di tutte le visioni che ho quando dormo e di trasformarle in musica. Ho fatto anche una raccolta di disegni, un piccolo libricino che uscirà tramite Gang Of Ducks. Ci sono tutti i disegni che facevo mentre facevo il disco. È tutto quanto molto simbolico, a partire dalla maschera e il serpente nell’artwork. La maschera è da Mamuthones, quel rituale del carnevale in Marmoiada, in Sardegna. Mi interessava molto, perché il rito è legato ai riti dionisiaci e la maschera è un oggetto che è sempre stato usato per raggiungere quell’euforia che trascende il corpo, che riesce a portare a uno stato di trance”.

Proprio ieri Mana ha condiviso una playlist di brani che lo hanno ispirato nella composizione dell’album.

Buon Ascolto!

Altin Gün – Süpürgesi Yoncadan
Africa Express – Nayena
Bengal Sound – Your Name
Laura Misch – Blue Dot
Weyes Blood – Movies
Ben Hayes, Nubya Garcia – Ready Yet
Lakker – Shoulder To The Bat
Triad God – Dill
Mana –Leverage For Survival
Amnesia Scanner & Bill Kouligas – LEXACHAST IV

Mana

Marta Cardilli per Radioeco.

 

 

 

 

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